TELECOM BOCCIATA E PROMOSSA - IN BORSA NON SI ARRESTA LA FRANA: HA PERSO IL 33% DALL'INIZIO DELL'ANNO; STAMATTINA, -3,8% - FITCH INVECE DÀ UN GIUDIZIO POSITIVO SU BERNABE' - E LE BANCHE SPAGNOLE SI MUOVONO.

Armando Zeni per "La Stampa"


Nessun rimbalzo. Dopo il capitombolo di venerdì (-9%) ieri Telecom ha di nuovo perso in Borsa il 2,49% toccando quota 1,40 euro con scambi che, dopo il gran turbillon di tre giorni fa, hanno visto passare di mano un altro 3% del capitale. Una via crucis che porta oltre il 33% la discesa della quotazione dall'inizio dell'anno, complice - certo - la crisi dei mercati finanziari, ma che ha trovato ulteriore esca nelle notizie uscite dal cda di giovedì (con il taglio del dividendo a 8 centesimi) e nei target del nuovo piano industriale presentato da Franco Bernabè e Gabriele Galateri il giorno successivo.

In questo scenario niente, almeno per ora, sembra capace di frenare la tendenza ribassista. Nemmeno le notizie, tutto sommato positive, che sono arrivate ieri da una delle tre grandi società di rating, da Fitch che ha confermato il suo giudizio BBB+ sul debito di Telecom con outlook stabile spiegando che questa conferma «riflette un'impressione positiva del nuovo management, la logica industriale di un piano strategico che si focalizza sul mercato interno e l'impegno nel migliorare il profilo finanziario della società».

Niente da fare. In Borsa le vendite sono continuate. Insensibili anche ai commenti del Financial Times, del Wall Street Journal, dell'Herald Tribune, tutti positivi nel giudicare l'iniezione di sano realismo fatta da Bernabè. Così, mentre ancora una volta i grandi azionisti Telco hanno voluto lanciare messaggi di rassicurazione, qualcosa di importante sta succedendo proprio nell'azionariato di Telecom Italia.



I soci forti si schierano. Lo fa Intesa Sanpaolo che, per bocca dell'ad Corrado Passera ripete: «Telecom ha iniziato un lavoro che proseguirà e darà grandi soddisfazioni». E lo fa il presidente di Unicredit Dieter Rampl, in veste di vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca (altro socio Telco): «Ci vuole un'ottica di lungo periodo per valutare Telecom».

Dice lo stesso Galateri: «Con il tempo dimostreremo che il lavoro solido darà i risultati previsti e magari migliori». Telefonica, dopo l'ok dato al piano Bernabè dal numero uno Cesar Alierta, tace e non commenta nemmeno le voci di mercato che vogliono molto attive nell'acquisto di azioni Telecom sul mercato banche spagnole come il Santander e la Caixa, quest'ultima azionista di peso in Telefonica.

In realtà, questi o altri acquisti di investitori istituzionali sono forse la spia di quanto sta succedendo in queste ore nell'azionariato della società dove potrebbe essere iniziato una specie di cambio di pelle. Con la precipitosa fuga dal titolo degli investitori più speculativi, come gli hedge fund, dopo la conferma della fine degli anni d'oro dei superdividendi (quando il payout toccava il 90-95% dell'utile) e l'arrivo, auspicato da Bernabè e Galateri che su questo puntano molto nel roadshow che parte domani, di investitori di più lungo termine come i fondi pensione.

Ieri Telecom ha comunicato l'addio del direttore generale Massimo Castelli, sostituito ad interim da Oscar Cicchetti e da Pietro Labriola, e i prossimi avvicendamenti in Ti Media con Bernardino Libonati nuovo presidente e Giovanni Stella vicepresidente esecutivo sopra l'ad Antonio Campo Dall'Orto.


Dagospia 11 Marzo 2008