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L'AIUTINO DI VISCO ALLE BANCHE IN FALLIMENTO - GLI ISTITUTI POTRANNO TENERE FUORI DAL CONTEGGIO DELLE SOFFERENZE I CREDITI DELLE IMPRESE IN CRISI CHE ACCEDONO AL CONCORDATO IN BIANCO - I PRESTITI NON RIMBORSATI SONO A QUOTA A 195 MILIARDI DI EURO

Francesco De Dominicis per "Libero Quotidiano"

ignazio viscoignazio visco

 

Quando non è il governo, ad aiutare le banche italiane pensano le autorità di vigilanza. E, nel caso specifico, la Banca d’Italia. Arriva da via Nazionale l’ultimo regalo agli istituti di credito, che potranno alleggerire i bilanci dalle sofferenze: con scelte più o meno arbitrarie, le banche potranno infatti registrare nella categoria (più favorevole) delle «inadempienze probabili» invece di quella (più penalizzante) delle «sofferenze» i prestiti non rimborsati dalle imprese in difficoltà che accedono al concordato in bianco.

 

bankitalia bankitalia

L’aiutino, nel dettaglio, è arrivato con una circolare dello scorso 10 agosto, che solo il 2 settembre è stata recapitata al vertice dei grandi gruppi creditizi. Un mese fortunato, visto che il Tesoro, con una delibera diffusa in bozza il 25 agosto e presto in arrivo sul tavolo del Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio), ha di fatto salvato l’anatocismo, vale a dire la pratica illegale che permette di calcolare gli interessi sugli interessi sugli scoperti di conto corrente.

 

Un blitz, quello sull’anatocismo, che varrebbe circa 2 miliardi di euro l’anno. Senza dimenticare, il decreto fiscale di palazzo Chigi di giugno, grazie al quale le banche possono defiscalizzare le perdite su crediti in un solo anno e non più in cinque.

 

Sofferenze Bancarie DEF Sofferenze Bancarie DEF

Non è facile calcolare quanto pesa, invece, la misura sulle sofferenze messa a punto a via Nazionale. Un aiutino che servirà di sicuro a rallentare la corsa delle sofferenze degli istituti. L’ultimo dato disponibile dice che a giugno erano arrivate a quota 195 miliardi: 140 miliardi sono i finanziamenti non rimborsati dalle aziende, 35 miliardi quelli delle famiglie (il resto è ripartito tra imprese familiari, onlus, fondi, pubblica amministrazione e assicurazioni).

 

Le sofferenze sono il vero incubo dei banchieri. A dicembre 2012 valevano 125 miliardi e negli ultimi 12 mesi sono continuate a crescere al ritmo di 2 miliardi al mese. I segnali di miglioramento che si registrano per i nuovi prestiti non hanno corrispondenza sul versante dei finanziamenti da rimborsare.

 

accantonamenti sofferenze bancarie accantonamenti sofferenze bancarie

Tant’è che da mesi c’è in ballo l’ipotesi di un intervento pubblico, con la creazione di una bad bank, cioè una discarica di Stato, che tuttavia il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, fatica a far ingoiare ai burocrati dell’Unione europea. A Bruxelles, in effetti, potrebbero bollare l’operazione come un aiuto di Stato, vietato dalle stesse norme Ue. Così, il provvedimento di Bankitalia appare come un cuscinetto extra, in attesa di misure strutturali senza dubbio più incisive. La circolare di via Nazionale fissa alcuni paletti, ma lascia alla «responsabile autonomia» delle banche la scelta finale sulla classificazione dei prestiti non rimborsati (quando si inseriscono tra le sofferenze, vanno aumentati gli accantonamenti).

RENZI PADOAN RENZI PADOAN

 

La decisione di Bankitalia, quindi, sembra privilegiare il concordato in bianco (detto pure «in continuità aziendale») e ciò potrebbe aprire qualche polemica. Si tratta di una nuova procedura concorsuale, introdotta dal governo tecnico di Mario Monti nel 2012, che è stata presa di mira a più riprese: l’opzione non di rado è utilizzata dagli imprenditori come escamotage per dilazionare nel tempo i pagamenti ai creditori, se non addirittura per eludere i pagamenti, attraverso la costituzione di new company che rilevavano l’attività.

 

Fatto sta che adesso, visto l’obiettivo finale (cioè bilanci più leggeri e quindi più utili) potrebbero essere le stesse banche a spingere le imprese clienti (in crisi) a imboccare la strada del concordato in bianco. A farne le spese, sarebbero tutti gli altri creditori delle aziende, quelli più piccoli, spesso senza capacità di difendersi in sede legale né - ancor peggio - la possibilità di resistere a lungo al rientro di un credito.

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