ALITALIA BEVE UN JUNIAC AMARO! - AIR FRANCE BOCCIA IL PIANO, RINVIO PER L’AUMENTO DI CAPITALE

Lucio Cillis per "la Repubblica"

Un cda fiume, come da copione, per sottolineare una volta in più la delicatezza del momento. Come negli anni bui della vecchia Alitalia statale, quando i consigli di amministrazione o le trattative sindacali dovevano per prassi terminare ufficialmente nelle ore piccole.

Un primo risultato però c'è: il piano di ristrutturazione è stato approvato in serata e la deadline per la partecipazione all'aumento di capitale non è più fissata per la mezzanotte ma viene spostata a fine mese (il 27) così da permettere a due tra i protagonisti del salvataggio di Alitalia, di riflettere sulle prossime mosse.

Da una parte Air France che ieri - pur apprezzando lo sforzo dei vertici della compagnia italiana - ha votato contro il progetto: i francesi avranno il tempo necessario per approfondire il piano e strappare qualcosa sul fronte del pesante debito che schiaccia il vettore italiano, mettendo sul piatto, magari, qualche briciola (pochi milioni di euro) per restare ancorati alle decisioni del cda.

Dall'altra, Poste (e il loro azionista Tesoro), potranno valutare tra una settimana - nel corso della prevista assemblea dei soci del 21 - se sarà il caso, o meno, di iniettare 75 milioni di euro in Alitalia. «Il piano industriale - ha comunicato in tarda serata la compagnia - si basa sulla ricerca di una accresciuta efficienza nella gestione delle attività e su un miglioramento della capacità di competere sul mercato anche attraverso una severa riduzione dei costi».

Il piano «prevede la riduzione del numero di aerei a medio raggio, con il mantenimento del
numero di ore volate rispetto al 2013 grazie a un miglior utilizzo della flotta. Saranno aumentati i voli internazionali e intercontinentali ». È stato inoltre deliberato «di posticipare al 27 novembre prossimo il termine per l'esercizio di opzione in relazione all'aumento di capitale deliberato dall'assemblea del 15 ottobre».

Una proroga decisa per «consentire a quei soci non rappresentati in consiglio di prendere conoscenza della revisione del piano». Si tratta dunque di una partita delicatissima, che nelle prossime settimane ruoterà attorno a questo paracadute per Alitalia e alla previsione di risparmi per 200 milioni nel 2014. Ma qualcosa, dietro le quinte, sembra muoversi. Air France non vuole essere la prima a sbattere la porta.

Un piccolo spiraglio, insomma, Alexandre de Juniac vuole lasciarlo aperto per permettere ad Alitalia di rivedere fino all'ultimo istante possibile il progetto di ristrutturazione che andrà al vaglio di governo e sindacati. Questi ultimi, nel frattempo, cominciano a prepararsi alla battaglia di trincea con l'esecutivo e l'azienda.

Il primo "benvenuto" ai consiglieri accorsi a Fiumicino per la riunione del cda lo hanno dato ieri una cinquantina di dipendenti stagionali di Alitalia, armati di fischietti e cartelli. Che la storia di Alitalia, in fondo, si ripeta oggi come cinque anni fa, al tramonto dell'azienda pubblica, lo dimostra l'accoglienza "calorosa" riservata ai membri del cda, compreso Jean-Cyril Spinetta, presente a Roma come rappresentante di Air France.

I sindacati di Alitalia contestano all'unisono la strada dei tagli. «Se il piano industriale dovesse confermare gli esuberi la risposta della Cgil sarà dura, molto dura» assicura la leader della Cgil Susanna Camusso. «Assurdo parlare di esuberi senza un piano industriale» le fa eco il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

E dall'interno del settore trasporti piccole e grandi sigle sindacali, dai Cub alla Ugl, alzano la voce. «Prima dei tagli - dice Claudio Tarlazzi leader della Uiltrasporti - occorre pensare ai ricavi e al marketing che non hanno centrato gli obiettivi. Serve, a questo punto una forte discontinuità tra i manager che hanno gestito la compagnia».

 

ALITALIAairfrance_logoDE JUNIACMASSIMO SARMI GABRIELE DEL TORCHIOjean cyril spinetta

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