LA CONTESA DI SIENA - ORA CHE LA FONDAZIONE E' SCESA AL 15% MPS DIVENTA CONTENDIBILE. CHI SE LA PIGLIERA'? E LA MANSI ADESSO CERCA UN PARTNER...

1 - MPS DIVENTA CONTENDIBILE IN SICUREZZA I CONTI DELL'ENTE
Cesare Peruzzi per il "Sole 24 Ore"

Banca Monte dei Paschi è diventata contendibile. E la Fondazione Mps ha messo in sicurezza i conti. Sono le novità più rilevanti (la prima, storica; la seconda, tutt'altro che scontata) dopo che l'Ente presieduto da Antonella Mansi ha annunciato la vendita dell'11,98% del gruppo di Rocca Salimbeni.

L'operazione, realizzata martedì sera attraverso Morgan Stanley (controparti hedge e fondi istituzionali americani) per un controvalore di circa 350 milioni, insieme ai pacchetti ceduti nelle settimane scorse riduce al 15% la partecipazione Mps nelle casse di Palazzo Sansedoni, dove da gennaio a oggi sono affluiti quasi 500 milioni: «Un piccolo miracolo, frutto di un'azione determinata, coraggiosa e competente», come ha commentato ieri il sindaco di Siena, Bruno Valentini.

Chiusa la posizione debitoria nei confronti del sistema bancario (340 milioni al giro di boa del nuovo anno) e trovate le coperture finanziarie per gli impegni economici presi dalla passata gestione (un altro centinaio di milioni), la Fondazione esce dall'emergenza e porta a casa un risultato davvero difficile, sul quale pochi avrebbero (hanno) scommesso appena pochi mesi fa, alla vigilia dell'assemblea della banca di fine dicembre, quando soprattutto i vertici del Monte criticarono la decisione (votata dall'82% degli azionisti presenti) di far slittare a maggio l'aumento di capitale da 3 miliardi previsto dal board di Rocca Salimbeni per gennaio, operazione che avrebbe portato l'Ente al fallimento, con il titolo Mps pericolosamente in picchiata verso la quota di escussione (0,12 euro) dell'intera partecipazione data in garanzia alle banche creditrici.

La Fondazione ha negoziato le ultime vendite a un prezzo (0,234 euro) molto vicino al valore di carico (0,24): merito della presidente Mansi, che ha resistito con forza e determinazione alle pressioni per liquidare a livelli più bassi, non perdendo di vista l'interesse dell'Ente e del territorio, e che ora può dire a voce alta di aver vinto la sua scommessa; e merito del direttore generale Enrico Granata, arrivato a gennaio e regista del riassetto in atto a Palazzo Sansedoni.

«Il lavoro non è finito, questa è solo una tappa», dice l'imprenditrice grossetana (vedere intervista), la cui conferma al vertice della Fondazione dove è arrivata lo scorso settembre (il nuovo statuto prevede un mandato breve che scade in primavera), a giudizio del primo cittadino Valentini, a questo punto «è scontata come quella di Conte sulla panchina della Juventus».

Parole di soddisfazione anche dalle altre istituzioni di riferimento della Fondazione: «Si tratta di un passo decisivo per salvare l'Ente e mettere in sicurezza il patrimonio», dice Simone Bezzini, presidente della Provincia di Siena. «Il risultato ottenuto rappresenta una significativa inversione di rotta che imprime fiducia non solo a livello locale ma anche in un perimetro assai più ampio», sottolinea il rettore dell'Ateneo, Angelo Riccaboni. Mentre Valentini parla di «difesa della relazione banca-città», anche se «l'investimento in Rocca Salimbeni deve diventare una parte minoritaria del patrimonio della Fondazione».

Con il 15% del Monte ancora disponibile (e libero da vincoli) Mansi continuerà a cercare un socio stabile a cui cedere un pacchetto importante (intorno al 10%), da affiancare magari in alleanza, partecipando all'aumento di capitale e diversificando il resto del portafoglio. Banca Mps (-2% a 0,241 euro il titolo ieri) guarda invece al rafforzamento patrimoniale come alla svolta definitiva di questi anni difficili, in grado di allontanare i fantasmi della nazionalizzazione. Intanto, si profila una compagine azionaria da public company. I vertici del Monte mostrano apprezzamento per gli ultimi passaggi di quote. «Ottima cosa, frutto anche del nostro lavoro», dice il presidente Alessandro Profumo in merito alle mosse della Fondazione. Nessun commento da Palazzo Sansedoni.

2 - ANTONELLA MANSI: «ORA UN ALLEATO PER PARTECIPARE ALL'AUMENTO»
Cesare Peruzzi per il "Sole 24 Ore"

«All'aumento di capitale cercheremo di esserci». Antonella Mansi guarda già alle prossime mosse. L'imprenditrice maremmana, 40 anni da compiere, presidente della Fondazione Mps dallo scorso settembre, non si culla sugli allori per il successo di aver scongiurato la messa in liquidazione dell'Ente senese, un tempo tra i più ricchi d'Italia e fino a poche settimane fa sull'orlo del baratro finanziario. «Oggi raccogliamo i frutti del lavoro fatto in questi mesi - dice -. Ma è solo un passaggio, anche se molto importante perché ci dà la tranquillità per cercare di dare una prospettiva alla Fondazione, cominciando a ricostituirne l'attivo».

L'emergenza è superata. «Abbiamo estinto il debito nei confronti delle banche, la parte rimanente di quello contratto nel 2011, e messo in cassa i mezzi per far fronte agli impegni economici pregressi sul fronte delle erogazioni e alla gestione ordinaria - spiega -. La sfida adesso diventa quella di individuare un socio stabile per il Monte, mantenendo una piccola quota che ci consentirebbe di non tagliare il legame storico con la banca».

La Fondazione possiede ancora il 15% del gruppo di Rocca Salimbeni, che ai prezzi di mercato attuali rappresenta un valore di circa 400 milioni. È su questo patrimonio (e sui pochi altri asset in portafoglio) che l'Ente di Palazzo Sansedoni conta per ricreare un attivo in grado di produrre reddito (anche quest'anno Mps non darà dividendo e dunque la Fondazione non avrà entrate) diversificando investimenti e rischio. Tempi? «La fretta non è buona consigliera - sottolinea Mansi -. Se davo retta a chi mi diceva "vendi, vendi" la Fondazione a quest'ora era fallita. E invece siamo andati avanti per la nostra strada, raggiungendo questo primo risultato determinante - aggiunge -. Un risultato che rende più semplice l'aumento di capitale e più appetibile la banca».

Il futuro, ipotetico partner potrebbe essere italiano? «In questo momento non vedo soluzioni nazionali - spiega il presidente della Fondazione Mps -. C'è interesse a livello internazionale, come le operazioni dei giorni scorsi dimostrano». La pista battuta da Palazzo Sansedoni, insieme all'advisor Lazard, porta dunque lontano dal nostro Paese, probabilmente fuori Europa. È possibile che il prossimo azionista "forte" del terzo gruppo bancario italiano abbia gli occhi a mandorla, oppure parli arabo o inglese. «Tutto prematuro», è il commento diplomatico di Mansi, che mette l'accento sull'importanza della missione statutaria alla base del suo mandato al vertice della Fondazione.

«L'obiettivo è di tornare a svolgere quel ruolo fondamentale di motore e di sviluppo per il territorio - racconta -. Ecco perché occorre ritrovare reddito e gestire il patrimonio a disposizione in un'ottica di medio-lungo periodo: questa, da oggi, diventa la nostra priorità assoluta, possibilmente mantenendo una partecipazione dentro il Monte, sia pur piccola. Ci proveremo - commenta - il nostro è un work in progress».

Sulle presunte richieste del Tesoro per la ricerca di partner stabili per la banca senese, Mansi taglia corto: «Il Tesoro ha le sue aspirazioni, che possiamo anche condividere - dice -. Personalmente mi sono più volte affezionata all'idea di trovare un compagno di viaggio per la Fondazione. Intanto abbiamo adempiuto ai nostri doveri e saldata la parte debitoria - conclude il presidente della Fondazione Mps -. Si tratta di un punto e virgola, non di un punto. Vado avanti con la consapevolezza di avere la coscienza a posto». E di essersi già guadagnata il ringraziamento dei senesi.

 

 

MATTEO RENZI E ANTONELLA MANSIMANSI E PROFUMOAntonella Mansi bfcf a b ca ed ba e d monte-dei-paschi-di-siena-sedePalazzo Sansedoni SienaALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA

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