L'INGRESSO DI ETIHAD IN ALITALIA HA LA BENEDIZIONE DELLE GRANDI BANCHE INTESA E UNICREDIT, QUINDI SI FARA’ - IL PREMIER (IN TRASLOCO) E MINIMIZZA LA POLEMICA DI MARONI SU MALPENSA

Gianni Dragoni per ‘Il Sole 24 Ore'

La trattativa tra Etihad e Alitalia prosegue con l'appoggio del governo e delle grandi banche. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha detto ieri che il possibile accordo con la compagnia araba «è un fatto positivo e un'occasione di successo. Bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno e cioè che si sta andando verso una soluzione per la solitudine di Alitalia».

Gli azionisti di Alitalia avrebbero incaricato Citi come advisor per la trattativa, che dovrebbe concludersi entro il 4 marzo. È annunciato per i prossimi giorni un incontro tra i due a.d., Gabriele Del Torchio e James Hogan.

Il premier Letta non ritiene giustificate le polemiche sugli scali lombardi, convinto che «si troverà il giusto equilibrio tra Malpensa e Linate». Le preoccupazioni sono state innescate dalla Lega e dal governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Alla base c'è il timore che l'ampliamento dei voli internazionali da Linate, che sarebbe stato chiesto da Etihad, possa cannibalizzare Malpensa.

«Non ho dubbi che ci sarà lavoro» per entrambi gli scali milanesi, ha detto il premier parlando a Milano, alla Borsa del turismo (Bit). Il progetto di Etihad prevede un rafforzamento di Roma Fiumicino, la base di armamento Alitalia, il cosiddetto "hub". Vista la rete limitata, solo 12 destinazioni a lungo raggio, sarebbe più pertinente chiamarlo mini-hub.

Questo disegno spiega l'entusiasmo del vertice di Aeroporti di Roma, la società dei Benetton che gestisce Fiumicino. Per Fabrizio Palenzona, presidente di AdR, l'ipotesi di aggregazione tra Alitalia e Etihad è «una grande opportunità di sviluppo dell'economia». «Apprezziamo il lavoro del governo», ha aggiunto, cercando di smorzare le polemiche: «non siamo in concorrenza con Milano, competiamo col mondo», ha detto Palenzona, il quale indossa anche il cappello di banchiere.

Oltre ad altre cariche, Palenzona ha quella di vicepresidente di Unicredit, la banca entrata di recente nel capitale di Alitalia nel piano di salvataggio di 300 milioni di euro di capitale più 165 milioni di nuovi finanziamenti.

Nel salvataggio è intervenuto anche lo Stato con Poste Italiane. L'a.d. di Poste, Massimo Sarmi, ha detto che la partecipazione in Alitalia sarà «vantaggiosa» per entrambe le società. «I sistemi informativi di Alitalia - ha osservato Sarmi - verranno a incontrarsi con i nostri e questo andrà a vantaggio sia di Alitalia sia di Poste».

Secondo indiscrezioni, nel progetto in discussione tra la compagnia presieduta da Roberto Colaninno e il vettore di Abu Dhabi è previsto un ampliamento dei voli internazionali da Linate, sfruttando gli spazi liberati dalla prevista riduzione dei voli Linate-Fiumicino.
Per non perdere i preziosi slot in uno scalo contingentato per decreto, Alitalia dovrebbe fare altri voli.

La possibilità di regolare diversamente il traffico andrà valutata anche sotto il profilo della concorrenza e delle norme dell'Unione europea. Su Linate c'è l'attenzione massima delle compagnie concorrenti, a partire da Lufthansa e British Airways. Con gli attuali tetti fissati dal decreto Bersani-bis del 2001 da Linate non si possono fare voli verso destinazioni al di fuori della Ue.

Quindi non si potrebbero fare voli neppure verso Abu Dhabi, l'hub di Etihad, a meno di non riaprire la partita regolamentare. A Malpensa non ci sono questi vincoli, ma lo scalo è meno appetito dalle compagnie (e dai passeggeri) perché più distante da Milano e i collegamenti, sopratttutto ferroviari, non sono efficienti. Un difetto che riguarda anche Fiumicino: collegamenti da terzo mondo.

Anche le banche appoggiano Etihad. Il direttore generale di Intesa Sanpaolo, Gaetano Miccichè ha detto l'8 febbraio che «ci sono i colleghi di Etihad in questi giorni a Roma ma per chiudere c'è bisogno ancora di una quindicina di giorni». Positivo Federico Ghizzoni, a.d. di Unicredit: «Siamo abbastanza convinti che una soluzione si troverà». La rinegoziazione del debito è una delle condizioni poste dagli arabi. L'altra è il taglio del costo del lavoro, ancora oggetto di incontri con i sindacati.

 

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