CRAC CHE CRICCA AL S. RAFFAELE! - TEMENDO STESSE SCAPPANDO ALL’ESTERO, I PM HANNO ARRESTATO PIERO DACCÒ, AMICO DI SVACCANZA DEL PIO FORMIGONI (STESSO MARE, STESSO YACHT). AVREBBE CREATO FONDI NERI PER DON VERZÉ E FATTO SPARIRE DIVERSI MILIONI - VENTI PERQUISIZIONI, CINQUE INDAGATI, LE PRIME AMMISSIONI - ROTELLI NON MOLLA L’OSSO A MALACALZA: HA CHIESTO DI VEDERE GLI ATTI DEL FALLIMENTO, FORSE PER UNA NUOVA OFFERTA…

Paolo Colonnello e Giovanna Trinchella per "la Stampa"

«Prendo un aereo e vengo là....». Una telefonata in Israele per organizzare un «urgente» quanto improvviso viaggio d'affari. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei sospetti in Procura e decidere l'altra sera di fermare, mentre usciva dal barbiere, il mediatore d'affari Pierangelo Daccò, 55 anni, considerato uno dei responsabili occulti del dissesto finanziario del San Raffaele.

Al faccendiere, molto vicino a Comunione e Liberazione e buon amico del presidente della Regione Roberto Formigoni, casa a Londra, residenze in Svizzera ma natali nel lodigiano e società con sedi in Olanda, Panama e Curaçao specializzate in ogni genere di affari, vengono contestati tre episodi di concorso in bancarotta fraudolenta per un totale di quasi 4 milioni di euro.

Tre operazioni che avevano sempre come obiettivo la creazione di fondi neri e la loro retrocessione in paradisi fiscali e a «terzi non ancora identificati». Il suo fermo, che dovrà essere convalidato oggi dal gip Vincenzo Tutinelli, è stato tenuto per alcune ore segreto in Procura, proprio in vista delle perquisizioni scattate ieri e che hanno riguardato abitazioni e uffici sia dello stesso Daccò che dei suoi famigliari e collaboratori.

Nonché di due imbarcazioni, una ormeggiata nel porto di Ancona e l'altra nel porto di Lavagna, la «Ad Maiora», divenuta famosa un paio di anni fa dopo che sulla stessa venne fotografato il Presidente della Lombardia Formigoni in costume da bagno.

A mettere nei guai il faccendiere sarebbero stati i verbali della segretaria di Mario Cal, il vicepresidente del San Raffaele sucidatosi il 18 luglio scorso poco dopo l'apertura dell'inchiesta e considerato uno dei principali responsabili del dissesto, e i racconti di Mario Valsecchi, direttore amministrativo della Fondazione Monte Tabor, tra i primi ad essere indagati con un'ipotesi originaria di false fatturazioni, aggravata adesso dal concorso in bancarotta. «Non c'è alcuna ragione per questo arresto - ha dichiarato ieri Giampiero Biancolella, legale di Daccò - il mio cliente è in grado di dimostrare perfettamente che non vi era alcuna volontà di fuga, risiedendo all'estero da anni».

Il blitz della procura, che ieri ha portato a una ventina di perquisizioni anche dentro il San Raffaele e all'iscrizione sul registro degli indagati dello stesso don Luigi Verzè e di altre cinque persone tra imprenditori e manager dell'ospedale, è la prima svolta dell'inchiesta aperta dai pm Luigi Orsi, Laura Pedio e Gateano Ruta nel giugno scorso e che ha portato il famoso ospedale di Milano Due a una nuova gestione da parte del Vaticano e della famiglia Malacalza ma con un rinnovato interesse del «re» della sanità privata milanese Giusepe Rotelli, i cui legali proprio nei giorni scorsi hanno chiesto al tribunale fallmentare l'accesso agli atti, forse per un rilancio.

Daccò in pratica avrebbe svolto, secondo le accuse, un ruolo di «sponda» per far sparire diversi milioni di euro dalla gestione del San Raffaele, ammesso al concordato preventivo il 27 ottobre scorso dopo avere rischiato il fallimento con un buco di oltre un miliardo e mezzo. Nel primo caso attraverso la società Euroworldwide LLC, Daccò avrebbe ricevuto due milioni di euro: «erogazione fittiziamente e maliziosamente motivata con la prestazione di una consulenza commerciale per la ricerca sul mercato di un velivolo di marca Bombardier modello Global Express, senza alcun interesse per la fondazione» dell'ospedale, visto che la stessa aveva già acquisito un altro e costoso aereo, modello Challenger 604 e dunque «in assoluto difetto di prestazione».

In un altro caso invece Daccò avrebbe agito attraverso la società Harman Holding, ricevendo dalla Fondazione, senza alcuna apparente controprestazione, 510 mila euro che non si sa bene dove siano finiti. Infine insieme ai costruttori Gianluca e Piero Zammarchi e all'imprenditore Andrea Bezzecchi, esponenti della società Metodo Srl, Daccò, questa volta con la società MTB, avrebbe «distratto» un milione di euro erogati dalla Fondazione Monte Tabor il 23 e il 24 dicembre 2008 oltre a un imprecisato «maggior importo», giustificato «con la fittizia e apparente causale di un anticipo sull'acquisto di un immobile in Cile». Durante gli interrogatori dell'altra sera, Piero Zammarchi, avrebbe già fatto le prime ammissioni. E non è escluso che nelle prossime ore possano scattare altri provvedimenti.

 

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