C'E' UN MESSICANO A SIENA - PARLA COME UNO ZUCCHERINO MARTINEZ GUZMAN, CHE GUIDA FINTECH, PRIMA SOCIA AL 4,5% DI MPS: "PROFUMO E VIOLA? SIAMO FAVOREVOLI ALLA CONTINUITA'. MI SPIACE CHE MANSI LASCI LA FONDAZIONE" - "L'ACQUISIZIONE DI TELECOM ARGENTINA? MANCA ANCORA L'OK DI BUENOS AIRES"

Leonardo Maisano per "Il Sole 24 Ore"

«Cominciai a contattare finanziatori per il mio fondo, in Messico, nel 1988. E mia nonna non era fra di loro». David Martinez Guzman, 57 anni, messicano di nascita, creatore e guida di Fintech Advisory, primo azionista con il 4,5% del Monte dei Paschi di Siena, sfata, con un sorriso, il mito numero uno.

Alla nonna non deve rendere i 300 mila dollari che la vulgata comune sostiene essere stato gentile contributo della progenitrice alle fortune del nipote. Corregge il secondo: non ha un quadro di Jackson Pollock da 140 milioni di dollari in salotto. «Non l'ho appeso in casa, ma la storia del Pollock è più complessa», dice.

Aggiusta il terzo: non ha mai voluto farsi prete. «Ma sono stato educato grazie anche ai Legionari di Cristo. Il fondatore, la cui storia è (tragicamente n.d.r.) nota, mi fu vicino, mi fece studiare filosofia, da laico, all'Università Gregoriana di Roma».

Se ne andò poi ad Harvard, trampolino verso Citi, e infine verso sé stesso con un fondo che gestisce fra i 5 e i 10 miliardi di dollari di asset, dall'Argentina a Siena, passando da New York dove le "cronache" lo ammantano di un'aura misteriosa sulle origini della sua fortuna, sulla frequentazione con i Legionari di Marcial Maciel, definendolo «il messicano più liquido di Wall Street».

Complice il suo silenzio: da anni non concedeva un'intervista. Un legionario al Monte? È questo l'uomo, con un filo di barba su un incarnato latino, che si presenta - metaforicamente - oggi, all'assemblea di Mps, socio forte del patto che guida la banca, negli ultimi decenni vicina alle amministrazioni di sinistra.

È stato un buon affare o si è trattato solo della scommessa su un istituto in sofferenza?
Abbiamo visto l'interesse anche perché si trattava di un asset difficile. È la nostra filosofia: interveniamo in situazione di stress finanziario e crisi macro. Le difficoltà dell'euro e l'esigenza di ripensare la banca hanno creato un macro-opportunity e una corporate-opportunity. Per noi è un investimento finanziario, ma con obiettivi di lungo periodo. Monte è passato da una crisi con aiuti di stato a un piano manageriale triennale che conosciamo e sosteniamo.

Eppure avete voluto un lock up più morbido. La revisione dell'aumento di capitale vi ha sorpreso?
No. Immaginavamo che potesse essere fra i 3 e i 5 miliardi e ora, a quota 5, è più che sufficiente. Con il management avevamo pensato a una patrimonializzazione in linea con le maggiori banche del Paese. Siamo tanto convinti che partecipiamo anche al consorzio di garanzia. Quanto al lock up nessun mistero: da investitori preferiamo avere meno vincoli, ma il nostro orizzonte è quello che si è dato il piano di ristrutturazione quindi tre anni, sapendo che ci vorrà tempo perché il Monte decolli del tutto. Il lock up non significa che intendiamo vendere anzitempo. In Spagna, per il Banco Sabadell (di cui Fintech possiede il 5%, ndr) avevamo una clausola di soli tre mesi. Non abbiamo ancora venduto un'azione.

Quindi condivide l'operato del management?
Sì. Hanno un piano ambizioso, ma hanno mantenuto gli obbiettivi. Siamo favorevoli alla continuità.

Continuità interrotta, in realtà, al vertice della Fondazione. Antonella Mansi ha annunciato le dimissioni. Come avete lavorato in questi mesi?
Antonella Mansi ha protetto gli interessi della Fondazione con grande tenacia e abilità, contro pressioni dei mercati, esponenti governativi e della stessa banca. Mi dispiace davvero che abbia lasciato. Ha dato un enorme contributo a Siena, consentendo la stabilizzazione finanziaria della Fondazione.

Crede in un prossimo consolidamento del mondo bancario europeo, del sud Europa in particolare, che potrà coinvolgere anche Mps?
Il consolidamento è inevitabile. Monte dei Paschi potrebbe essere, in una seconda fase, elemento di attrazione, il consolidator, attorno al quale far convergere asset italiani e poi, magari, europei.

Vede sinergie con Sabadell? Si parla dell'attivismo spagnolo, cominciando da Santander...
Sabadell e Monte hanno strategie diverse. Quanto alle banche spagnole va detto che hanno giocato un grande ruolo in America latina. Santander e BBVA hanno manifestato molto interesse per l'Italia.

Voi, in novembre, avete rilevato la quota di Telecom Italia in Telecom Argentina. È stato un buon investimento?
Siamo stati partner di Telecom Italia in Telecom Argentina per anni e sono molto vicino a Marco Patuano. L'accordo di novembre attende l'ok del governo di Buenos Aires e quindi non è interamente completato. La situazione in Argentina è complessa, stiamo lavorando per l'approvazione, resa più problematica dalla nostra presenza nel settore tv via cavo.

Teme che l'approvazione possa non arrivare?
Sono fiducioso che il governo darà il via libera all'operazione, così come sono fiducioso sulle prospettive dell'Argentina.

Sul cavo c'è fermento anche in Europa. Intendete investire?
Il nostro interesse è sulle società di telecomunicazione del sud Europa, inclusa Telecom Italia di cui siamo investitori. Apprezziamo l'operato del management.

Siete pronti ad aumentare la vostra partecipazione in Telecom Italia?
Prima vogliamo risolvere il caso Telecom Argentina, ma esiste la possibilità di accrescere il nostro investimento.

L'Italia sembra tornata, con forza, nel mirino degli operatori internazionali. È d'accordo?
I mercati hanno reagito in modo esagerato alla crisi, arrivando a considerare, addirittura, la frattura dell'euro. Una visione troppo pessimistica che ha abbattuto il valore degli asset. Il recupero va confermando la tesi di Mario Draghi secondo cui «l'eurozona diverrà un isola di stabilità» perché le misure adottate per rafforzare l'euro sono quelle giuste. I governi italiani, Renzi, ma prima di lui Letta, Monti e anche Berlusconi hanno varato provvedimenti in questo senso. L'Italia non soffre le dinamiche del «boom and bust» da economia emergente che abbiamo visto in Spagna. È un'economia matura e siamo positivi sul quadro macro del Paese.

Visto con le lenti di un investitore che cosa crede debba fare il legislatore europeo per evitare il ripetersi di nuove crisi?
Sono molto bullish su come l'Europa ha gestito i suoi problemi. Faccio i complimenti all'Ue e metto in guardia dal porre troppa attenzione ai segnali dei mercati. Fanno la voce grossa, ma è cacofonia. Le istituzioni europee, grazie anche alla Germania, hanno saputo opporre la logica razionale del negoziato. Questa crisi deve avere la forza di trasformare l'assetto europeo, nella consapevolezza che i tempi della politica non sono quelli della finanza. I mercati vogliono la soluzione in un giorno, ma la soluzione in un giorno, semplicemente, non c'è. Per questo a chi invoca subito il monetary easing ricordo che prima di dare la medicina è necessario compiere qualche sforzo.

 

David Martinez Guzman david martinez Pontificia Università Gregorianamonte-dei-paschi-di-siena-sedeALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA MANSI E PROFUMOMARCO PATUANO

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....