1. ALIERTA RACCOGLIE QUATTRINI, IL PIÙ GRANDE FONDO DI INVESTIMENTO NEL MONDO BLACKROCK INVECE DI SCAPPARE AUMENTA LA SUA QUOTA IN TELECOM, E IL TITOLO VOLA 2. DELLA VALLE: CONTINUA IL MISTERO SULLA VENDITA DEL PACCHETTO DI AZIONI PARI A 362 MILIONI DI DOLLARI DEL CAPITALE DEI MAGAZZINI SAKS. COSA C’E’ SOTTO? AH, SAPERLO… 3. NEGLI ULTIMI SEI MESI LA VOCE CREDITI È SCESA DI 26 MILIARDI, MA I NOSTRI BANCHIERI PUNTANO AL GRATTACIELO E SE NE FOTTONO DI CHI SI TORMENTA AI PIANI BASSI 4. LA POLIZIA PENITENZIARIA RIMPIANGE FRANCO IONTA, SILURATO DA MONTI-PASSERA PER LE OBIEZIONI SUL PIANO DI COSTRUZIONE DI NUOVE CARCERI ELABORATO DA BANCAINTESA

1- ALIERTA RACCOGLIE QUATTRINI, BLACKROCK INVECE DI TAGLIARE LA CORDA DALL'ITALIA HA AUMENTATO LA SUA QUOTA IN TELECOM, E IL TITOLO VOLA
Le disgrazie si addicono a Telecom. Dopo le dimissioni di Franchino Bernabè e la bocciatura del rating che Moody's e altre agenzie considerano "spazzatura", il parco buoi dei piccoli azionisti si aspettava stamane un crollo del titolo in Borsa.
In realtà il titolo è schizzato oltre il 3%, ma come come spiegano gli analisti che cinguettano ogni sera sul canale televisivo "Cnbc Class", il balzo è dovuto alla sorpresa procurata dall'annuncio che il fondo americano BlackRock invece di tagliare la corda dall'Italia ha aumentato la sua quota in Telecom dal 2,82 al 5%.

Poiché si tratta della più grande società di investimento nel mondo che gestisce un patrimonio di quasi 4.000 miliardi di dollari, l'incremento della quota sembra un atto di fiducia nei confronti dell'azienda da parte del Fondo che gia' possiede partecipazioni in Atlantia, Fiat, Generali, Mediobanca, Unicredit e in molte altre società italiane. È probabile che i finanzieri americani seduti alle scrivanie del palazzo che si trova a New York tra la 40esima e la 52esima strada stiano pensando che la scalata degli spagnoli a Telecom possa portare a sorprese interessanti.

A loro non interessa molto ciò che è avvenuto venerdì quando il Comitato nomine di Telecom ha affidato la ricerca del successore di Bernabè a un cacciatore di teste. Questo fa parte della sceneggiatura imposta dal rispetto di quelle regole di trasparenza che si sono dimostrate fumose e inutili quando durante un weekend gli spagnoli di Telefonica insieme ai soci forti di Telco hanno messo a punto la loro scalata all'insaputa (anche questa è una favola) del povero Bernabè.

L'unica cosa sicura è che il Comitato nomine, che comprende tra gli altri Massimo Egidi, il fumoso economista francese Fitoussi e il "fortunato" Gabriele Galateri, dovrà tener conto delle decisioni di Cesar Alierta, il manager di Saragozza che ha messo sul piatto 860 milioni per diventare il primo socio di Telecom.

Qualcuno ritiene che le quotazioni per la presidenza di Massimo Sarmi siano in declino, ma all'orizzonte non ci sono finora candidature alternative. È certo comunque che se l'operazione andrà in porto superando gli scogli del governo impegnato sui tre decreti a difesa del valore strategico della Rete, il mastino Alierta non starà a guardare e piazzerà qualche pedina di sua fiducia.

Secondo il "Sole 24 Ore" al vertice di Telecom potrebbe salire un manager di origine portoghese che si chiama Antonio Viana-Baptista che dopo la laurea all'università di Lisbona e un master in Francia, ha lavorato in McKinsey e poi è finito in Telefonica dove fino al 2002 ha ricoperto l'incarico di amministratore delegato.

Dalla Spagna però non arriva alcuna conferma sulle intenzioni di Alierta a proposito dei nuovi manager. A quanto pare il capo di Telefonica tiene le carte coperte e dedica le sue energie a rafforzare l'azienda sul mercato europeo e latino-americano. Nella sua infinita miseria Dagospia ha scoperto ieri che per raggiungere i suoi obiettivi a Telefonica non bastano i 63 miliardi di ricavi, ed è questa la ragione per cui ha lanciato un bond a sette anni per 150 milioni di franchi svizzeri. Si tratta della seconda emissione nello spazio di un mese perché già l'11 settembre scorso il colosso di Madrid ha collocato altri bond per un importo di 1.750 milioni attraverso la sua filiale Telefonica Europa.

Queste operazioni dimostrano che Alierta raccoglie quattrini. Alla fine di agosto si è buttato sul mercato tedesco offrendo 8,5 miliardi per conquistare Kpn E Plus, e ha fatto questo sforzo d' intesa con il ciccione messicano Carlos Slim, primo azionista di Kpn e padrone di America Movil, leader telefonico sul mercato sudamericano.

Sarà con lui che si misurerà Cesar Alierta quando salterà fuori il problema di cedere Tim Brasil per non incappare nelle maglie dell'antitrust. È chiaro che di fronte a una strategia planetaria sempre più aggressiva nonostante il fardello dei debiti agli spagnoli di Telefonica interessano ben poco le bocciature del rating di Telecom e gli sgomitamenti di Sarmi per avere deleghe piene. Per adesso vuole portare fieno in cascina,poi si vedra'.

2. DELLA VALLE: CONTINUA IL MISTERO SULLA VENDITA DEI MAGAZZINI SAKS
Diciamo la verità: da un po' di tempo sentivamo la mancanza di Dieguito Della Valle e delle sue esternazioni televisive. Quindi con gioia infinita ieri sera migliaia di famiglie hanno seguito con estrema attenzione l'intervista che lo scarparo marchigiano ha concesso a Lilli Gruber nel programma de La7. La sorpresa è stata grande perché il patron di Tod's si è presentato e ha parlato in maniera ben diversa dal solito. Invece del solito foulard da coatto con la camicia svolazzante, Dieguito si è presentato con il look tradizionale degli imprenditori che amano i vestiti a righe ma rifiutano le bizzarrie estetiche.

Ancora più sorprendenti sono state le sue parole, dieci rotoli di morbidezza, pronunciate in tono composto. L'esordio è stato in perfetta sintonia con ciò che Napolitano e Papa Francesco ripetono in questi giorni quando invitano i cittadini fedeli a evitare le polemiche e le fratture. "Non abbiamo più bisogno di polemiche", ha scandito lo scarparo di fronte alla giornalista dai capelli rossi, nata a Bolzano nel 1957, che per la cronaca si fa chiamare Lilli quando il suo nome vero è Dietlinde.

Anche i bambini ,che nelle famiglie stavano mangiando la pasta Barilla hanno tirato un sospiro di sollievo e si sono ancora più tranquillizzati dopo le carezze di Dieguito sul volto di Berlusconi ("dopo venti anni bisogna lasciarlo tranquillo") e i buffetti sulle guance di Renzi, Alfano, Lupi ed Enrichetto Letta ("gli do' un ottimo voto per la sua reputazione nel mondo").

Incalzato dalla rossa Dietlinde, Dieguito ha evitato le trappole sui temi caldi dell'Alitalia preferendo indicare come strategia per il Paese il rilancio del turismo, poi ha srotolato morbidezza anche nei confronti di Alessandro Profumo. E quando l'implacabile bolzanina televisiva ha cercato di trascinarlo sul terreno che lo ha visto battagliare contro la Fiat per Rcs, lo scarparo non ha ripetuto le frasi balorde che aveva pronunciato da Santoro e da Formigli contro i "ragazzi" della Fiat, e ha invitato Marpionne a produrre un paio di modelli in grado di rilanciare insieme all'Alfa la competitività del sistema Paese.

I cucchiai e le forchette con la pasta Barilla sono rimasti a mezz'aria quando il discorso è scivolato su Abramo-Bazoli e sulla politica di BancaIntesa. A questo punto Dieguito ha soffocato con un sorrisetto ironico la sua inveterata ostilità nei confronti del banchiere bresciano, e mettendo da parte l'ira ha ripetuto che a 80 anni anche uno storico banchiere può perdere la freschezza e deve passare la mano.

Fin qui l'esternazione dell'uomo che ha fatto tremare i salotti con le sue intemperanze verbali. L'unica novità davvero curiosa della trasmissione si e' registrata quando la giornalista Dietlinde Gruber gli ha chiesto conferma sulla vendita del pacchetto di azioni pari a circa il 15,08% del capitale dei magazzini Saks. Alla fine di luglio sembrava che l'operazione fosse conclusa e che Dieguito intascasse qualcosa come 362 milioni di dollari dal Gruppo canadese Hudson Bay. Invece ieri sera ha detto: "ci stiamo parlando", facendo capire che l'operazione non è chiusa e che solo tra qualche giorno potremo saperne di più.

3. NEGLI ULTIMI SEI MESI LA VOCE CREDITI È SCESA DI 26 MILIARDI, MA I NOSTRI BANCHIERI PUNTANO AL GRATTACIELO E SE NE FOTTONO DI CHI SI TORMENTA AI PIANI BASSI
Luigino Abete questa mattina ha ripreso a sudare.
Il fenomeno epidermico si è ripetuto durante la posa della prima pietra che inaugura i lavori per l'edificio che la banca Bnl controllata dai francesi di Bnp Paribas, ha deciso di costruire come nuova sede per la direzione generale e 3.500 dipendenti.
Il complesso nasce intorno a quella stazione Tiburtina, ancora disastrata, dove partono e arrivano i treni "Italo" del suo compagno di merenda Luchino di Montezemolo.

L'investimento di circa 300 milioni consentirà di creare una sede con tanto di ristorante, palestra, asilo nido, auditorium e un parcheggio di 400 posti. Per Abete e l'amministratore delegato Fabio Gallia, che è riuscito a gestire la banca al di fuori di ogni polemica, il piccolo grattacielo non è soltanto il modo più opportuno per celebrare i 100 anni di Bnl, ma è anche una sfida con l'Unicredit che pochi giorni fa ha inaugurato a Milano una torre-uffici per 4.000 dipendenti.

È bella questa sfida verso il cielo delle banche italiane con Unicredit che pochi giorni fa ha inaugurato un Centro Direzionale alto 231 metri, mentre BancaIntesa si accontenta di un grattacielo a Torino di 167 metri e Bnl si ferma a 12 piani di altezza.

È bella perché dimostra che le banche sono in buona salute, competono tra di loro con sedi maestose e moderne che non sembrano intaccare i rispettivi bilanci. In questa sfida verticale passa in seconda linea l'universo orizzontale delle migliaia di piccoli e medi imprenditori che soffrono come dannati per la stretta del credito. Negli ultimi sei mesi questa voce è scesa di 26 miliardi, ma i nostri banchieri puntano al cielo e se ne fottono di chi si tormenta ai piani bassi.

4. LA POLIZIA PENITENZIARIA RIMPIANGE FRANCO IONTA, SACRIFICATO DA MONTI PER AVER SOLLEVATO OBIEZIONI SUL PIANO DI COSTRUZIONE DI NUOVE CARCERI ELABORATO NEGLI UFFICI DI BANCAINTESA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il grido di dolore del presidente Napolitano sullo stato vergognoso delle carceri non ha del tutto convinto le migliaia di operatori della Polizia Penitenziaria che in alcuni casi sono arrivati a suicidarsi per le difficoltà nel loro lavoro.

I sindacati che li rappresentano chiedono da tempo che la gestione del sistema carcerario sia affidata a mani più efficienti. Il riferimento è indirizzato soprattutto nei confronti del magistrato padovano Giovanni Tamburino che nel febbraio 2012 è stato nominato Capo del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria). Negli uffici di via Bravetta dove si trova il quartier generale di Tamburino, sono in molti a rimpiangere la gestione del suo predecessore Franco Ionta, un altro magistrato esperto di terrorismo che è stato sacrificato durante il governo Monti per aver sollevato obiezioni sul piano di costruzione di nuove carceri elaborato negli uffici di BancaIntesa".

 

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