FUORI LA FORMULA! – IL MINISTRO TEDESCO DELLA GIUSTIZIA VUOLE CHE GOOGLE RIVELI IL SUO ALGORITMO MAGICO (CIAO CORE!) – “È UNA QUESTIONE DI TRASPARENZA VISTA L’INCIDENZA DI GOOGLE SULL’ECONOMIA EUROPEA”

Arturo Zampaglione per “la Repubblica

 

Per quasi un secolo spie e concorrenti, governi e magistrati hanno cercato invano di procurarsi la formula segreta della Coca Cola. Un’altra «caccia alla formula», con ben maggiori implicazioni politiche ed economiche, coinvolge adesso Google e il suo motore di ricerca. La Germania pretende che il colosso di Mountain View riveli i dettagli dell’algoritmo con cui vengono classificati i risultati delle sue ricerche.

 

GoogleGoogle

«E’ una questione di trasparenza tanto più importante per l’incidenza che ha Google nello sviluppo economico europeo », ha detto con tono battagliero, in una intervista pubblicata ieri dal Financial Times, Heiko Haas, il ministro della Giustizia della Germania di Angela Merkel, aprendo così un nuovo duello con i giganti americani del web.

 

Da tempo l’Europa e gli Stati Uniti sono ai ferri corti per quello che Bruxelles considera un potere monopolistico della Silicon Valley. Varie azioni antitrust sono state intraprese dalla Commissione europea, a cominciare proprio da quella anti-Google, su cui pende il rischio di una multa da 5 miliardi di dollari (ogni decisione sarà presa dal prossimo commissario che si insedierà a novembre, la danese Margrethe Vestager).

Sergey Brin con la moglie Anne Wojcicki Sergey Brin con la moglie Anne Wojcicki

 

E l’anno scorso alle preoccupazioni economiche si sono affiancate quelle politiche, dopo le rivelazioni di Edward Snowden, l’ex-analista della Nsa rifugiatosi a Mosca, sui controlli illegali dell’intelligence americana su cittadini europei, con la complicità di Google e di altre aziende hi tech. In questo clima di crescente diffidenza, la Germania ha deciso di alzare il livello dello scontro. La richiesta del ministro socialdemocratico Haas, che è anche responsabile della protezione dei consumatori, va al cuore del sistema di potere e di ricchezza di Google.

 

È infatti proprio quell’ algoritmo alla base del successo dei due co-fondatori del gruppo, Sergey Brin e Larry Page. E il motore di ricerca, assieme alla pubblicità che alimenta, contribuisce in maniera preponderante al fatturato complessivo di circa 60miliardi di dollari all’anno. Google ha anche una quota nel mercato delle ricerche sul web più alta in Europa che non negli Stati Uniti, 90 per cento rispetto al 68: di qui, secondo Haas, «il suo straordinario potere sui consumatori e gli operatori del mercato » e la necessità che esistano «meccanismi per evitare che si abusi di questo potere».

 larry page larry page

 

È la prima volta che viene chiesta la formula magica di Google. Mentre Mountain View studia come meglio rispondere al ministro Haas, i commentatori americani hanno subito criticato la posizione tedesca. «Google non cederà mai», ha avvertito James Cook su Business Insider. «La Germania ha bisogno di mercati aperti per sviluppare la sua economia basata sulle esportazioni e dovrebbe respingere ogni richiesta di appropriazione indebita della proprietà intellettuale», ha commentato, sempre sul Financial Times, l’ex-ambasciatore americano a Berlino, Robert Kimmitt.

 

Eppure il ministro Haas ha messo il dito sulla piaga: non a caso i concorrenti di Google hanno fatto capire di essere d’accordo con la posizione tedesca. Secondo accuse sempre più circostanziate, l’algoritmo di Page e Brin è costruito in tal modo da danneggiare i rivali e rafforzare Google. Di qui la richiesta che venga reso pubblico in modo da evitare ogni equivoco, mentre Mountain View risponde che non è giusto consegnare ai concorrenti la sua formula segreta e che la trasparenza aprirebbe la porta a spam e hackers.

edward snowdenedward snowden

 

Sullo sfondo dell’offensiva tedesca, ci sono anche le misure allo studio a Bruxelles per difendere la privacy dei cittadini europei ed evitare nuove forme di spionaggio da parte della Nsa o di altre agenzie di intelligence d’oltreoceano, come quelle denunciate da Snowden. L’ipotesi è di costringere le aziende americane ad informare le autorità europee prima di consegnare i dati di un loro cittadino al governo di Washington o ai magistrati degli Stati Uniti.

 

I colossi della Silicon Valley sostengono che una soluzione del genere li metterebbe in rotta di collisione con la giustizia americana. Una risposta, questa, che la Germania respinge: «Se è vero che il mondo digitale non conosce più le frontiere nazionali », ha detto il ministro Heiko Maas, «è giusto che le aziende che offrono beni e servizi ai cittadini europei rispettino le leggi europee: a cominciare da quelle sulla protezioni dei dati e a prescindere da dove si trovi il loro quartiere generale». «Non dobbiamo avere paura di Google, ma come governo abbiamo anche delle responsabilità », ha aggiunto il ministro, brandendo, come deterrente, l’arma finale da usare se ogni altra si rivelerà inutile: la frammentazione in società diverse delle attività di Google.

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