CARRAMBA, CHE SORPRESA, ALESSANDRO GASSMAN È FIGLIO DI VITTORIO - RIMEMBRI IL "CASINO DES ITALIENS" AL SALONE DEL LIBRO DI PARIGI (2002)? ALTRO CHE TORINO - E L'ABATINO RIVERA TORNA A CENTROCAMPO.

1 - GASSMAN: I FIGLI D'ARTE, CHE CAOS!
Riccardo Chiaberge per "Il Domenicale de "Il Sole 24 Ore"
Audace scoop dell'«Espresso». Un'intervista esclusiva di Stefania Rossini ci rivela che, caso unico nel paese dei De Sica, dei Tognazzi, dei Rossellini, delle sorelle Comencini e dei due Angela, Alessandro Gassman è figlio di Vittorio. Carramba, che sorpresa! E noi che pensavamo fosse un semplice caso di omonimia, o magari uno pseudonimo voluto dagli sponsor del gruppo Eni-Italgas per gratificare gli addetti alla lettura dei contatori (anche se lui avrebbe preferito Chessman, in memoria di Caryl, l'autore di Braccio della morte, per sostenere la moratoria della pena capitale).

E invece, guarda caso, è proprio l'erede del Mattatore. Una vera croce, poverino. «Troppi sceneggiati e troppi filmetti spazzatura - si commuove l'intervistatrice - ne avevano appiattito l'immagine a quella del solito figlio d'arte che arranca all'ombra di un padre grande e ingombrante». Per fortuna adesso si è riscattato con Caos calmo, il film di Antonello Grimaldi tratto dal romanzo di Sandro Veronesi.

«Un'esplosione», la definisce l'«Espresso». «Una presenza scenica vera ed energica, una bellezza maschile nel pieno dell'età, una recitazione matura. Complice la vicinanza di Nanni Moretti, bravo come non mai, che gli fa da mentore e specchio».

Da Gassman a Caosman. E per ripagare il suo mentore, Alessandro confessa di vedere in lui poco meno di un mito vivente. Lavorando al suo fianco, dice, «ho trovato quello che mi aspettavo: grande intelligenza, acume, cinismo. Persino i suoi difetti sono sublimi». Grande nei silenzi, come la Duse.

Ma è soprattutto per Veltroni che il Gassman nutre un'incontenibile ammirazione, specialmente dopo che ha dedicato a suo papà un lungotevere e una piazza di Roma. Anni fa, confida, Walter gli telefonò addirittura per complimentarsi per un film indimenticabile come Teste di cocco.



«Per Caos calmo non le ha telefonato?», domanda Stefania Rossini. «Ora ha un po' da fare, ha il nostro destino nelle sue mani». Il nostro? Certamente il suo, di Alessandro: «Credo che sia contento del mio posizionamento come direttore del Teatro d'Abruzzo». E se non era contento, se voleva riposizionarlo altrove, magari alla lettura dei contatori, chissà che dopo questa intervista non riveda le sue posizioni. Forza Alessandro, dagli gas!

2 - IL SALONE DEL LIBRO.
Alberto Arbasino per il "Corriere della Sera"
Caro Romano (Sergio, ndr), vedo che ricorda i disordini al Salone del Libro a Parigi nel 2002, in previsione dei tafferugli prossimi. Ma quel Salone venne chiamato «Casino des Italiens» perché agitato da nostri connazionali nella Ville Lumière in cerca di visibilità. Più difficile da ottenere, contestando un Salone dell'Automobile o una partita di calcio. Posso ricordare qualche episodio, del resto allora pubblicato nelle cronache. Mi fu impedito, quale Vicepresidente della «Dante Alighieri», di annunciare in anteprima - con messaggio del Presidente Ciampi - la grande mostra sulla lingua italiana agli Uffizi.

Mi si domandavano solo battutacce su Sgarbi, mentre se tentavo un appello per Sofri mi toglievano il microfono dalla bocca e i giornali impegnati lo rifiutavano. Idem, se invece di fare «numeri da varietà sul Cavaliere», preferivo allargare i discorsi a Prodi, D'Alema, eccetera. O addirittura, data la sede, preferivo parlare di libri e non di politica o cinema, o donne e motori. Ma certo, insomma, è sempre più vistoso e più facile «far casino» fra libri e lettori e famigliuole coi gadget che non davanti a uno stadio con tifosi maneschi. E se «ci scappa il morto»?

3 - L'ABATINO TORNA A CENTROCAMPO.
Edmondo Berselli per "la Repubblica"

Qui non si tratta di politica, ma di notizie rassicuranti. L´avere letto ieri che il favoloso numero dieci del Milan, il mitologico Gianni Rivera, è pronto a rientrare in campo con la maglietta di una nuova squadra, la Rosa bianca, è una di quelle notizie che riscaldano il cuore. Era l´uomo dal «tocco in più», secondo Oreste del Buono. Per altri, quando inventava calcio con i suoi passaggi «dosati», a San Siro miracolosamente «fiorivano gli ombrelli». Appare logico che l´uomo che accendeva la luce del centrocampo sia attratto dal centro politico. Sempre centro è. Chi ha dominato la metà campo non può farsi attrarre dalle estreme.

Quanto al centrodestra, è per i numeri otto, roba semmai da Lodetti. Vero che in anni piuttosto recenti Rivera aveva pencolato sul centrosinistra, ma questa posizione in campo era praticamente imposta dal ruolo: la mezz´ala sinistra deve stare lì, fra il centravanti e l´ala. Adesso che il sistema proporzionale consente di nuovo moduli all´antica (anche un catenaccio alla Nereo Rocco, volendo), e che rinasce il centro cattolico, ecco che sono benvenuti i vecchi campioni: è giusto, in fondo, che la nuova formazione cattolica possa scendere sul terreno di gioco approfittando della classe di colui che Gianni Brera battezzò «l´Abatino»


Dagospia 25 Febbraio 2008