monte dei paschi di siena mps

AVEVAMO UNA BANCA - TRA IL 2012 E IL 2015 MPS HA SBAGLIATO I CONTI: NON HA CONTABILIZZATO NEI PROPRI BILANCI RETTIFICHE SU CREDITI PER 7,77 MILIARDI - GUARDA CASA CIFRA VICINA AGLI 8 MILIARDI CHIESTI AL MERCATO CON GLI AUMENTI DI CAPITALE AVVENUTI FRA IL 2014 ED IL 2015 - NELLE CARTE DELL'INCHIESTA MILANESE SU MONTEPASCHI, I RILIEVI IMPIETOSI DA PARTE DELLA BANCA CENTRALE: SBAGLIATE LE STIME DEGLI ACCANTONAMENTI DI OLTRE IL 25%. COINVOLTE IMPRESE E CLIENTI COME ZAMPARINI, PARRI, VINCENZO BOCCIA E NICOLETTA MANTOVANI…

Camilla Conti Alessandro Da Rold per “la Verità”

 

monte dei paschi di siena

Il 4 marzo 1472 con 196 voti a favore e solo 14 contrari, il Consiglio della Campana del Comune di Siena approva l'istituzione di un Monte di Pietà o Monte pio, al fine di concedere il prestito alle «povare o miserabili o bisognose persone» con un tasso d'interesse minimo. Viene fondato così il Monte dei Paschi. Sono passati 550 anni, e ora Mps vive il suo ennesimo anno di svolta.

 

Con un nuovo ad, Luigi Lovaglio che deve trovare un cavaliere bianco per far scendere lo Stato dal Monte. Impresa ambiziosa, per usare un eufemismo. Perché i fantasmi del passato tornano sempre e pesano ancora sui conti della banca, tecnicamente fallita già nel 2013 come ammise a fine dicembre di quell'anno lo stesso governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. E quei fantasmi risputano dalle inchieste e dai processi ancora aperti che vedono citati ex presidenti e amministratori delegati dal 2007 al 2020.

mario draghi a bruxelles

 

Tutte ruotano attorno agli aumenti di capitale e agli escamotage contabili fatti per cercare di tappare la falla aperta dalla sciagurata acquisizione di Antonveneta autorizzata dalla Bankitalia di Mario Draghi e costata quasi 17 miliardi. Ma a minare le fondamenta dell'istituto più antico del mondo - complici i «grovigli armoniosi» tra finanza e politica - non è stato solo il dolo, presunto o accertato.

 

È stata anche una gestione pessima della vera bomba a orologeria che prima o poi sarebbe scoppiata, e che l'affaire Antonveneta del 2007 ha solo innescato più velocemente. La bomba sono i crediti deteriorati. E quanto fosse pericolosa, anche per chi ha cercato per anni di continuare a tenere in vita la banca a caro prezzo per i contribuenti, lo si capisce proprio dalle carte delle inchieste più recenti che La Verità ha potuto consultare.

 

LUIGI LOVAGLIO

La chiave di tutto è il rapporto della Bce (al tempo già presieduta da Draghi) che il 2 giugno 2017 riportava a Rocca Salimbeni i risultati dell'ispezione fatta dal 17 maggio 2016 al 17 febbraio 2017. Ma anche la sterminata perizia degli esperti Giangaetano Bellavia e Fulvia Ferradini che vengono incaricati dal gip Guido Salvini di verificare la corretta contabilizzazione, tra il 2012 e il 2015, delle rettifiche nei bilanci su miliardi di crediti deteriorati e i relativi accantonamenti.

 

PIER CARLO PADOAN

Dalla maxiperizia, assunta come prova nel processo con incidente probatorio, emerge che nell'arco di quegli anni Mps non aveva contabilizzato tempestivamente nei propri bilanci rettifiche su crediti per complessivi 11,42 miliardi di euro, pari a 7,77 miliardi al netto dell'effetto fiscale, cifra «di importo pressoché analogo» agli 8 miliardi chiesti al mercato con gli «aumenti di capitale avvenuti fra il 2014 ed il 2015».

 

La perizia mette anche in dubbio la correttezza dei conti 2016 e 2017, e questo in caso di imputazione potrebbe indurre la Commissione Ue a interpretare come aiuti di stato i 5,4 miliardi che il Tesoro, nel 2017, versò a Mps come ricapitalizzazione precauzionale per evitarne la chiusura. Al netto delle conseguenze, ancora imprevedibili, ciò che sicuramente mostrano le carte è come venivano gestiti ancora nel 2015 i crediti difficili da riscuotere o già in sofferenza di clienti e aziende.

 

luigi lovaglio 1

Partiamo dalle 85 pagine del rapporto delle ispezioni della Bce redatto il 2 giugno 2017. Il team ispettivo aveva preso in esame un campione di 1.534 posizioni creditorie in bonis e/o deteriorate presenti nel bilancio del gruppo Mps al 31 dicembre 2015. L'ispezione stima che saranno necessari ulteriori accantonamenti per 7,55 miliardi, rispetto ai 22,7 miliardi esistenti a fine 2015.

 

AUTORIZZAZIONE DRAGHI PER ANTONVENETA

Cosa non ha funzionato nella gestione dei rischi da parte del Monte? I rilievi sono impietosi. «Il processo per individuare le esposizioni al rischio di credito che hanno subito una riduzione di valore non funziona correttamente: di conseguenza, la probabilità di default non è stimata correttamente», si legge nel rapporto della Banca centrale. «L'esame della documentazione delle garanzie nella documentazione creditizia campionata ha rivelato un conteggio doppio o multiplo», il cda della banca «non è sufficientemente informato del deterioramento della qualità del rischio di credito», sono evidenziate lacune nei processi di raccolta e aggregazione dei dati, e «carenze nei sistemi informatici della banca».

maurizio zamparini

 

Non solo. Le verifiche sulle garanzie immobiliari effettuate dagli ispettori hanno evidenziato che mancano i dati catastali di un numero significativo di garanzie immobiliari nei database del gruppo e «si può trovare la stessa garanzia immobiliare con numeri identificativi diversi in diverse società del gruppo o nella stessa società del gruppo riferito a debitori diversi».

 

RELAZIONE BANKITALIA SU ANTONVENETA

Per esempio, al cliente Nuova Orli Sri nel 2007 è stato concesso un prestito ipotecario da Mps capital services ma nel 2012 la controllante Mps ne ha concesso un altro; l'immobile utilizzato come garanzia immobiliare era il medesimo, con un'ipoteca di secondo grado; alla stessa garanzia immobiliare è stato dato un numero identificativo diverso nei sistemi informatici della controllata e della controllante». Falle che hanno comportato una sottostima dei fabbisogni di capitale e mostrato in «bonis» crediti che erano invece già deteriorati o diventati sofferenze.

 

sorgenia

Da questa verifica ispettiva parte un intero capitolo della relazione di 5.662 pagine dei periti Bellavia e Ferradini consegnata al Tribunale di Milano il 26 aprile 2021. Nella maxiperizia inoltrata al gip, centinaia di pagine sono dedicate all'esame delle singole posizioni creditorie dopo i rilievi della Bce che in alcuni casi hanno rivisto la classificazione dei casi e in altri hanno corretto - aumentandolo - l'importo degli accantonamenti necessari. Tra le posizioni «riviste» da Francoforte c'è di tutto.

 

vincenzo boccia foto di bacco (3)

Grandi clienti come Sorgenia, Lucchini o Unicoop Tirreno, ma anche pizzerie, agriturismo, produttori vinicoli, aziende dello shipping, società immobiliari e molti altri nomi all'apparenza meno noti come le società riconducibili al defunto ex proprietario del Palermo, Maurizio Zamparini, o come la Credsec spa dell'avvocato Giovanni Lombardi Stronati (riclassificata da inadempienza probabile a sofferenza con quasi 8 milioni di euro di accantonamenti stimati) che nella primavera del 2007 aveva rilevato il Siena Calcio (di cui Mps era sponsor) e in cui nel 2007 aveva investito anche la Intermedia di Giovanni Consorte.

Giovanni Consorte

 

Nel lungo elenco compare anche Alberto Parri, coinvolto nell'inchiesta sul fallimento dell'Ac Siena, la cui posizione è stata riclassificata da Utp a sofferenze anche perché la valutazione della barca («Squadrone 78») diventata di proprietà della banca dopo la revoca del contratto di leasing «è inferiore ai prezzi delle stesse barche sui siti specializzati», si legge negli atti. Alla pagina 3623 c'è anche la Arti grafiche dell'ex presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia (passata da performing a inadempienza probabile).

 

E tra le classificazioni a «inadempienza probabile» confermate dalla Bce ma con un accantonamento di 1 milione di euro in più rispetto ai 401.000 euro preventivati dall'istituto, spunta anche Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti che, viene spiegato, «si occupa delle esposizioni residue come family office». Sono passati molti anni ma gli effetti di quella gestione disastrosa, e le macerie lasciate, si vedono ancora oggi.

nicoletta mantovani luciano pavarotti

 

Sia perché la perizia mette anche in dubbio la correttezza dei conti 2016 e 2017, e questo in caso di imputazione potrebbe complicare le trattative con la Commissione Ue nonché l'avvicinamento di un possibile nuovo partner. Sia perché il Montepaschi sta mandando in rosso i conti di Amco, la controllata del Tesoro che si occupa di recuperare crediti deteriorati: ha chiuso l'esercizio 2021 con una perdita di 422 milioni, che ne ha ridotto il patrimonio netto da 2,8 a 2,4 miliardi. A determinare il rosso sono stati 529 milioni di rettifiche sui circa 7,5 miliardi di crediti deteriorati acquistati da Mps alla fine del 2020.

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