carlo bertazzo giuseppe conte

CI VUOLE UNA CERTA FACCIA TOSTA: È AUTOSTRADE A DETTARE LE CONDIZIONI AL GOVERNO! IL NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO DI ATLANTIA METTE IN CAMPO LE PROPOSTE PER EVITARE LA REVOCA (E CHIEDE DI CAMBIARE IL 'MILLEPROROGHE'). SA CHE AL GOVERNO È ARRIVATO IL PARERE DELL'AVVOCATURA DI STATO, CHE FRENA SULL'IPOTESI DELLA REVOCA: SI RISCHIA UN CONTENZIOSO DURISSIMO IN SEDE DI CORTE DI GIUSTIZIA UE

1. AUTOSTRADE, GOVERNO PRONTO ALLA REVOCA L'AVVOCATURA FRENA

Giorgio Santilli per ''Il Sole 24 Ore''

 

Il parere tanto atteso dell' Avvocatura generale dello Stato, necessario per chiudere il procedimento amministrativo sulla eventuale revoca della concessione di Aspi, ora c' è. È arrivato mercoledì a Palazzo Chigi e al ministero delle Infrastrutture, imprimendo un' accelerazione sulla decisione del governo che potrebbe arrivare non appena sia convertito in legge il decreto Milleproroghe (tra una settimana).

carlo bertazzo

 

Il parere dell' Avvocatura è stato segretato dalla presidenza del Consiglio, ma da indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore trapelano alcuni elementi. Il più rilevante è che al momento (e in attesa delle pronunce della magistratura) non ci sono elementi sufficienti per considerare una decisione di revoca della concessione priva di rischi di contenzioso. In particolare, in sede di Corta di giustizia Ue.

 

Ci sarebbe il rischio, cioè, che anche l' articolo 35 del decreto legge Milleproroghe, su cui il procedimento di revoca è stato costruito, non superi l' esame della Corte Ue, anche laddove prevede la nullità di clausole convenzionali vigenti.

 

Viceversa l' Avvocatura rileva che puntando sul profilo dell' obbligo di custodia delle opere cui è tenuto il concessionario si sarebbe potuto instradare meglio il procedimento amministrativo, in questo caso invertendo a carico del concessionario stesso l' onere della dimostrazione del rispetto della convenzione.

 

I giorni prossimi consentiranno di capire meglio gli argomenti utilizzati dall' Avvocatura nel parere e quale effetto concreto questo avrà sull' azione del governo. Ieri intanto è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a fare chiarezza anche rispetto a indiscrezioni di stampa che davano, con diverse interpretazioni, una decisione di revoca praticamente già assunta o, viceversa, rinviata di alcuni mesi. «Il governo - ha detto il presidente del Consiglio - sta conducendo la procedura di revoca ed è interesse della controparte fare una proposta transattiva che il governo avrebbe il dovere di valutare.

 

ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE

Se fosse una proposta che offre la possibilità di tutelare l' interesse pubblico più della revoca abbiamo il dovere di considerarla». Gli elementi che chiarisce Conte sono, anzitutto, che l' orientamento del governo resta quello della revoca. Nei giorni scorsi, in effetti, il ministero delle Infrastrutture ha valutato insufficienti le proposte fatte finora dalla concessionaria Aspi e dai suoi azionisti. E la forte irritazione, oltre che la distanza di posizione, viene confermata dal ministero di Porta Pia che considera esigui gli ulteriori spazi di confronto.

 

Conte aggiunge però chiaramente che c' è ancora uno spazio per una «proposta transattiva» da parte di Aspi e che il governo la valuterà. Una nuova proposta transattiva, sembra di capire dalle parole del presidente del Consiglio.

 

Qui si torna al livello delle indiscrezioni. I piani su cui è necessario raggiungere un accordo per evitare la revoca sono due. Il primo è la disponibilità di Aspi a una massiccia dose di investimenti in manutenzione e sicurezza fuori convenzione, aggiuntivi cioè rispetto a quelli pianificati. Questi investimenti aggiuntivi e urgenti non sarebbero compensati da aumenti tariffari. Sulla cifra si dà una banda di oscillazione fra 3,5 e 4 miliardi. La distanza su questo punto sarebbe ancora molta.

PAOLA DE MICHELI GIUSEPPE CONTE

 

Ma è soprattutto l' altro piano, quello di un accordo per una revisione complessiva della convenzione che regola la concessione, quello su cui il confronto è più difficile. Fin dalla nascita del governo Conte 2, un punto di accordo fra Pd e M5s è stato che tutte le concessioni autostradali sarebbero state sottoposte a una profonda revisione, sulla base del metodo tariffario indicato dall' Autorità di regolazione dei trasporti (Art) nella sua delibera 16/2019 del 18 febbraio 2019. Una rivoluzione per il settore che i concessionari hanno preso malissimo, presentando ricorso al Tar.

 

L' Autorità guidata da Andrea Camanzi vuole imporre a tutti i concessionari un metodo tariffario unico - in luogo degli attuali sei - fondato su un price cap classico: aumenti tariffari pari all' inflazione meno una X di recupero di produttività (diversa da concessionario a concessionario sulla base di una serie di parametri di efficienza gestionale). E soprattutto la delibera dell' Art poggia sul principio che il riconoscimento tariffario arriva al concessionario solo dopo che l' opera è stata collaudata, indipendente dallo stato di avanzamento dei lavori.

 

giuseppe conte paola de micheli

La norma di legge che imponeva la revisione sulla base della delibera Art esisteva già, l' articolo 37 del decreto legge 109/2018 (decreto Genova) ma il governo l' ha voluta ribadire e rafforzare inserendo nell' articolo 13 del Milleproroghe il termine al 31 luglio 2020 per l' adeguamento delle convenzioni e al 31 marzo per la presentazione da parte delle concessionarie dei nuovi piani economico-finanziari coerenti con la nuove regole.

 

Anche qui il rischio di un contenzioso in sede Ue è molto elevato. I concessionari e in genere il mondo delle imprese è trincerato sul principio "pacta servenda sunt": la legge non può intervenire a modificare accordi sottoscritti fra lo Stato e soggetti privati. Sulla stessa linea si è schierato ieri, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, confermando la sua posizione: «sono perché Autostrade paghi tanto per quello che è successo, ma attendo strumenti giuridici seri».

 

 

 

2. «ACCORDO SU AUTOSTRADE CON PIÙ INVESTIMENTI E REGOLE INFLESSIBILI»

Federico Fubini per il ''Corriere della Sera''

 

patuanelli paola de micheli

Ieri Giuseppe Conte è stato chiaro su Autostrade per l' Italia (Aspi): «Se arrivasse dall' azienda una proposta nell' ambito della procedura per l' eventuale revoca della concessione - ha detto il premier - il governo dovrà valutarla». Anche per questo Carlo Bertazzo, amministratore delegato di Atlantia, presenta la sua idea per un riassetto del rapporto fra la sua controllata Aspi e lo Stato dopo il crollo del ponte Morandi.

 

Lei capisce che secondo molti non vi state assumendo le vostre responsabilità?

«È inutile negare che sono stati commessi errori e Aspi sta pienamente collaborando con la Procura di Genova affinché ogni responsabilità venga individuata. Oggi abbiamo la piena consapevolezza che la rete autostradale ha bisogno di molti più investimenti e di molta più manutenzione. Per questo a gennaio Aspi ha presentato un nuovo piano industriale con un forte incremento degli investimenti, per il rinnovamento e le manutenzioni. Vogliamo ricostruire un rapporto di fiducia con le istituzioni e i cittadini: abbiamo il dovere di garantire autostrade sicure».

 

Il governo ha avviato la procedura di revoca. Davvero volete vedere se bluffa?

«Per noi è importante avere un Concedente implacabile.

luciano benetton

Senza voler negare gli errori di Aspi, lo Stato che affida un' infrastruttura a un privato deve anche regolare e vigilare rigorosamente. Qui c' è stata scarsa responsabilità da parte di tutti, ma credo che ora sia il momento di guardare al futuro. Noi intendiamo collaborare strettamente con il Concedente per trovare una soluzione nell' interesse pubblico».

 

Ora siamo al muro contro muro. Come se ne esce?

«Noi abbiamo proposto alle istituzioni un progetto di sviluppo infrastrutturale per il Paese, che implica però alcuni presupposti».

 

Dopo aver fatto cadere il ponte Morandi, cercate di dettare le condizioni?

«Non si tratta di questo, ma di rendere fattibile ciò che proponiamo. Quei presupposti sono essenziali. L' obiettivo è riconsegnare allo Stato al termine della concessione nel 2038 una rete autostradale di qualità, moderna e potenziata. Per questo, gli investimenti previsti sono stati aumentati del 40%, da 10,4 a 14,5 miliardi di euro al 2038. Sempre al 2038, la spesa per manutenzione della rete passerà da oltre 200 a 370 milioni di euro l' anno: 7 miliardi in totale, di cui oltre due entro il 2023».

 

Aspi ha già 10,6 miliardi di debiti di cui 1,8 in scadenza tra il 2020 e il 2021, e siete già stati declassati a «junk». Dove prendete la liquidità?

«Non per nulla parlo di presupposti fondamentali. Il "milleproroghe" ha aumentato l' incertezza sulle regole e, a detta delle agenzie di rating, ha causato i nostri declassamenti a "BB meno". Quella modifica unilaterale al contratto non può che rompere la fiducia degli investitori e bloccare gli investimenti in tutti i settori infrastrutturali, non solo le autostrade. Riduce l' attrattività del Paese».

 

Che accade con la revoca?

«Sarebbe una catastrofe per tutti. Verrebbe distrutta un' azienda che ha fatto la storia dell' Italia, con oltre settemila dipendenti e un piano d' investimenti di 14 miliardi.

LUCIANO BENETTON TOSCANI

Se dovesse succedere, Aspi farebbe un default da dieci miliardi, con una forte perdita per le famiglie italiane, che detengono 750 milioni di euro di un' obbligazione retail, per Cassa Depositi e Prestiti e la Banca Europea degli Investimenti che hanno 2 miliardi di euro, e per numerosi obbligazionisti italiani e internazionali. Sarebbe pesantemente colpita anche Atlantia, che garantisce cinque di questi dieci miliardi».

 

Sarebbe uno choc finanziario per l' intero Paese.

«Esatto. E per questo il presupposto di tutto è ridare chiarezza alle regole e far sì che Aspi possa recuperare un rating più solido, che le permetta di finanziarsi sui mercati per eseguire gli investimenti necessari. Possiamo ridefinire condizioni chiare anche sulla revoca. Siamo disposti anche a una riscrittura condivisa dell' articolo 9 della convenzione del 2007 (quello che prevedeva indennizzi da 23 miliardi, ndr). Abbiamo proposto di avere le stesse regole di altre grandi società come Terna».

 

Il vostro piano mette la rete in sicurezza?

«Qui ci dobbiamo mettere d' accordo. Sa che oggi non esistono standard univoci in Italia su cosa è la sicurezza? Li devono dare le autorità. Il settore ha bisogno che il regolatore fornisca standard di sicurezza precisi e misurabili, ad esempio su gallerie e viadotti.

Quando quindici giorni fa abbiamo deciso di destinare 70 milioni per la verifica statica delle oltre 550 gallerie della rete Aspi ci siamo resi conto che non avevamo criteri nazionali da seguire. Abbiamo dovuto prendere le linee guida del governo francese. Una volta definite le regole, vogliamo che il Concedente sia inflessibile nel farle rispettare. Per questo abbiamo proposto una radicale revisione del sistema di penali con sanzioni severe in caso di ritardi».

 

Vede altri presupposti per un accordo con il governo?

roberto tomasi autostrade per l'italia

«È necessario un equilibrio economico-finanziario, che consenta di finanziare il progetto di ammodernamento. Proponiamo investimenti per oltre 14 miliardi, dobbiamo mantenere i nostri impegni con i creditori e dev' esserci una normale remunerazione del capitale. Le tariffe discendono da questa esigenza di equilibrio e di bancabilità degli investimenti».

 

Nel governo si dice che vi sentite forti e protetti...

«Abbiamo mostrato costantemente una volontà di dialogo e ci conforta la dichiarazione di Conte, un invito a proseguire in un confronto costruttivo. La priorità è condividere un progetto di ammodernamento e investimento che prolunghi la vita utile della rete, per preservare un' infrastruttura essenziale per il Paese. Una proposta articolata è già stata formalizzato al governo e siamo in attesa di una risposta. Siamo anche pronti a favorire l' ingresso di soci terzi in Aspi, anche con quote di maggioranza, nel rispetto dei diritti degli attuali soci di minoranza e di procedure trasparenti».

 

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