CASETTA BIANCA - ROCK & POLITICA: OGNI CANDIDATO UNA CANZONE. ECCO LE SCELTE MUSICALI DI KERRY DEAN & C. PER PORTARE A CASA PIÙ VOTI POSSIBILI.

Ricordate la musica del diavolo? L'establishment che rifiutava e combatteva la trinità sesso droga e rock'n'roll?
Anche quei bei tempi sono andati. Soppiantati dal clintonismo. Bubba fu il primo presidente americano "sessantottino", che ascoltava musica rock e - d'accordo, senza aspirare - aveva pure provato uno spinello.
Oggi la musica rock - certo, quella meno estrema - è parte integrante anche del carrozzone elettorale americano. Ovviamente i candidati democratici hanno vita più facile dei rivali repubblicani nel prendere a prestito brani popolari, in fondo l'80% delle star dello spettacolo vota per loro.
I repubblicani ancora si ricordano quando Reagan cercò di utilizzare la springsteeniana "Born In The USA" (che parla di un veterano del Vietnam che non riesce a ricostruirsi una vita dopo essere tornato dal fronte) per la campagna elettorale del 1984, venendo diffidato dal cantante.

Ma è proprio "No Surrender", tratta da "Born In The USA", la canzone scelta dal favorito tra i candidati dell'asinello, John Kerry che, insieme a "The Rising", l'ultimo successo del Boss ispirato all'undici settembre, viene diffusa dagli impianti durante gli incontri del senatore con gli elettori. E stavolta sembra che Bruce non abbia niente da ridire.

Ma come riporta il St. Louis Post, tutti i candidati democratici hanno i loro personali inni, canzoni che in qualche modo sono utilizzate per avvicinare settori dell'elettorato, per parlare all'America profonda meglio di quanto mille discorsi possano fare.

Ecco la lista completa e un breve commento tratto dallo stesso giornale americano:

WESLEY CLARK

Canzoni: "Don't Stop Believin'", dei Journey, e "Hey Ya", degli OutKast.

Significato: "Hey Ya" è una delle canzoni di successo del momento, è un modo per Clark di dimostrare di essere l'uomo nuovo. Il brano dei Journey è invece datato, ma serve a raggiungere l'elettorato dei baby-boomers (così in America chiamano i nati tra la fine degli anni 40 e i primi 50), gli elettori più importanti.

HOWARD DEAN

Canzoni: "Beautiful Day," degli U2, e "Bittersweet Symphony," dei Verve.

Significato: Ironico Andrew Seligsohn, il professore di scienze politiche chiamato a commentare la scelta di Dean: "Sinceramente, penso che Dean non le abbia neanche ascoltate. Funzionano musicalmente, ma le parole non sono affatto adatte al messaggio che il candidato vuole trasmettere agli elettori".

JOHN EDWARDS

Canzoni: "Smalltown" e "Your Time Is Now," di John Mellencamp; inoltre Hootie and the Blowfish (anche loro del South Carolina) fanno spesso concerti in supporto di Edwards.



Significato: "Edwards è il candidato la cui campagna sembra essere più scritta a tavolino", dice Seligsohn. "Entrambe queste canzoni, sia per temi che per sonorità, rimandano alla sua educazione del sud, e di uomo semplice che si è fatto da solo."

JOHN KERRY

Canzoni: "The Rising" e "No Surrender," di Bruce Springsteen.

Significato: Scelte in linea col personaggio. America di sinistra ma populista, Vietnam (Kerry è un veterano) e 11 settembre.

DENNIS KUCINICH

Canzoni: "Imagine," di John Lennon, più altre di Willie Nelson e di altri autori che hanno sostenuto la sua campagna.

Significato: Malgrado la faccia da sfigato, Kucinich vuole collegarsi al mondo pacifista e post sessantottino. La scelta è banale e i risultati si vedono.

JOSEPH LIEBERMAN

Canzoni: "Elevation", degli U2, e "Can't Stop This Thing We Started", di Bryan Adams.

Significato: Secondo Christopher Malone, professore di scienze politiche alla Pace University di New York, La scelta è sbagliata. "Nessuno crede veramente che Lieberman ascolti gli U2 e nemmeno Bryan Adams. E la musica scelta deve rappresentare il candidato. Nel caso di Lieberman sarebbe stato meglio musica per big band o classica, ma sarebbe sembrato fuori dal mondo.

AL SHARPTON

È l'unico dei candidati che non ha delle canzoni prescelte, ma pare che - come si confà al suo ruolo - ami la cantante gospel Yolanda Adams.


Dagospia 30 Gennaio 2004