1. MARIO GRECO PENSA SOLO ALLE POLIZZE MA CALTA NON DIMENTICA CHE IN PANCIA ALLE GENERALI CI SONO 400 MILIARDI DI IMMOBILI CHE COSTITUISCONO UN PATRIMONIO ECCEZIONALE SUL QUALE PRIMA O POI QUALCHE RAGIONAMENTO SI DOVRÀ FARE. È BENE CHE IL CALVO NAPOLETANO SE NE RICORDI. ALTRIMENTI SI RITORNERA' AI MATERASSI 2. RAINER MASERA HA LE PALLE PIENE DELLA RETE FERROVIARIA E PUNTA A BANCA MARCHE 3. INTORNO ALLA POLTRONA DI AURELIO REGINA SI STANNO SCATENANDO GLI APPETITI DEI PARTITI CHE HANNO CONTRIBUITO A PORTARE IN CAMPIDOGLIO IL CHIRURGO MARINO 4. LA CRISI DELL’EDITORIA NON TOCCA SOLTANTO I GRANDI GRUPPI COME RCS, MA STA PROVOCANDO FERITE VISTOSE IN TUTTE LE DIREZIONI, VEDI GLI STABILIMENTI DEI STAMPATORI

1. CALTA NON DIMENTICA CHE IN PANCIA ALLE GENERALI CI SONO 400 MILIARDI DI IMMOBILI
Giurano che ci fosse anche lui ma nessuno è riuscito a vedere Mario Greco, il napoletano amministratore delegato delle Generali, tra i 9mila ciclisti che domenica si sono ritrovati per la Maratona delle Dolomiti.

Anche spuntando la classifica finale non si trovano i nomi degli amici di bicicletta Colao Meravigliao, Alessandro Garrone, Giancarlo Rana e Rodolfo De Benedetti che nel 2009 vinse la scalata riservata ai vip. L'anno scorso Mario Greco ,che a metà giugno ha compiuto 54 anni, era arrivato al 155° posto, un piazzamento più che onorevole ,ma evidentemente quest'anno ha preferito disertare oppure si è fermato in qualche baita dolomitica per tirare il fiato.

A pesare sul fisico e sulla testa non è solo l'età ma soprattutto il desiderio di chiudere in maniera definitiva l'organigramma che d'ora in avanti dovrà risvegliare il Leone di Trieste, un'operazione che ha già dato risultati brillanti portando il titolo a 13,5 euro e la capitalizzazione del Gruppo oltre i 20 miliardi.

La sua filosofia è chiara e punta come sta accadendo per molte aziende in crisi nella valorizzazione del core business legato alle polizze e agli altri prodotti assicurativi. Da qui l'idea di prendere il largo dai salotti buoni lasciando intravedere la possibilità di sganciarsi anche da quello più che sgangherato di Rcs dove la Fiat di Yaki Elkann inietta denari alla faccia della crisi dell'automobile.

La strategia di Greco ha creato una cintura di sicurezza nel management dove sono entrati uomini di sua fiducia collaudati in Allianz e Zurich, i due colossi assicurativi tedesco e svizzero.

Ieri ha fatto un altro passo avanti e ha varato la sub-holding delle attività italiane che gestirà 13 miliardi di euro e servirà a integrare tutte le attività della Penisola. È un processo complicato che porterà via un po' di tempo ed è stato affidato a Raffaele Agrusti, l'ex-direttore finanziario da 30 anni in Generali che è stato il braccio destro di Giovanni Perissinotto, il paffuto ex-amministratore delegato al quale piaceva tramare con Pelliccioli, Nagel, Della Valle e i banchieri russi.

Nell'organigramma varato ieri dal consiglio di amministrazione sotto la presidenza di Sergio Balbinot, si trova anche il figlio di Paoletto Scaroni, il capo dell'Eni che dovrà curare la distribuzione. Nei confronti di questo giovinotto di 35 anni, assunto a Trieste il 1° marzo di quest'anno, Greco ha speso sin dall'inizio parole positive ricordandone le esperienze in Goldman Sachs, McKinsey e in Zurich. Qualcuno ha pensato che l'arrivo del manager fosse il preludio di una staffetta con il papà che non ha mai nascosto la sua ambizione di arrivare al vertice delle Generali quando sarà scaduto il suo mandato all'Eni.

In realtà è un pensiero senza fondamento e quelli che non sono ispirati da pensieri maligni preferiscono ricordare le nozze da fiaba a San Miniato del giovane Scaroni con Violante Mazzei, discendente della nota famiglia fiorentina che ha le mani in pasta nelle banche e nel vino.

D'ora in avanti Greco potrà accelerare i tempi della sua strategia che prevede, tra l'altro, la vendita di alcuni asset in Messico, Usa e Svizzera. A Trieste e non solo a Trieste, lo aspettano al varco per capire se il calvo assicuratore napoletano merita il giudizio di "fuoriclasse" pronunciato non più tardi dell'altro ieri da Davide Serra, il gestore di hedge fund e mentore di Matteo Renzi, che anni fa fece un casino tremendo a Trieste prendendo di petto l'anziano Bernheim e Cesarone Geronzi.

Oltre a Serra, che ormai si comporta e parla come fosse il presidente di Goldman Sachs, c'è anche un altro personaggio che si aspetta da Greco soddisfazioni e risultati. È Francesco Gaetano Caltagirone, per gli amici Caltariccone, che con il suo pacchetto di azioni si aspetta ricadute positive. Quando è apparso nel salotto di Lilli Gruber, Caltariccone è stato presentato con la citazione del "Financial Times": "l'uomo più influente che opera dietro le quinte". Al Calta questi complimenti lasciano il tempo che trovano e dopo essersi schernito ha dovuto fronteggiare la rossa giornalista sul terreno dei giudizi politici dove si è sbilanciato nei confronti di Renzi e di Grillo, ma ha lasciato l'amaro in bocca al genero Pierfurby Casini.

Quando poi il discorso è caduto su Unicredit,Montepaschi e Mediobanca ("un piccolo club dove si entrava per cooptazione") era scontato chiedergli qualcosa sulla sua partecipazione in Generali. Questa domanda la Gruber non l'ha fatta probabilmente perché non riteneva utile approfondire l'argomento. Qualcuno però sostiene che Caltariccone abbia gli occhi bene aperti sul Leone di Trieste e sulla strategia di Greco. Finora non ha manifestato opinioni discordi rispetto all'intenzione del manager napoletano che vuole trarre il massimo utile dal core business delle polizze.

Per i soci di Generali è tutto ok, ma il Calta non dimentica che in pancia alla Compagnia ci sono 400 miliardi di immobili che costituiscono un patrimonio eccezionale sul quale prima o poi qualche ragionamento si dovrà fare. E poiché è un raffinato collezionista di monete antiche non dimentica che il mattone è una delle monete piu' preziose.

È bene che il calvo napoletano ,innamorato delle polizze, se ne ricordi.Altrimenti si ritornera' ai materassi.


2. RAINER MASERA HA LE PALLE PIENE DELLA RETE DEI TRENI E PUNTA A BANCA MARCHE
Se vi ricordate il nome di Rainer Masera, l'economista comasco che è stato ministro del Bilancio nel Governo di Lamberto Dini, mandategli un segno di stima.

L'indirizzo a cui inviare il messaggio a quest'uomo dall'aria leopardiana è quello delle Ferrovie dello Stato dove il buon Rainer dal 2006 è presidente della società Rete Ferroviaria Italiana. Che cosa ci azzecchi uno come lui con i treni è un mistero, ma è lo stesso mistero che ha portato un altro collega come Innocenzo Cipolletta a occupare senza alcun potere lo strapuntino nella galassia di Mauro Moretti.

Adesso Masera non vede l'ora di lasciare quella carica per rientrare nel mondo della finanza, il terreno più adatto per la sua intelligenza.

L'obiettivo è Banca Marche, l'Istituto di credito nato nel '94 ad Ancona dopo la fusione iniziale delle Casse di risparmio di Macerata e Pesaro alle quali si è unita in un secondo tempo quella di Jesi. Non è una grande banca perché dispone di 312 filiali con 3mila dipendenti e raccoglie poco meno di 20 miliardi.

Ad aprile il presidente Lauro Costa, un maceratese di 63 anni, se ne è andato con un colpo ad effetto che ha fatto correre voci inquietanti sullo stato di salute della banca. Sembra infatti che per rimettere le cose a posto in ossequio alle direttive della Banca d'Italia, Banca Marche abbia bisogno di un aumento di capitale di 400 milioni di cui 300 subito e 100 nei prossimi due anni. Da parte sua Masera che è entrato nel consiglio di amministrazione per conto della Fondazione CariPesaro ,è totalmente d'accordo sulla necessità di creare una cintura di sicurezza che eviti all'Istituto di andare incontro ad amare sorprese.

Purtroppo il sogno dell'ex-ministro al Bilancio stenta a realizzarsi anche se da più parti gli arrivano attestati di stima per la sua competenza. Tra coloro che si sono astenuti all'ultima Assemblea per consacrare la sua nomina c'è anche Sandro Forlani, il 54enne figlio dell'ex-segretario Dc Arnaldo, che ha imboccato come il padre la strada della politica e milita nelle file dell'Udc.

A Masera questi giochetti stanno facendo perdere il sonno e fino a quando non avrà ottenuto garanzie precise dovrà continuare a sentire il rumore dei treni.

3. INTORNO ALLA POLTRONA DI AURELIO REGINA SI STANNO SCATENANDO GLI APPETITI DEI PARTITI
Per i collezionisti di cariche privarsi di una poltrona provoca dolore quanto per un gallerista vendere a un oligarca russo una crosta d'autore.

Questo sentimento lo sta provando Aurelio Regina, il manager e imprenditore foggiano che rischia di perdere la presidenza di Musica per Roma, la Fondazione che presiede dal gennaio 2011. La nomina scade nel 2015 ma intorno a questa istituzione romana che ha nell'Auditorium di Renzo Piano il fiore all'occhiello si stanno scatenando gli appetiti dei partiti che hanno contribuito a portare in Campidoglio il chirurgo Marino.

A Regina, che vanta un curriculum di presidente e consigliere nel mondo degli industriali del tabacco e della finanza, la logica dello spoils system fa semplicemente orrore e rifiuta l'accusa di cercare coperture presso i partiti, in particolare il Pd di Epifani.

Per questa ragione oggi ha preso carta e penna per scrivere una lunga lettera su "Repubblica" in cui ricorda di aver svolto il suo compito con spirito di servizio rinunciando al suo emolumento e a tutti i rimborsi spese. "Sono stato chiamato a ricoprire posizioni di presidente della Fondazione - scrive il manager - con la logica puramente mecenatistica. Quindi non si capisce perché debba mettermi da parte".

Forse è bene ricordargli che nel 2011 a sceglierlo per Musica per Roma fu il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno che addirittura gli offri' di diventare assessore. A quell'epoca l'ex-primo cittadino del Campidoglio voleva mettere il timbro sulla carica ripetendo il copione già seguito da Veltroni con l'amico Gianni Borgna e prima ancora con il longilineo Goffredo Bettini.
Ai politici piace la musica delle poltrone. E anche il buon Regina deve capire che sull'operetta romana è calato il sipario.

4. LA CRISI DELL'EDITORIA NON TOCCA SOLTANTO I GRANDI GRUPPI COME RCS, MA STA PROVOCANDO FERITE VISTOSE IN TUTTE LE DIREZIONI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che la crisi dell'editoria non tocca soltanto i grandi gruppi come Rcs, ma sta provocando ferite vistose in tutte le direzioni.

E' quanto si legge nel rapporto sull'industria dei quotidiani realizzato dall'Associazione Stampatori di giornali e dall'Osservatorio tecnico "Carlo Lombardi".

Il numero degli stabilimenti di stampa dei quotidiani, che oggi contano 155 testate in mano a 116 società editrici, è passato tra il 2011 e l'anno scorso da 92 a 77 con una riduzione di 15 complessi tipografici che hanno chiuso i battenti. Anche il numero dei poligrafici è in discesa con una diminuzione di 424 unità da un anno all'altro. Quando si parla della crisi di Rcs bisognerebbe ricordarsi anche di queste realtà e delle 147 agenzie di informazione che attraversano un momento di grande sofferenza".

 

MARIO GRECO MARIO GRECO NUOVO AD DI GENERALI AL SUO ARRIVO NELLA SEDE MILANESE DELLA COMPAGNIA ASSEMBLEA GENERALI DI BANCA DITALIA GAETANO CALTAGIRONE E GIOVANNI BAZOLI FOTO LA PRESSE LEONE DI TRIESTE ASSICURAZIONI GENERALI jpegASSICURAZIONI GENERALImario greco generali generali RAINER MASERA - Copyright PizziMARIO MONTI RAINER MASERA - Copyright Pizziocon58 rainer masera fassino boris biancheriDE MITA FORLANI AURELIO REGINA Aurelio Regina e moglie IGNAZIO MARINO E IL CARDINALE AGOSTINO VALLINIgiornaligiornali

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