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L’ARABA FENICE RINATA DALLE SUE CENERI: LA RICONOSCETE? DA BAMBINA GIOCAVA A CALCIO, POI CAMBIA SPORT E DIVENTA UNA CAMPIONESSA – HA SOFFERTO DI ATTACCHI DI PANICO (“MI SONO CARICATA DI RESPONSABILITÀ CHE NON SONO RIUSCITA A GESTIRE, NON AVEVO FONDAMENTA SOLIDE PER GESTIRE STRESS E TENSIONI”) E HA SUBITO UN GRAVE INFORTUNIO ALLA SCHIENA - "POI HO MESSO INSIEME I PEZZI DEL PUZZLE E SONO TORNATA A SORRIDERE”

 

 

Alberto Marzocchi per ilfattoquotidiano.it - Estratti

 

LISA VITTOZZI 11

Il boato dello stadio di Anterselva, lei col sorriso stampato sulla faccia lungo tutto l’ultimo giro. L’inchino, poi le lacrime. E chissà cosa sta provando, chissà cosa c’è dietro quel sorriso.

 

E dentro quelle lacrime. Perché non bisogna dimenticare che gli atleti e le atlete che ci fanno esultare, che ci fanno arrabbiare, sono innanzitutto persone. Come noi. Come Lisa Vittozzi, l’araba fenice del biathlon italiano: finita in un baratro da cui faticava a uscire, rinata dalle sue ceneri – come vuole la leggenda – a un passo dal ritiro. Fino all’oro olimpico. Per di più, in casa.

 

Con la vittoria di oggi nell’inseguimento, Vittozzi ha in bacheca tutto ciò che si può sognare in carriera: Coppa del mondo generale, oro ai Mondiali, oro ai Giochi. Il suo palmares la proietta nel paradiso del biathlon mondiale. Eppure la sua storia va raccontata. Perché è una storia di cadute – tante cadute – di richiesta d’aiuto, nuove consapevolezze, fatiche e, passo dopo passo, una vita – sportiva, ma non solo – rinnovata.

 

 

A 24 anni (la campionessa di Sappada è del ’95) si trova – quasi – sul tetto del mondo. Vince le prime gare in carriera, esplode, letteralmente, ed è in lotta per la Coppa del mondo generale. Ma non è un caso. Vittozzi, per gli addetti al settore, è una predestinata.

 

LISA VITTOZZI 66

Da bambina gioca a calcio ed è bravissima. Per qualcuno può sfondare lì. Poi però inizia con lo sci di fondo per divertimento, ma ci si accorge presto che va forte. E quando quasi per gioco le mettono in mano la carabina, chiedendole di provare il biathlon, dimostra di imparare in fretta. E di saperci fare. In mezzo, è costretta a stare ferma per due anni per problemi alla schiena. Dopodiché torna a sciare e a sparare al poligono di Forni Avoltri, entra nel gruppo dei carabinieri e comincia la scalata.

 

Fino a quel 2019. Quando, come detto, è quasi sul tetto del mondo. Ma all’ultima tappa è l’altra campionessa italiana a trionfare: Dorothea Wierer. “Sono arrivata in alto molto presto ed è stata una cosa più grande di me” ha raccontato. “Mi sono caricata di responsabilità che non sono riuscita a gestire, non avevo fondamenta solide per gestire stress e tensioni”.

LISA VITTOZZI 31

 

La stagione successiva inizia quello che lei ha definito “un viaggio all’inferno“. Ansia, attacchi di panico, specialmente prima delle gare. Le percentuali al poligono crollano, sugli sci fatica. Arriva lo scoramento, le delusione, le lacrime di rabbia. Le sue performance sono incomprensibili ai più, non si sa cosa fare. Sono due anni lunghissimi. Finché non arrivano le Olimpiadi di Pechino: “Lì ho raggiunto il punto più basso in assoluto” dice. Nelle gare individuali arriva 36esima, 32esima e 76esima. Pensa seriamente al ritiro.

 

 

Quando arriva l’estate ha la forza di chiedere aiuto. Si affida a un mental coach: “Soffrivo tanto, tutto era un peso”. (…)  Poi, sul più bello, un nuovo stop: Vittozzi è costretta a saltare tutta la stagione 2024/2025 per problemi alla schiena. L’infortunio è così preoccupante che si teme non possa più gareggiare. Ma ormai è la fenice, Vittozzi, è la sua natura.

 

“Ho messo insieme i pezzi del puzzle e sono tornata a sorridere”.

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