ROTELLI (17 OSPEDALI E DUE CLINICHE), OLTRE IL 10% DI RCS: DOVE VUOLE ARRIVARE L'"INFERMIERE" DI BAZOLI? - OLTRE A ROTELLI, FUORI DAL PATTO, CI SONO POI BENETTON E TOTI CON IL 5%...
Antonella Olivieri per il Sole 24 Ore
Non si sono ancora spenti i riflettori su Telecom, che già si riapre un'altra partita. Così almeno lascerebbe presagire l'ascesa in Rcs di Giuseppe Rotelli, che proprio ieri ha comunicato di avere raggiunto il 10% dei diritti di voto della società che edita il «Corriere della sera», attraverso Pandette finanziaria. Rotelli ha infatti aggiunto un altro 1,9% al 2% che già deteneva direttamente, per una quota complessiva del 3,949% che si va a sommare a alle azioni opzionate da Bpi in occasione della redistribuzione delle azioni rastrellate da Stefano Ricucci. In tutto Rotelli, che ha costruito un impero nella sanità con 17 ospedali e due cliniche, controlla oggi il 10,019% dei diritti di voto Rcs per un investimento complessivo che all'incirca si aggira sui 300 milioni di euro.
Rotelli, che ha formazione giuridica e ama essere definito un uomo di cultura, ha dichiaratamente il "pallino" dell'editoria. Prima di puntare su Rcs, si dice abbia incontrato Carlo De Benedetti per valutare l'ingresso nel gruppo L'Espresso. Ma non se ne fece nulla e non perchè De Benedetti gli chiuse la porta. Rotelli evidentemente, nel coltivare la sua passione per i giornali, punta anche ad avere un ruolo.
Tuttavia Rotelli non ha chiesto di entrare nel patto e le azioni ex-Bpi, per le quali già oggi detiene i diritti di voto, saranno acquisibili, per espressa richiesta della Popolare lodigiana, solo a termine, e cioè a ridosso della scadenza del patto Rcs, nel febbraio del 2009.
Perché allora mettere assieme una quota tanto importante proprio ora, la più rilevante fuori patto e la terza in assoluto a ridosso di quella Fiat? Va considerato che la quota rilevata da Bpi in due tappe (giusto un anno fa e poi la scorsa primavera), è stata opzionata a 4,51 euro per azione. Le quotazioni di Borsa, calata la febbre da scalata, sono poi scese fino ad arrivare questa settimana a toccare un minimo di 3 euro, sulla scia del warning sul settore dei media lanciato lunedì da Goldman Sachs. Rotelli non ha scoperto le carte sul prezzo medio dell'ulteriore pacchetto, ma ha fatto sapere di avere rilevato i titoli sul mercato a piccole dosi partendo da aprile-maggio, a prezzi inferiori ai 4 euro, mediando così il prezzo di carico iniziale.
Per i tanti che comprano, c'è anche chi vorrebbe vendere: l'UniCredit di Alessandro Profumo che potrebbe anche non partecipare alla riunione del patto del prossimo 14 dicembre, non avendo un interesse strategico nella partecipazione ereditata dalla fusione con Capitalia.
Comunque sia, disperso il pacchetto rastrellato ai tempi da Ricucci, il flottante del titolo Rcs è tornato ad assottigliarsi. Il patto controlla il 63,5%, mentre gli azionisti del patto detengono fuori dall'accordo complessivamente un altro 1,8%. Oltre a Rotelli, fuori dal patto, c'è poi il gruppo Benetton con il 5% e il gruppo Toti con una quota analoga.
Entrambi avevano partecipato all'asta della quota ex-Ricucci messa in vendita da Bpi. I costruttori romani, pochi giorni prima di farsi avanti per il pacchetto Rcs, avevano ottenuto da Capitalia, di cui erano azionisti, una linea di credito per un importo di poco inferiore all'esborso preventivato. Considerato lo 0,6% di azioni proprie, il flottante "ufficiale" di Rcs è dunque ormai ridotto al 14 per cento.
La liquidità sul mercato potrebbe prosciugarsi ulteriormente se proseguiranno gli acquisti di pacchetti rotondi. Potenzialmente fino al punto da giustificare un delisting. Si creerebbe però una situazione paradossale, perché non si saprebbe chi dovrebbe, nel caso, lanciare un'Opa residuale. Non chi ha rilevato quote che non comportano il controllo, non il patto perché, presi singolarmente, nessuno dei componenti del patto esercita il controllo. Tuttavia se si arrivasse a questo punto si creerebbe una situazione bizzarra, con un azionariato che sindacherebbe quasi i due terzi del capitale e almeno il 20% fuori dalla compagine di maggioranza e senza più la possibilità di smobilizzo consentita dalla Borsa.
Volendo fare la "conta", tra quote nel patto e fuori patto, si scoprirebbe però che già oggi gli azionisti più o meno vicini a Mediobanca e quelli più o meno vicini a Intesa-Sanpaolo si equivalgono per forze in campo. Rotelli è senz'altro in buoni rapporti con Mediobanca, che gli aveva venduto le cliniche messe in vendita da Antonino Ligresti (La madonnina e Città di Milano). Ma soprattutto è considerato vicino alla Banca Intesa di Giovanni Bazoli. I rapporti con Mediobanca? «Ventennali - aveva risposto un anno fa - Conoscevo bene Vincenzo Maranghi».
Mentre i legami con Bazoli «risalgono a molti anni fa. Sono entrato in contatto con lui - aveva spiegato - tramite suo cognato, l'onorevole Sandro Fontana, esponente di spicco della Dc lombarda, e mio suocero, il professor Attilio Gastaldi, che è direttore della clinica ostetrica dell'Università di Brescia». È un fatto che nel portafoglio di Pandette, come risulta dal bilancio 2006, ci siano non solo titoli Rcs, ma anche azioni Bpu, Banca Intesa e Mediobanca. Difficile saperne molto di più. I commercialisti di casa, sindaci della società a monte Eurocotec, sono i riservatissimi Strazzera.
IL PERSONAGGIO FRA SANITÀ ED EDITORIA
Negli ultimi 25 anni Giuseppe Rotelli ha ampliato il business delle cliniche avviato dal padre Luigi. Attualmente il gruppo controlla 17 strutture ospedaliere in Lombardia. Tra queste, nomi noti come l'ortopedico Galeazzi di Milano, le cliniche La Madonnina e Città di Milano, oltre a stabilimenti ospedialieri a Brescia, Bergamo e Pavia.
Esattamente un anno fa, nel novembre del 2006, Rotelli rileva da Bpi la quota in Rcs, e attraverso operazioni successive giunge a controllare una quota potenziale del 10% del gruppo editoriale.
Dagospia 30 Novembre 2007
Non si sono ancora spenti i riflettori su Telecom, che già si riapre un'altra partita. Così almeno lascerebbe presagire l'ascesa in Rcs di Giuseppe Rotelli, che proprio ieri ha comunicato di avere raggiunto il 10% dei diritti di voto della società che edita il «Corriere della sera», attraverso Pandette finanziaria. Rotelli ha infatti aggiunto un altro 1,9% al 2% che già deteneva direttamente, per una quota complessiva del 3,949% che si va a sommare a alle azioni opzionate da Bpi in occasione della redistribuzione delle azioni rastrellate da Stefano Ricucci. In tutto Rotelli, che ha costruito un impero nella sanità con 17 ospedali e due cliniche, controlla oggi il 10,019% dei diritti di voto Rcs per un investimento complessivo che all'incirca si aggira sui 300 milioni di euro.
Rotelli, che ha formazione giuridica e ama essere definito un uomo di cultura, ha dichiaratamente il "pallino" dell'editoria. Prima di puntare su Rcs, si dice abbia incontrato Carlo De Benedetti per valutare l'ingresso nel gruppo L'Espresso. Ma non se ne fece nulla e non perchè De Benedetti gli chiuse la porta. Rotelli evidentemente, nel coltivare la sua passione per i giornali, punta anche ad avere un ruolo.
Tuttavia Rotelli non ha chiesto di entrare nel patto e le azioni ex-Bpi, per le quali già oggi detiene i diritti di voto, saranno acquisibili, per espressa richiesta della Popolare lodigiana, solo a termine, e cioè a ridosso della scadenza del patto Rcs, nel febbraio del 2009.
Perché allora mettere assieme una quota tanto importante proprio ora, la più rilevante fuori patto e la terza in assoluto a ridosso di quella Fiat? Va considerato che la quota rilevata da Bpi in due tappe (giusto un anno fa e poi la scorsa primavera), è stata opzionata a 4,51 euro per azione. Le quotazioni di Borsa, calata la febbre da scalata, sono poi scese fino ad arrivare questa settimana a toccare un minimo di 3 euro, sulla scia del warning sul settore dei media lanciato lunedì da Goldman Sachs. Rotelli non ha scoperto le carte sul prezzo medio dell'ulteriore pacchetto, ma ha fatto sapere di avere rilevato i titoli sul mercato a piccole dosi partendo da aprile-maggio, a prezzi inferiori ai 4 euro, mediando così il prezzo di carico iniziale.
Per i tanti che comprano, c'è anche chi vorrebbe vendere: l'UniCredit di Alessandro Profumo che potrebbe anche non partecipare alla riunione del patto del prossimo 14 dicembre, non avendo un interesse strategico nella partecipazione ereditata dalla fusione con Capitalia.
Comunque sia, disperso il pacchetto rastrellato ai tempi da Ricucci, il flottante del titolo Rcs è tornato ad assottigliarsi. Il patto controlla il 63,5%, mentre gli azionisti del patto detengono fuori dall'accordo complessivamente un altro 1,8%. Oltre a Rotelli, fuori dal patto, c'è poi il gruppo Benetton con il 5% e il gruppo Toti con una quota analoga.
Entrambi avevano partecipato all'asta della quota ex-Ricucci messa in vendita da Bpi. I costruttori romani, pochi giorni prima di farsi avanti per il pacchetto Rcs, avevano ottenuto da Capitalia, di cui erano azionisti, una linea di credito per un importo di poco inferiore all'esborso preventivato. Considerato lo 0,6% di azioni proprie, il flottante "ufficiale" di Rcs è dunque ormai ridotto al 14 per cento.
La liquidità sul mercato potrebbe prosciugarsi ulteriormente se proseguiranno gli acquisti di pacchetti rotondi. Potenzialmente fino al punto da giustificare un delisting. Si creerebbe però una situazione paradossale, perché non si saprebbe chi dovrebbe, nel caso, lanciare un'Opa residuale. Non chi ha rilevato quote che non comportano il controllo, non il patto perché, presi singolarmente, nessuno dei componenti del patto esercita il controllo. Tuttavia se si arrivasse a questo punto si creerebbe una situazione bizzarra, con un azionariato che sindacherebbe quasi i due terzi del capitale e almeno il 20% fuori dalla compagine di maggioranza e senza più la possibilità di smobilizzo consentita dalla Borsa.
Volendo fare la "conta", tra quote nel patto e fuori patto, si scoprirebbe però che già oggi gli azionisti più o meno vicini a Mediobanca e quelli più o meno vicini a Intesa-Sanpaolo si equivalgono per forze in campo. Rotelli è senz'altro in buoni rapporti con Mediobanca, che gli aveva venduto le cliniche messe in vendita da Antonino Ligresti (La madonnina e Città di Milano). Ma soprattutto è considerato vicino alla Banca Intesa di Giovanni Bazoli. I rapporti con Mediobanca? «Ventennali - aveva risposto un anno fa - Conoscevo bene Vincenzo Maranghi».
Mentre i legami con Bazoli «risalgono a molti anni fa. Sono entrato in contatto con lui - aveva spiegato - tramite suo cognato, l'onorevole Sandro Fontana, esponente di spicco della Dc lombarda, e mio suocero, il professor Attilio Gastaldi, che è direttore della clinica ostetrica dell'Università di Brescia». È un fatto che nel portafoglio di Pandette, come risulta dal bilancio 2006, ci siano non solo titoli Rcs, ma anche azioni Bpu, Banca Intesa e Mediobanca. Difficile saperne molto di più. I commercialisti di casa, sindaci della società a monte Eurocotec, sono i riservatissimi Strazzera.
IL PERSONAGGIO FRA SANITÀ ED EDITORIA
Negli ultimi 25 anni Giuseppe Rotelli ha ampliato il business delle cliniche avviato dal padre Luigi. Attualmente il gruppo controlla 17 strutture ospedaliere in Lombardia. Tra queste, nomi noti come l'ortopedico Galeazzi di Milano, le cliniche La Madonnina e Città di Milano, oltre a stabilimenti ospedialieri a Brescia, Bergamo e Pavia.
Esattamente un anno fa, nel novembre del 2006, Rotelli rileva da Bpi la quota in Rcs, e attraverso operazioni successive giunge a controllare una quota potenziale del 10% del gruppo editoriale.
Dagospia 30 Novembre 2007