1. OGGI SI È CELEBRATO IL FUNERALE “PROFESSIONALE” DI BERNABÈ E NESSUNO SI E’ STRAPPATO LE VESTI: CON UNA TELECOM CON 36 MILIARDI DI DEBITO SE NE ANDRA’ CON UNA LIQUIDAZIONE MILIONARIA (SI CALCOLA ANCHE IL FLOP DELLA SUA POLITICA INDUSTRIALE?) 2. DOPO BERNABÈ: O DELEGHE A MINUCCI E PATUANO FINO ALMENO A GENNAIO QUANDO SARÀ EFFETTIVA LA NUOVA POSIZIONE DI TELEFONICA IN TELCO O ARRIVA MASSIMO SARMI 3. IL PROBLEMA DELLA GESTIONE DEL DATABASE DI TELECOM, UN IMMENSO PATRIMONIO DI DATI E DI MILIARDI DI TELEFONATE DOVE ENTRA IN BALLO LA DIFESA DELLA PRIVACY. DOVE HANNO MESSO LE MANI E CONTINUANO A METTERLE TROPPI SOGGETTI PIÙ O MENO “DEVIATI” 4. IN FINMECCANICA C’È MALESSERE TRA PANSA E IL NEOPRESIDENTE GIANNI DE GENNARO?

DAGOREPORT

1. DOPO BERNABÈ
Oggi si è celebrato il funerale "professionale" di Franchino Bernabè, il manager di Vipiteno che usando lo stesso linguaggio dell'ex-ministro Scajola undici giorni fa ha dichiarato che la scalata degli spagnoli di Telefonica è avvenuta "a sua insaputa".

Anche se si tratta di una cerimonia funebre di prima classe, i 15 consiglieri di amministrazione di Telecom non si rotoleranno sul pavimento per il dolore. Non lo farà nemmeno Luigi Zingales, l'economista di Boston che dopo aver rotto i coglioni per anni nei confronti di Bernabè ha lanciato nei giorni scorsi un lamento simile a un vagito.

Franchino ha esposto per l'ultima volta le sue ragioni per un aumento di capitale, negli uffici amministrativi di Telecom hanno cominciato da alcuni giorni a fare i conti sulla sua liquidazione. Il calcolo è complesso e deve considerare i sei anni trascorsi dentro l'azienda con uno stipendio che nel 2012 Bernabè si è autoridotto alla modica cifra di 2,9 milioni rispetto ai 3,6 dell'anno precedente.

A occhio e croce i sei anni trascorsi al vertice dell'azienda dovrebbero portargli in tasca qualcosa come 10-15 milioni di buonuscita, ma è probabile che nella sua spietata dolcezza Franchino si accontenti di qualcosa di meno. Lui per primo è consapevole che l'azienda ha sulle spalle 36 miliardi di debiti e che il titolo in Borsa ha perso dall'inizio dell'anno poco meno del 20%. In un rigurgito di consapevolezza ,che appare piuttosto improbabile, potrebbe ammettere che nella liquidazione bisogna calcolare anche il fallimento della sua politica industriale.

Non saranno però questi i numeri sui quali i 15 consiglieri e Marco Patuano perderanno il loro tempo. Sullo sfondo c'è il problema ben più importante che riguarda la successione del manager che "a sua insaputa" è stato buttato a mare dai soci di Telco, la scatola che controlla Telecom. E qui le cose si complicano perché il candidato Massimo Sarmi sembra stia ancora negoziando con il governo le condizioni per accettare di misurarsi con gli spagnoli, guidati dal mastino Cesar Alierta, prima di lasciare la comoda poltrona delle Poste - in primavera 2014 scade il suo mandato.

Le ipotesi che circolano a Milano riferiscono di deleghe a Minucci e Patuano (operatività) fino almeno a gennaio quando sarà effettiva la nuova posizione di Telefonica in Telco. Sarmi, comunque, resta favorito. Per la sua sostituzione non è emerso sinora nessun candidato forte (Caio non riscuote consensi anzi molti dissenzi e Palazzo Chigi non vuole guerre). Si vedrà più avanti.

Il problema di Telecom non riguarda soltanto le deleghe operative, poiché è scontato che il manager dalle orecchie generose le vorrà piene di contenuto e non di semplice rappresentanza. Gli argomenti che lo frenano sono almeno tre: il primo è per sua natura un problema di politica estera che tocca la gestione della Rete sulla quale passano comunicazioni innocenti e dati estremamente sensibili. Prima che avvenga lo scorporo di questa infrastruttura gli spagnoli di Telefonica ne avrebbero il controllo e questa idea ha fatto rizzare i capelli negli ambienti americani, di Israele e di altri Paesi del bacino Mediterraneo.

C'è da chiedersi a questo punto quale fondamento abbiano queste preoccupazioni nel caso di un controllo spagnolo. Forse che la Spagna è meno Atlantica e "sicura" dell'Italia, un Paese in cui i dati sensibili sono stati in alcuni casi utilizzati e manipolati per fini non commerciali? Casomai il problema (al secondo posto nelle riserve di Sarmi) riguarda la gestione del database di Telecom, quell'immenso patrimonio di dati e di miliardi di telefonate dove entra in ballo la difesa della privacy.

E qui la storia ci dice che nel database hanno messo le mani e continuano a metterle troppi soggetti più o meno "deviati" se è vero che, a distanza di vent'anni si riescono a leggere sui giornali, le telefonate di Giuliano Amato per raccattare quattrini in favore del Tennis Club di Orbetello.

Il terzo problema sul quale Sarmi vuole garanzie precise riguarda il famoso spezzatino in America Latina dove gli spagnoli di Telefonica devono fare i conti con l'Antitrust del Brasile e con la voglia di nazionalizzazione della presidentessa argentina. Gli analisti dicono che dalla vendita di Tim Brasil Telecom potrebbe ricavare almeno 9 miliardi, con i quali si possono mettere a posto i conti di Telecom.

Ma perdere le roccaforti commerciali sudamericane è un indebolimento pazzesco per un player come Telecom che sul fronte della sola telefonia domestica sta perdendo quote di mercato (come ha rilevato ieri l'AgCom denunciando un ulteriore calo nel mobile e perfino nella messaggistica degli sms).

Resta comunque il fatto che la stagione di Franchino Bernabè è finita ed è difficile immaginare che il suo nome possa rispuntare a maggio del prossimo anno quando in ballo ci saranno i vertici di Enel, Eni e Finmeccanica. Nessuno si strappa le vesti e nessuno grida come nel Giulio Cesare di Shakespeare "oh, infausto giorno! Oh, vista cruenta!".
Per adesso il 65enne faccia d'angelo è bruciato.


2. C'È CHI DICE CHE IL MALESSERE TOCCHI SOPRATTUTTO I RAPPORTI TRA PANSA E IL NEOPRESIDENTE GIANNI DE GENNARO. TRA I DUE - SUSSURRANO RUMORS INCONTROLLATI DAL MITE MARCO FORLANI - CI SAREBBERO STATI ANCHE ALCUNI SCAZZI NOTEVOLI
Sono in pochi a capire perché nel palazzo di vetro di Finmeccanica a piazza Monte Grappa l'umore non sia dei più allegri.

Eppure domani il cda darà via libera alla cessione di Ansaldo Energia, il gioiello industriale che finirà sotto il controllo del Fondo della Cassa Depositi e Prestiti e del suo braccio armato, il Fondo strategico. La decisione è presa e sembra salvaguardare per il momento l'italianità di questa azienda rispetto agli appetiti stranieri.

A restar male dovrebbero essere soprattutto i coreani di Doosan, che da mesi premevano sul ragioniere Alessandro Pansa con l'intento di comprare tutto, Ansaldo Energia, Ansaldo Sts e perfino il ferrovecchio di Ansaldo Breda che ai loro occhi sembrava la strada giusta per entrare nel business dell'Alta Velocità.

La soluzione messa a punto dal governo dovrebbe assicurare i sindacati che hanno indetto per domani uno sciopero di quattro ore in coincidenza con il consiglio di amministrazione. E anche i manager di piazza Monte Grappa e di Genova potrebbero tirare il fiato, ma così non è.

C'è chi dice che il malessere tocchi soprattutto i rapporti tra Pansa e il neopresidente Gianni De Gennaro. Tra i due - sussurrano rumors incontrollati dal mite Marco Forlani - ci sarebbero stati anche alcuni scazzi notevoli. In realtà il super-poliziotto sta ancora prendendo le misure dell'azienda e la voce che lo vorrebbe protagonista in prima linea nei rapporti con gli ambienti della Difesa americana sembra priva di fondamento.

Non è un mistero che De Gennaro sia sempre stato vicino all'Fbi e che negli ambienti militari d'oltreatlantico l'unico nome italiano che oggi è in qualche modo conosciuto è Staffan De Mistura, l'elegante e leggero diplomatico che si è dedicato con insuccesso alla liberazione dei marò in India.

Invece di correr dietro agli spifferi il ragioniere Pansa e i suoi fedelissimi farebbero bene mettere un po' di luce sulla strategia industriale del Gruppo.

 

FRANCO BERNABE CESAR ALIERTA GABRIELE GALATERI DI GENOLA BERNABEBERNABE E MUCCHETTI GYNGT SE kU B U CP x LaStampa it Home Page BERNABE d fb a a a df f ed da cf BERNABEBernabe e marco patuano MASSIMO SARMI LUIGI ZINGALES ALDO MINUCCIMario Monti e Giuliano Amato Gianni De GennaroALESSANDRO PANSA

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