PORTO CON BELLAVISTA SULL“ACQUA MARCIA”/2 - POVERO SCAJOLA! NON FA TEMPO A PIAZZARE IL VICEPRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CARIGE COME CANDIDATO SINDACO A GENOVA, IL CHIERICHETTO OPUS GIANNI VINAI, CHE GLI ARRESTANO L’IMPRENDITORE-AMICO DI UNA VITA PER IL PASTICCIACCIO DEL PORTICCIOLO DI CASA - LE SOCIETÀ E NELLE FONDAZIONI LEGATE AL PROGETTO DEL PORTO DI IMPERIA INZEPPATE DI SCAJOLANI - I PRIVATI AVREBBERO OTTENUTO IL 70% DELL’OPERA, E I COSTI SONO PASSATI DA 80 A 200 MLN €...

Ferruccio Sansa per "il Fatto Quotidiano"

Doveva incontrare il sindaco di Imperia. Ma ad accoglierlo ha trovato anche la Polizia Postale che lo ha arrestato. Parabola amara per Francesco Bellavista Caltagirone, patriota della cordata Alitalia: anni fa nel Ponente ligure era visto come il salvatore, l'uomo che aveva realizzato il porto voluto da Claudio Scajola. Ieri è uscito dal Comune in compagnia degli investigatori. Un terremoto per il regno di Scajola, "u ministru" come continuano a chiamarlo qui. Un epilogo, però, non inatteso: il porto di Imperia da due anni è sotto inchiesta, con costi lievitati da 80 a 200 milioni.

Insieme con Caltagirone Bellavista è finito in prigione Carlo Conti, ex direttore della Porto d'Imperia spa (pubblico-privata) considerato vicino a Scajola. L'accusa per entrambi è truffa aggravata. Indagati anche Paolo Calzia, già direttore generale del Comune di Imperia, Delia Merlonghi, legale rappresentante di Acquamare (società di Caltagirone), Domenico Gandolfo, ex direttore della Porto di Imperia e Beatrice Cozzi Parodi.

Sì, la compagna dell'immobiliarista, soprannominata "nostra signora dei porticcioli" perché impegnata da sola o con Caltagirone nella realizzazione e nella gestione di 5 scali imperiesi. Uno scandalo che mette in discussione il sistema di porticcioli che hanno ricoperto le coste liguri di moli e cemento, con la benedizione di centrodestra e spesso centrosinistra.

Truffa aggravata, quindi. Si tratta della pista finanziaria della più ampia inchiesta sul porto che vede indagato in un altro filone anche Scajola. Secondo i pm imperiesi, l'ex ministro sarebbe tra gli ispiratori di un'associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta (per l'aggiudicazione non ci fu bando di gara). Ma questa è un'altra storia. Al centro dell'ordinanza che ha portato agli arresti di ieri c'è il contratto di permuta con cui le società costruttrici in cambio della realizzazione del porto hanno ottenuto la concessione su gran parte delle opere.

Lasciando, sostiene l'accusa, il socio pubblico a becco quasi asciutto: secondo gli accordi, ricostruiscono Polizia Postale e Finanza, i privati avrebbero ottenuto il 70% dell'opera. Alla società Porto di Imperia spa (di cui il Comune detiene appena un terzo) sarebbe rimasto il restante 30%.

Racconta Beppe Zagarella (Pd), una delle poche voci critiche: "Le società realizzatrici hanno ottenuto l'85% della parte residenziale del progetto, alla Porto di Imperia sono restati i capannoni per la cantieristica e una discoteca. Poi c'è il porto: ai privati sarebbe andato il grosso dei posti barca, mentre al pubblico restano i moli per le imbarcazioni in transito e quelli per la nautica sociale". Non basta: i pm si sono anche concentrati sui costi del mega-progetto .

Si è passati da 80 a 200 milioni. C'è poi il capitolo legato al mutuo da 140 milioni ottenuto dalle società realizzatrici (oggetto di polemiche politiche, ma non ancora di formale indagine). Ricorda Zagarella: "Finora le rate non sono state pagate. Gli istituti hanno concesso una proroga". Il finanziamento è garantito con un'ipoteca da 280 milioni, ma i creditori cominciano a essere impazienti. Tra le banche interessate all'operazione la parte del leone spetta alla Cassa di Risparmio di Genova e Imperia (Carige).

L'opposizione ricorda che il vicepresidente è Alessandro Scajola, fratello dell'esponente Pdl, mentre nella fondazione siede Pietro Isnardi (con-suocero di Alessandro Scajola). Il vice-presidente è Pierluigi Vinai, uomo stimato dagli Scajola e appena scelto come candidato sindaco del centrodestra a Genova.

È il 2003 quando le cronache cominciano a parlare del porto. Mancano ancora anni all'aggiudicazione della concessione, ma Caltagirone Bellavista già vola sopra Imperia in elicottero sognando affari. Con lui ci sono Claudio Scajola e Gianpiero Fiorani che in Liguria sogna di reinvestire i soldi delle sue operazioni finanziarie. Alla fine ecco il via libera: 1440 posti barca più capannoni e residenze. Presto, però, cominciano i guai: i costi crescono, le magistrature indagano.

Oltre alla Procura di Imperia c'è anche quella di Sanremo che teme il coinvolgimento di imprese in odore di ‘ndrangheta nei subappalti per la bonifica e il movimento terra dei porti di Imperia e Ventimiglia (inchieste, va sottolineato, alle quali Caltagirone Bellavista, Cozzi, Scajola e le persone citate in questo articolo sono estranei).

Ma chi osa avanzare perplessità viene messo a tacere. Come Claudio Porchia, all'epoca segretario Cgil di Imperia: "Tu sei il capo di un gruppo parassitario che non conta un tubo e non prende un voto", replica Scajola.

Adesso l'aria sembra cambiata. E l'eco dell'inchiesta arriva in mezza Italia. Perché le società di Caltagirone Bellavista dominano il mercato dei porticcioli. Dal litorale laziale, Civitavecchia e Fiumicino, ancora con benedizione bipartisan, alla Sicilia (Siracusa). Ma per il futuro si parla di Toscana e Dalmazia.

 

CLAUDIO SCAJOLAPAOLO CALZIAMARCO SCAJOLA VICE SINDACO IMPERIAL'ARRESTO DI FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE A IMPERIA FOTO SECOLO XIXFRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE A IMPERIAL'ARRESTO DI FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE A IMPERIA FOTO SECOLO XIXFRANCESCO CALTAGIRONE BELLAVISTA PORTO DI IMPERIAPROGETTO PORTO DI IMPERIA

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