L'ANNO I DI UMBERTO II - AGNELLI & MORCHIO SONO D'ACCORDO CHE MONTEZEMOLO DEBBA LASCIARE LA PRESIDENZA (MA SARÀ DIFFICILE SE LA ROSSA CONTINUA A VINCERE.)

Da Il Velino (www.ilvelino.it)

Non ci sono due pareri in Fiat sulla Ferrari: Umberto Agnelli e Giuseppe Morchio sono d'accordo che Luca di Montezemolo debba lasciare la presidenza. Il fatto che il presidente in pectore di Confindustria voglia mantenerla è per loro solo un aspetto del problema. Che non è funzionale: Montezemolo può continuare a fare alla Ferrari quello che ha fatto in questi anni, la rappresentanza. Il problema è di politica aziendale, e di politica tout court. Montezemolo è un'altra realtà rispetto a quella di Umberto Agnelli e Morchio.

Si è anche candidato alla presidenza di Confindustria e ha fatto campagna senza nulla dire o chiedere a Torino. Il fatto è che Montezemolo, pur essendo un manager Fiat, e uno che è sempre stato di casa con gli Agnelli, si ritiene, ed è ritenuto a Torino, una sorta di capofila della nuova finanza. Di quegli uomini d'affari che, a difetto di soldi, abbondano però di ambizioni: il suo amico e socio Renato Della Valle, e per estensione Chicco Gnutti e Roberto Colaninno. Dai quali venne un anno e mezzo fa un piano di conquista della Fiat che gli Agnelli ritennero ingiurioso.

Il cambio della guardia al vertice della Ferrari sarà difficile se la rossa continua a vincere: è in questo senso che va letto il "vedremo" di Morchio e Agnelli a Ginevra. Ma non c'è altro motivo che tenga Montezemolo alla presidenza. Non interessa a Torino il modus vivendi che si è prospettato, un atteggiamento della Confindustria nei riguardi della Fiat meno ostile rispetto ai quattro anni di D'Amato. In Fiat si pensa e si dice che il peggio è passato, dopo essere stato affrontato nelle peggiori condizioni. Che, insomma, non ci potrà comunque essere una presidenza della Confindustria che faccia più male.



Non gli piace la Juventus, e ha avvisato i manager, che egli stesso ha nominato. Non ha gradito Montezemolo alla guida della Confindustria, ma non lo teme - ne ha viste ben di peggio col presidente in carica, Antonio D'Amato. E potrebbe avere risanato, con Giuseppe Morchio, la Fiat. Potrebbe averla risanata industrialmente e progettualmente, come gruppo dell'auto. Ed è ora perfino in posizione di rilanciarla interrompendo il declino trentennale della gestione dell'Avvocato e di Romiti, tra diversificazione e bilanci fatti con plusvalenze e aiuti di Stato.

La virtù e la fortuna di Umberto Agnelli si vedranno presto, da come risolverà l'accordo-contenzioso con General Motors. Che era il segno della fine, e invece è riuscito a trasformare in un'opportunità. È rientrato in Mediobanca, con annessa Rcs. Se il SanPaolo entrerà in qualche mega-fusione vuole esserci. E comunque rappresenta uno dei due grandi gruppi industriali italiani superstiti sul mercato mondiale - ma con cifre più consistenti di Pirelli, l'altro gruppo miracolato. Il primo anno di Umberto Agnelli non è male e potrebbe rappresentare per l'eterno secondo, a settan'tanni, un nuovo inizio. Di sicuro Umberto Agnelli non ne fa una questione d'età o di saggezza, ma di chi comanda e deve prendere le decisioni, e in tutti i campi di suo interesse mostra di voler tornare protagonista. (gil)


Dagospia 08 Marzo 2004