BENZINA SUL FUOCO DELLA CRISI - LONDRA INDAGA SU SHELL, BP E STATOIL: TRUCCATE LE QUOTAZIONI DEL GREGGIO

 

Stefano Agnoli per il "Corriere della Sera"

«Se dovesse risultare che gli automobilisti e i consumatori sono stati toccati nel loro portafoglio a causa di manipolazioni di mercato, i responsabili sentiranno su di loro la piena forza della legge». Il ministro britannico dell'Energia, Edward Davey, questa volta non ha usato mezze parole davanti al Parlamento di Sua Maestà. Per la seconda volta dopo il caso del Libor - una manciata di banche che ritoccava a proprio vantaggio il tasso base per tante operazioni, tra le quali i mutui sulla casa - Londra viene colpita nel vivo.

Ma non solo il Regno Unito: se, come crede la Commissione europea che ha aperto un'indagine su Shell, Bp e la norvegese Statoil, fosse dimostrato che qualche compagnia petrolifera ha «truccato» la quotazione del Brent - ovvero il greggio del Mare del Nord che serve come punto di riferimento per il prezzo del petrolio internazionale e dei prodotti come la benzina e il gasolio - a essere raggirati non sarebbero solo i consumatori inglesi.

Ma anche e soprattutto gli automobilisti di mezzo mondo, italiani compresi, che avrebbero verosimilmente pagato il loro carburante un po' più caro di quanto sarebbe realmente costato, a tutto vantaggio dei «big» del petrolio e delle società internazionali di trading.

L'indagine e l'intervento europeo sono stati ammessi l'altro giorno dalle tre compagnie interessate. Non è dato sapere al momento se altre società grandi o piccole o colossi del trading come Glencore, Vitol, Trafigura o Gunvor siano coinvolti. Per ora si chiamano fuori. L'italiana Eni, da parte sua, ha precisato di aver ricevuto una richiesta di informazioni, ma di non essere coinvolta nel procedimento.

A «cooperare» con gli investigatori è invece Platts, la maggior agenzia mondiale per la fissazione del prezzo del petrolio e in generale delle commodities. Platts, società nata nel 1923 controllata dal gruppo editoriale McGraw Hill (lo stesso che possiede l'agenzia di rating Standard & Poor's) ha una sorta di monopolio sull'informazione petrolifera. E la quasi totalità delle transazioni del mercato, una quota tra l'80 e il 95%, fa riferimento ai prezzi che vengono fissati dall'agenzia americana.

A essere sotto la lente è proprio il sistema che Platts usa per determinare ogni giorno il valore del barile di Brent: il cosiddetto «market-on-close». Come funziona? Utilizzato dal 2002, il market-on-close non è altro che un sistema che dovrebbe rendere conto di tutti i valori delle transazioni delle principali qualità di greggio del Mare del Nord in una «finestra» temporale intorno alle 16.30, ora di Londra.

In pratica ciò che accade è che gli operatori di Platts si informano (per telefono, fax o email) con i principali operatori qualificati (compagnie, trader) dei prezzi spuntati a ridosso della chiusura di metà pomeriggio e sulla base dei valori ottenuti fissano il prezzo di riferimento del Brent.

Un procedimento non così diverso da quello delle banche che scambiandosi informazioni sui tassi interbancari praticati contribuivano a determinare il tasso di riferimento base, il Libor. Come nel caso del Libor il timore è che qualcuno tra i protagonisti del mercato del Mare del Nord abbia manipolato le informazioni raccolte da Platts per influire sul prezzo del Brent, ovviamente a proprio vantaggio.

I valori in gioco sono enormi: con il sistema Platts si stima che si chiudano ogni anno transazioni per 2.500 miliardi di dollari. Per le compagnie, se i sospetti dovessero essere dimostrati, il conto da pagare potrebbe essere salato. Non solo in termini di reputazione (ma le compagnie petrolifere non sono mai state particolarmente simpatiche al pubblico) quanto in termini economici. Per il Libor, ad esempio, Ubs ha dovuto versare 1,4 miliardi di franchi svizzeri alle autorità di controllo americane, inglesi e svizzere.

 

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