IL CAPOTRENO DI DIEGO & LUCHINO PARLA TEDESCO - EUROSTAR SABOTAGGIO?
BRUNETTA TAGLIA AUTHORITY: LE SORTI DI CATRICALÀ, ORTIS, CALABRÒ, PIZZETTI
SEBASTIANI VOLA CON INVESTITORI RUSSI - ULTIMATUM ENEL: 30 GIORNI A ENDESA

1 - MARIO CUOMO: DALL'IRAQ A BIN LADEN
Per le strade di New York non c'è più traccia di imprenditori e manager italiani, e sono diminuite anche le numerose delegazioni di rappresentanti regionali che organizzavano feste milionarie a base di pizza e mozzarelle. Sì, è vero, ieri sera c'è stata una sfilata di moda promossa dal Salento, ma è un episodio marginale.

L'unico personaggio che si dà molto da fare per tenere alta la bandiera tricolore è il solito Lucio Caputo, il furbo presidente del GEI (Gruppo Esponenti Italiani) che dal 1982 promuove iniziative per reclamizzare l'immagine del Bel Paese e dei suoi prodotti.

Caputo è diventato famoso quando l'11 settembre si è trovato intrappolato nel suo ufficio al 78esimo piano del World Trade Center, un episodio che non gli ha smorzato l'entusiasmo e l'interesse per il vino italiano che commercializza anche a titolo personale.

L'altra sera ha avuto la brillante idea di riunire 60 rappresentanti di aziende italiane in America per ascoltare Mario Cuomo, l'ex-Governatore dello Stato di New York che per ragioni misteriose si è ritirato già da anni dietro le quinte del Partito Democratico. L'occasione dell'incontro è stata una cena al ristorante Le Cirque nella quale Cuomo da brillante oratore ha parlato di politica estera e alla domanda se Hillary Clinton potesse diventare vicepresidente ha risposto in italiano: "perché no?".

Poi il discorso è scivolato su toni più tristi come la guerra in Afghanistan dove il 76enne avvocato (nato da una famiglia di Nocera Inferiore) ha detto che le mamme americane dovranno aspettare i loro figli poiché dall'Iraq passeranno sulle montagne che nascondono Bin Laden. La nota più curiosa è stata la risposta che Cuomo ha dato sul Partito Democratico di WalterEgo Veltroni, il leader che da bambino sognava in bianco e nero, poi a colori e adesso soltanto in nero pesto.
A chi gli ha chiesto che cos'è esattamente il Partito Democratico italiano, Cuomo ha risposto candido: "a dire il vero non ho capito nemmeno che cosa sia il Partito Democratico in America, di quello italiano non so nulla".

2 - BRUNETTA TAGLIA LE AUTHORITY: LE SORTI DI CATRICALÀ, ORTIS, CALABRÒ, PIZZETTI
Finalmente è terminato il rito insopportabile che nel mese di luglio vede sfilare i presidenti delle Authority con le loro Relazioni. È una liturgia perlopiù fastidiosa che costringe i politici ad ascoltare i sermoni dei diversi Commissari. Sono davvero troppi questi Commissari e poche sono le Authority che funzionano davvero bene.

Non a caso il napoleonico ministro Brunetta intende tagliarne il numero, forte dell'appoggio della Lega che prima della manovra voleva azzerare tutte le poltrone. Adesso arriva la notizia che il falciatore Brunetta, figlio dell'ambulante veneto, ha affidato al costituzionalista Beniamino Caravita di Toritto, professore di diritto pubblico all'università di Roma, il compito di studiare l'intera materia per rivedere le competenze delle Authority.

Probabilmente si comincerà a fare la classifica delle Authority di serie A, quelle di serie B e le inutili. Nessuno pensa di toccare la Consob, istituita nel 1974 e presieduta "magistralmente" da Lamberto Cardia che appare stanco e ha voglia di chiudere la carriera dentro la Corte Costituzionale.
Più problematico appare il destino di Antonio Catricalà, il giurista calabrese 56enne che sembra pervaso da un attivismo frenetico e guida l'Antitrust a colpi di editti.

Anche su Catricalà corrono voci di trasferimento ad altro incarico e l'ultima mossa contro quattro banche nazionali ha creato non pochi malesseri. Il giurista ha però dalla sua il favore che si è procurato presso Berlusconi nel gennaio dell'anno scorso quando bocciò il tetto pubblicitario che il pallido ministro Gentiloni voleva introdurre per legge a danno di Mediaset.

Ben più traballante è la poltrona di Alessandro Ortis, l'uomo che dal dicembre 2003 presiede l'Autorità per l'Energia e il Gas. Questo Ortis che ha studiato alla "Nunziatella" di Napoli e si è laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, è un uomo che ha ricoperto ruoli in numerose aziende pubbliche e private, poi è diventato vicepresidente dell'Enel e direttore generale del ministero Attività Produttive. Da tempo esorta il governo a separare la rete gas da Eni, ma la sua tesi non ha successo.

Del tutto insignificante sembra invece la sorte di Francesco Pizzetti, il Garante per la Privacy e di Corrado Calabrò, il giurista e scrittore italiano che controlla le comunicazioni. I richiami di Pizzetti, un alessandrino 62enne nominato nell'aprile 2005, lasciano il tempo che trovano e cadono sui giornali come gocce d'acqua.
Nella classifica dei "controllori" da sopprimere bisognerebbe parlare anche di Antonio Lirosi, il cosiddetto "Mr Prezzi", ma è travolto dall'inflazione e dall'indifferenza.

3 - ULTIMATUM ENEL DI 30 GIORNI A ENDESA (È SOLO QUESTIONE DI SOLDI)
Con buona pace di Piero Gnudi, presidente dell'Enel, i rapporti tra Enel e Acciona per il controllo di Endesa, il colosso spagnolo dell'energia conquistato da Fulvio Conti, sono al punto di rottura.



Ai piani alti di Enel si aspetta l'esito del Consiglio di amministrazione di Endesa che si svolge oggi a Madrid, ma sarà difficile per Gianluca Comin, portavoce di Conti, buttare acqua sul fuoco a un divorzio più volte annunciato. La stampa spagnola dà ormai per scontata la rottura per la quale Fulvio Conti avrebbe ingaggiato uno stuolo di avvocati facendosi precedere da una durissima lettera a Josè Manuel Entrecanales, il capo di Acciona che nei giorni scorsi ha perso il padre colpito due anni fa da un ictus. Alcuni organi di informazione negano che questa lettera sia stata spedita e dicono che la società italiana "miente", cioè l'accusano di menzogna soprattutto sul punto che riguarda l'esercizio di voto di Entrecanales nel Consiglio di amministrazione.

A Dagospia risulta che attraverso canali informali Enel abbia dato un ultimatum di 30 giorni ai soci spagnoli in Endesa prima di adire le vie del tribunale. In pratica la società italiana avrebbe lanciato un avvertimento preciso sulle sue intenzioni di avviare le pratiche giudiziarie per porre fine a una convivenza sempre più difficile. Da parte loro gli spagnoli che detengono in Endesa il 25% "non devono essere trattati come i fratelli poveri di una famiglia" (così scrivono i giornali locali) e mostrano enorme indignazione poiché sostengono che il presidente Entrecanales non ha mai esercitato voti e veti in Consiglio di amministrazione.

Nel contratto base che fu stipulato all'inizio dopo l'acquisizione della società madrilena, la fine del rapporto era indicata nel 2010, ma tutto fa pensare che i tempi saranno estremamente brevi.
È solo questione di soldi.

4 - SEBASTIANI VOLA CON INVESTITORI RUSSI
Di fronte al balletto di voci che confermano l'arrivo di un commissario per la nuova Alitalia (un'ipotesi anticipata almeno sei mesi fa da Dagospia), c'è un manager romano di 62 anni, esperto di trasporto aereo, che segue la vicenda con distacco.
È Giovanni Sebastiani, il dirigente d'azienda che ha iniziato la sua attività in Alitalia da cui è uscito nel 1995 per lanciare AirOne e rompere il monopolio della compagnia nazionale sulla tratta Roma-Milano. Nel '96 Domenico Cempella lo riporta a casa e lo nomina direttore generale di Alitalia dove nel 2001 Sebastiani rifiuta di essere retrocesso a capo divisione da Francesco Mengozzi e si dimette per diventare amministratore delegato di Meridiana, la compagnia sarda di proprietà dell'Aga Khan.

Dalla metà del 2007 è presidente dell'Aeroporto di Parma, una carica che gli è stata riconfermata nei giorni scorsi dai soci che controllano Sogeap, la società di gestione dell'Aeroporto Giuseppe Verdi della città emiliana. Questa società è passata da mani semi-pubbliche (enti locali, Camera di Commercio, Unione degli Industriali) alle mani private della Meinl Airports Internazional, che con un aumento di capitale di 20,5 milioni di euro ha acquisito il 67% delle azioni.

Il "Sole 24 Ore" di venerdì scorso ha riportato la notizia di questo passaggio di mano e ha scritto che la società Meinl è austriaca. In realtà quelli della Meinl sono tutto fuorché austriaci perché se è vero che Meinl Airports International Ltd è un fondo di investimento della Meinl Bank costituito a Vienna nel giugno 2006, dietro le quinte c'è l'apporto decisivo di investitori russi che hanno versato gran parte del capitale. La società è insomma uno strumento pensato a Mosca (si dice, ai vertici di Aeroflot) che ha l'obiettivo di assumere quote di controllo in aeroporti occidentali.

È un altro episodio che dimostra come negli ultimi tempi i capitali pubblici e privati dell'Est europeo, Medio Oriente e Asia, puntino (anche attraverso i loro fondi sovrani) a operare attraverso veicoli societari occidentali.
Quello che succede all'Aeroporto di Parma è in dimensione ridotta ciò che è successo alla Barclays Bank di Londra che da quattro giorni è diventata di proprietà di fondi di Qatar, Singapore, Cina e Giappone.
A Giovanni Sebastiani che insieme al direttore generale Tommaso Sabato, guiderà l'Aeroporto Giuseppe Verdi, il colore dei soldi interessa poco, e ancor meno gli interessano le sorti di Alitalia.

5 - I TRENI DI DIEGHITO E LUCHINO PARLANO TEDESCO
Giuseppe Sciarrone, il superesperto di treni e socio nella società Ntv di Luchino di Montezemolo, è di nuovo sorridente.
Nei giorni scorsi si era molto inquietato per la decisione della società trentina Rail Traction Company di rimuoverlo con accuse pesanti. Sciarrone ha dato incarico agli avvocati di querelare il presidente di quella società, Ferdinand Willeit, e si è rimesso con la testa sul nuovo business che lo vede sottobraccio a Luchino, Dieguito Della Valle, Gianni Punzo e Corradino Passera.

Di ciò che sta avvenendo alle Ferrovie dello Stato dove Mauro Moretti parla apertamente di sabotaggio dopo la seconda rottura di un Eurostar, a Sciarrone non frega nulla. E nemmeno gli interessano le notizie che i vecchi amici dell'palazzo-obitorio gli trasmettono sulla difficoltà di Breda a lanciare i treni oltre i 300 km/h.

Ciò che più sta a cuore al manager è consolidare la nuova creatura Ntv che con poltrone Frau e senza pulci dovrà far volare i treni di Luchino tra la primavera e l'estate del 2011. Per raggiungere questo obiettivo è noto che i "magnifici" soci di Ntv hanno prenotato 25 carrozze dalla francese Alstom, e questo ha fatto pensare (anche a Dagospia) che dietro Ntv ci fosse un forte interesse dei francesi a entrare sul trasporto italiano.

Secondo quanto scrive invece oggi il "Sole 24 Ore", Sciarrone & Company starebbero trattando una partnership con i tedeschi di Deutsche Bahn, il colosso ferroviario tedesco che ha 230 addetti e un giro d'affari vicino ai 30 miliardi di euro. In pratica i "magnifici" soci si sono resi conto di non farcela con le loro forze. L'acquisto per 625 milioni di euro è uno sforzo enorme anche per chi ha risparmiato tutta la vita come Luchino che non può contare oltre certi limiti sull'aiuto di Corradino Passera e di BancaIntesa. Da qui la ricerca di un partner internazionale che oggi sembra parlare tedesco. Domani chissà?

6 - ENERGIA PER EMMA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti di continuare le vacanze fino al 3-4 ottobre quando a Capri si terrà il tradizionale Convegno dei Giovani Imprenditori. Per quell'occasione la moretta di Mantova, Emma Marcegaglia, vuole con tutte le sue forze che il Convegno sia dedicato al tema dell'energia".


Dagospia 23 Luglio 2008