giancarlo giorgetti donald trump giorgia meloni

MEGLIO UN DAZIETTO OGGI CHE UNA STANGATA DOMANI. IL GUAIO È CHE ARRIVERANNO COMUNQUE ENTRAMBI – IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI: “UN NEGOZIATO TROPPO LUNGO CREA DANNI”. UN MODO PER RIBADIRE, COME GIÀ AFFERMATO DA MELONI, CHE L’EUROPA FAREBBE MEGLIO AD ACCETTARE UNA TARIFFA DEL 10% ORA CHE TRATTARE CON TRUMP E RISCHIARE DI PEGGIORARE LA SITUAZIONE. PECCATO CHE ANCHE IL BALZELLO PIÙ BASSO È UNA BADILATA IN FACCIA ALLE NOSTRE IMPRESE: SE TUTTO VA BENE PUÒ COSTARE ALMENO MEZZO MILIARDO. A CUI AGGIUNGERE UN ALTRO 10% DERIVATO DALLA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO…

giancarlo giorgetti (4)

DAZI, GIORGETTI: NEGOZIATO TROPPO LUNGO CREA DANNI

(askanews) - "Il costo sicuro è quello dell'incertezza" e "chi capisce di economia sa che l'incertezza è un costo sicuro e immediato. Non sapremo dove il negoziato andrà a parare, ma se dura troppo tempo questo produce danni".

 

Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, in merito alla trattativa sui dazi tra Ue e Usa. Intervenendo all'assemblea dell'Unione italiana vini, il ministro ha aggiunto: "La partita è molto complessa".

 

Giorgetti ha poi spiegato: "Per questo motivo io, all'inizio della vicenda, avevo caldeggiato un compromesso che mettesse da subito fine all'incertezza che, invece, permane e, forse permarrà anche la settimana prossima".

 

USA: GIORGETTI, 'FORZA O MENO DOLLARO E' DAZIO IMPLICITO, VA CONSIDERATA NEL NEGOZIATO'

GIORGIA MELONI AL TAVOLO CON TRUMP ALLA CENA DEL VERTICE NATO DELL'AJA

(Adnkronos) - "Si discute tantissimo del tema delle tariffe e dei dazi, ma per chi ha come il ministro dell'Economia una visione complessiva del fenomeno del negoziato con gli Stati Uniti e di conseguenza sul commercio globale, il problema non è soltanto e semplicemente dei dazi e di tariffe".

 

Lo ha rimarcato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo all'assemblea di Unione Italiana Vini.

 

"L'approccio che ha avuto l'amministrazione americana che ha shakerato completamente i dati consolidati del commercio globale, fa riferimento a tre dimensioni che devono essere viste congiuntamente, altrimenti si perde un pezzo significativo del problema" ha argomentato Giorgetti.

 

IL PESO DEI DAZI USA SULL INDUSTRIA ITALIANA

"Uno è quello della politica commerciale delle tariffe e dei dazi. L'altro è quella della tassazione internazionale su cui abbiamo raggiunto un faticoso compromesso, qualcuno l'ha giudicato disonorevole, qualcuno come a me l'ha giudicato onorevole, date le situazioni in campo che non è ancora risolto e che fa riferimento appunto alla Global Minimum Tax che gli Stati Uniti considerano una tassa non giustificata che distorce la concorrenza internazionale. Un negoziato molto complesso che è la seconda gamba di questo tavolo".

 

"E poi c'è un terzo tavolo che fa riferimento alla dimensione finanziaria, - ha concluso il ministro - col suo risvolto da valutare e la forza relativa o meno del dollaro, che è una forma evidente di dazio implicita".

 

SCACCO AL MADE IN ITALY

Estratto dell’articolo di Paolo Baroni per “La Stampa”

 

EXPORT MADE IN ITALY

Se ci va bene l'introduzione dei nuovi dazi statunitensi potrebbe costare all'export italiano di prodotti alimentari e non food all'incirca mezzo miliardo di euro, 489 milioni di euro per la precisione nel caso il fatidico 9 luglio l'asticella della sovrattassa venisse fissata (come pare) al 10%.

 

Gli altri scenari, con dazi del 20, 30, 40 o addirittura al 50% per fortuna non sono più nell'ordine delle cose ma certamente spaventano le nostre imprese perché il conto in quel caso salirebbe progressivamente prima ad un miliardo, poi ad un miliardo e 700 milioni, quindi a 2,5 ed infine 3,3 miliardi di euro.

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Oltre ai dazi c'è poi la penalizzazione prodotta dal cambio euro/dollaro sfavorevole da mettere in conto, tenendo presente che «nei primi mesi del 2025 la valuta europea si è apprezzata significativamente rispetto a quella americana (+11% tra gennaio e giugno) raggiungendo i livelli più elevati dal 2022».

 

Sono questi i conti che emergono da uno studio promosso da Centromarca, l'associazione italiana dell'industria di marca che associa 193 imprese tra le più importanti ed attive nei settori del largo consumo […] che complessivamente sviluppano un fatturato di 67 miliardi di euro occupando direttamente 100 mila addetti.

 

meloni trump g7 canada

La ricerca, realizzata col supporto scientifico di Nomisma, «in questi giorni sarà condivisa col governo e i rappresentanti del mondo politico», informa una nota. Finirà sul tavolo del governo, che come è noto ha definito «gestibili» dazi del 10%, e pure dell'opposizione che da giorni martella esecutivo accusandolo di essere «inerme» e di voler condannare il Paese alla recessione.

 

[…] Lo scenario che disegnano Centromarca e Nomisma non è molto diverso da quello tratteggiato dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che a sua vota fissa al 13,5% la svalutazione del dollaro ed indica quindi al 23,5% il vero dazio complessivo che rischia di gravare sule nostre imprese, come ha spiegato ieri a Roma margine della presentazione dell'accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo.

 

EMANUELE ORSINI – ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA – FOTO LAPRESSE

L'impatto sul nostro export sarebbe così pari a 20 miliardi di euro e metterebbe a rischio ben 118 mila posti di lavoro e per questo «si sta lavorando per mitigare l'impatto degli eventuali dazi: lo stiamo facendo anche con il Governo ha poi aggiunto -. Penso serviranno delle compensazioni per alcuni settori per restare competitivi».

 

Nel campo dei beni di largo consumo il combinato tra dazi e valuta sfavorevole rende infatti più costosi e meno attrattivi i prodotti a scaffale e rischia di compromettere marginalità e volumi esportati. Come reagirà il consumatore nel caso i prezzi dei nostri prodotti dovessero alla fine rincarare?

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

Per scoprirlo Nomisma ha condotto un'indagine su 2.000 americani, da cui emerge che l'85% di loro è consapevole dell'esistenza dei dazi e il 50% che avranno un effetto negativo sugli acquisti. A fronte di un aumento del prezzo del 20%, ovvero il dazio previsto dall'amministrazione Usa al momento del rilevamento, la gran parte dei consumatori ha affermato che continuerebbe ad acquistare prodotti italiani, ma una quota importante (30-40%) lo farebbe in misura minore.

 

 Secondo la ricerca ad essere colpite potrebbero essere le produzioni italiane più facilmente rimpiazzabili con beni realizzati negli States o in altri paesi, mentre l'impatto potrebbe essere più contenuto per i prodotti premium o meno sostituibili (Dop di formaggi e vino, marche famose).

 

EXPORT MADE IN ITALY

Si conferma insomma il timore che da mesi serpeggia soprattutto nel mondo agricolo e tra i produttori di generi alimentari, ovvero che l'introduzione di nuovi dazi da parte degli Usa finisca per favorire le vendite di prodotti che imitano i cibi italiani. Secondo una ricerca presentata da The European House-Ambrosetti il cosiddetto "Italian Sounding" (ovvero prodotti agroalimentari che imitano nomi, immagini o marchi italiani senza esserlo veramente) potrebbe aumentare fino al 15% passando dagli attuali 7,5 miliardi di euro di controvalore a 8,6, ovvero 1,1 miliardi in più. […]

I DAZI DI DONALD TRUMP E GLI EFFETTI SULLE IMPRESE ITALIANE

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