RETROSCENA SULLA DISFATTA DI HILLARY - UBRIACA DI SÉ, SICURA CHE LE PRIMARIE SAREBBERO FINITE IL 5 FEBBRAIO, ERA ARMATA SOLO DI SPOCCHIA PER CONTRASTARE OBAMA: "NON È UN VERO YANKEE".
Vanna Vannuccini per La Repubblica
Nessuno aveva previsto un anno fa l´ascesa irresistibile di Obama, ma lo staff di Hillary Clinton era stato il più lento di tutti a rendersene conto. Per questo, dopo che Hillary non riscosse l´atteso successo il famoso «big Tuesday», l´ex First Lady, sicura che le primarie sarebbero finite il 5 febbraio, non aveva in mano un piano B e non aveva nemmeno previsto un quartier generale elettorale negli Stati minori dove si sarebbe votato subito dopo. Fu così che i suoi consiglieri decisero di avviare nei confronti del rivale Obama una campagna aggressiva e maligna, svelata dal mensile The Atlantic nel numero che uscirà a settembre.
Lo stratega di Hillary, Mark Penn, consigliò all´ex First Lady di screditare Obama come qualcuno che aveva un collegamento solo «parziale» con «i valori fondamentali e la cultura americana», che aveva passato l´infanzia in Indonesia e l´adolescenza nelle Hawaii, mentre lei, Hillary, era nata «nel cuore dell´America».
«E´ impossibile che gli americani in tempo di guerra eleggano un presidente non del tutto americano nel modo di pensare e nei valori», aveva scritto Penn. La nuova strategia fu elaborata in un memo del 30 marzo, dopo le vittorie tormentate in Ohio e in Texas: «Qualcuno pensa forse che sia possibile vincere la nomination nei prossimi due mesi senza passare all´attacco su queste questioni?», chiedeva Penn.
Secondo The Atlantic le decisioni più importanti nella campagna di Hillary venivano rinviate per settimane finché uno scoppio d´ira della candidata provocava il panico e decisioni avventate nello staff. In otto pagine intitolate «La caduta del corridore di testa» il mensile pubblica e-mail, memo, note interne che rivelano «le strategie conflittuali e le pugnalate alla schiena che hanno prodotto un´epica disfatta». La strategia di Penn, mirata soprattutto a convincere «gli americani invisibili», cioè «le donne e gli elettori della classe media più bassa», aiutò Hillary a vincere su Obama in alcuni Stati, ma troppo tardi per avere la nomination.
Le rivelazioni ostacoleranno il tentativo dei democratici di dar prova d´unità alla convention di Denver, in cui Hillary e lo stesso Bill Clinton avranno un ruolo chiave come oratori dopo le tensioni accumulatesi per la richiesta di Hillary di dar voce ai suoi 1600 delegati.
Subito dopo uscirà un libro di Obama (il terzo in pochi mesi) dal titolo: Il cambiamento in cui possiamo credere: Il piano di Barack Obama per rinnovare la promessa americana. Conterrà sette discorsi del senatore e capitoli scritti dallo staff in cui viene spiegato il programma per rilanciare l´economia, rafforzare la classe media, rendere accessibile a tutti l´assistenza sanitaria, raggiungere l´indipendenza energetica e garantire la sicurezza degli Stati Uniti.
A giorni il senatore rivelerà il nome del suo candidato alla vicepresidenza: "una delle scelte più importanti", dice David Plouffe, manager della campagna. Il nome verrà comunicato in anteprima, via sms e e-mail, ai sostenitori di Obama. La rivelazione è attesa per la fine delle Olimpiadi.
Dagospia 12 Agosto 2008
Nessuno aveva previsto un anno fa l´ascesa irresistibile di Obama, ma lo staff di Hillary Clinton era stato il più lento di tutti a rendersene conto. Per questo, dopo che Hillary non riscosse l´atteso successo il famoso «big Tuesday», l´ex First Lady, sicura che le primarie sarebbero finite il 5 febbraio, non aveva in mano un piano B e non aveva nemmeno previsto un quartier generale elettorale negli Stati minori dove si sarebbe votato subito dopo. Fu così che i suoi consiglieri decisero di avviare nei confronti del rivale Obama una campagna aggressiva e maligna, svelata dal mensile The Atlantic nel numero che uscirà a settembre.
Lo stratega di Hillary, Mark Penn, consigliò all´ex First Lady di screditare Obama come qualcuno che aveva un collegamento solo «parziale» con «i valori fondamentali e la cultura americana», che aveva passato l´infanzia in Indonesia e l´adolescenza nelle Hawaii, mentre lei, Hillary, era nata «nel cuore dell´America».
«E´ impossibile che gli americani in tempo di guerra eleggano un presidente non del tutto americano nel modo di pensare e nei valori», aveva scritto Penn. La nuova strategia fu elaborata in un memo del 30 marzo, dopo le vittorie tormentate in Ohio e in Texas: «Qualcuno pensa forse che sia possibile vincere la nomination nei prossimi due mesi senza passare all´attacco su queste questioni?», chiedeva Penn.
Secondo The Atlantic le decisioni più importanti nella campagna di Hillary venivano rinviate per settimane finché uno scoppio d´ira della candidata provocava il panico e decisioni avventate nello staff. In otto pagine intitolate «La caduta del corridore di testa» il mensile pubblica e-mail, memo, note interne che rivelano «le strategie conflittuali e le pugnalate alla schiena che hanno prodotto un´epica disfatta». La strategia di Penn, mirata soprattutto a convincere «gli americani invisibili», cioè «le donne e gli elettori della classe media più bassa», aiutò Hillary a vincere su Obama in alcuni Stati, ma troppo tardi per avere la nomination.
Le rivelazioni ostacoleranno il tentativo dei democratici di dar prova d´unità alla convention di Denver, in cui Hillary e lo stesso Bill Clinton avranno un ruolo chiave come oratori dopo le tensioni accumulatesi per la richiesta di Hillary di dar voce ai suoi 1600 delegati.
Subito dopo uscirà un libro di Obama (il terzo in pochi mesi) dal titolo: Il cambiamento in cui possiamo credere: Il piano di Barack Obama per rinnovare la promessa americana. Conterrà sette discorsi del senatore e capitoli scritti dallo staff in cui viene spiegato il programma per rilanciare l´economia, rafforzare la classe media, rendere accessibile a tutti l´assistenza sanitaria, raggiungere l´indipendenza energetica e garantire la sicurezza degli Stati Uniti.
A giorni il senatore rivelerà il nome del suo candidato alla vicepresidenza: "una delle scelte più importanti", dice David Plouffe, manager della campagna. Il nome verrà comunicato in anteprima, via sms e e-mail, ai sostenitori di Obama. La rivelazione è attesa per la fine delle Olimpiadi.
Dagospia 12 Agosto 2008