1- DE BENEDETTI CONTINUA A TERRORIZZARE PASSERA, SEMPRE PIÙ PASSERO SOLITARIO 2- SUL “SOLE” IL RIMPIANTO DELL’INGEGNERE NEI CONFRONTI DELLA FIAT DI UNA VOLTA E DELL'INDUSTRIA IN GENERALE SI TRASFORMA IN UN’ACCUSA AL GOVERNO E IN PARTICOLARE A QUEL CORRADINO CHE HA LA RESPONSABILITÀ PRIMARIA DELLA POLITICA INDUSTRIALE CHE FINO AD OGGI NON HA MOSSO UN DITO PER AFFRONTARE IL DOSSIER CALDO DELLA FIAT E DELL’INDUSTRIA IN GENERALE (E MONTI L'ABBANDONA AL SUO DESTINO) 3- DOVE PASSERÀ L’AGOSTO BEFERA CHE ROVINò LE VACANZE 2011 CON I BLITZ DELLA FINANZA? 4- MORETTI IN DIFFICOLTÀ CON GRILLI: SPOSTARE I SOLDI DALLA TAV AI TRASPORTI REGIONALI 5- AGEA, IL MINISTRO CATANIA CADE DALLA PADELLA DI FRUSCIO ALLA BRACE DI DIOFEBI

1- IL RIMPIANTO CHE L'INGEGNERE HA NEI CONFRONTI DELLA FIAT DE BENEDETTI HA "UCCELLATO" IL PASSERA SEMPRE PIÙ SOLITARIO
Non si sa dove l'abbia scritto, se nella sua villa di Dogliani dove regnano le zanzare oppure nella casa in Svizzera dove tre anni fa ha preso la cittadinanza o ancora sul suo yacht nel mare di Sardegna, ma di sicuro il testo che Carletto De Benedetti ha inviato al "Sole 24 Ore" è una sintesi esemplare del suo pensiero e della sua personalità.

Il tema è la politica industriale che ha rappresentato la seconda anima di quest'uomo imprenditore e finanziere che all'età di 78 anni non rinuncia a dire la sua sullo stato di salute della nostra economia.

D'altra parte non potrebbe fare a meno di rinnegare la dimensione che ha vissuto fin da bambino quando suo padre, dopo aver scampato la deportazione in Germania e rientrato in Italia "tornava a casa e ci parlava di torni e metalli da plasmare". Da allora - scrive l'Ingegnere - non ho mai smesso di amare l'industria italiana, e dopo la laurea in ingegneria elettronica nel '58 è entrato nell'azienda paterna, poi nel '72 ha acquistato la Gilardini trasformandola in una holding di successo.

Quell'esperienza segnò una svolta nella sua vita e fu all'origine della sua fortuna perché nel 1976 la vendette a peso d'oro alla Fiat ottenendo in cambio il 5% della società guidata dalla Sacra Famiglia degli Agnelli. L'Avvocato e Umberto (amici di gioventù e vicini di casa) in quel tempo ammiravano la sua determinazione fino al punto di chiedergli di diventare amministratore delegato della Casa automobilistica.

Come tutti sanno e come ha ricordato recentemente Cesarone Romiti nel libro-intervista di Paolo Madron, Carletto rimase in Fiat per poco più di tre mesi dopo aver tentato di rivoltarla come un calzino cacciando via decine di dirigenti (primo fra tutti quel megalomane di Rossignolo che adesso è agli arresti domiciliari).

A distanza di quaranta anni l'anima industriale di De Benedetti vibra ancora forte e lo porta oggi a lanciare un appello sul declino dell'azienda torinese che guarda con sofferenza per il lento addio dall'Italia "senza che nessuno, a cominciare dal Governo, muova un dito per evitarlo". Questo è inaccettabile - prosegue l'Ingegnere - che pur apprezzando il "geniale e coraggioso Marchionne" nella sfida al salvataggio Chrysler, attacca il Governo per la sua latitanza su un tema vitale per l'industria italiana.

E dopo aver sollecitato un tavolo governativo per capire se ci sono altri marchi mondiali (come Volkswagen) che possono salvare gli impianti torinesi, ribadisce con forza: "per la mia storia, l'idea di una Fiat fuori dall'Italia è dolorosa, ma lo è ancora di più quella della fine della produzione dell'auto in Italia (la Ferrari è un gioiello a sé)".

Di fronte a queste parole Luchino di Montezemolo (che non è mai stato amato dall'Ingegnere) proverà un godimento particolare, ma sia a lui che ai lettori del giornale di Confindustria non sfugge il peso dell'accusa rivolta al Governo e in particolare a quel Corradino Passera che ha la responsabilità primaria della politica industriale.

Nel suo articolo De Benedetti non cita mai l'antico collaboratore in Olivetti, ma chiaro che sotto accusa è soprattutto l'ex-banchiere che fino ad oggi non ha mosso un dito per affrontare il dossier caldo della Fiat e dell'industria in generale. D'altra parte De Benedetti non aveva bisogno di chiamarlo in causa perché il suo giudizio su Passera l'ha già pronunciato in tempi recenti quando l'ha definito "un eccellente assistente che tende ad essere molto conciliatore e a non prendere posizioni molto definite", un post-democristiano preoccupato soprattutto della sua immagine che Carletto ha conosciuto quando era un ragazzo di 26 anni e aveva mancato la promozione a partner della McKinsey.

Usando il linguaggio colorito di quel sito disgraziato di Dagospia si potrebbe dire che con l'articolo di oggi De Benedetti ha "uccellato" il Passera sempre più solitario, e ha messo una lapide sul Superministro loquace che non più tardi di ieri è andato da Napolitano per parlare della crescita e ha fatto una frenata sui miliardi di euro strombazzati nelle settimane scorse per il finanziamento alle imprese.

A completamento del suo scritto l'Ingegnere cita poi il caso Finmeccanica dove per colpa della politica "un giorno scopriremo che i vertici saranno a capo di una scatola vuota". Anche se non vuole ammetterlo il ragionamento è all'insegna dei sentimenti ed è totalmente privo di autocritica.

Lasciando da parte l'anima finanziaria che lo ha portato a vivere con frutto le vicende del Banco Ambrosiano e con amarezza quelle della Société Générale dove fu umiliato, qualcuno potrebbe ricordare che la sua anima industriale è stata accarezzata e favorita da personaggi come Enrico Cuccia e Romano Prodi che gli mise tra le mani la Sme perché - è ancora Romiti a ricordare - il Professore di Bologna subiva il fascino di De Benedetti.

Questi amarcord appartengono a un'epoca lontana, ma non riescono a nascondere il rimpianto che l'Ingegnere ha nei confronti della Fiat e dell'industria rispetto alle quali il suo ex-assistente Corrado Passera non ha il coraggio di dire una parola.


2- DOVE PASSERÀ L'AGOSTO BEFERA CHE ROVINò LE VACANZE 2011 CON I BLITZ DELLA FINANZA?
C'è molta curiosità in giro per sapere come passerà l'agosto Attilio Befera, il romano classe 1946 che l'anno scorso ha rovinato le vacanze 2011 con i blitz della Guardia di Finanza.

Sono in molti a sperare che il direttore dell'Agenzia delle Entrate, presidente di Equitalia, se ne vada in un paesino in Abruzzo dove vive la madre che gli piace per il trekking in montagna (una delle passioni preferite insieme alla Lazio, alla musica di Mozart e ai romanzi di Camilleri).

Nei giorni scorsi il buon Befera ha fatto alcune dichiarazioni piuttosto rilassate dalle quali si potrebbe dedurre che non ha voglia di scatenare la caccia all'evasore proprio nel mese in cui eserciti di cacciatori stranieri sembra vogliano puntare i fucili contro l'Italia.

Durante un convegno di Confcommercio ha detto che la pressione fiscale su chi paga le tasse "in qualche caso supera anche il livello record del 55%, arrivando a toccare punte del 70". A parte qualche titolo di giornale, il popolo degli italiani, poveri e infelici, non è sceso in piazza per un'affermazione così incredibile, e nessun imprenditore si è bruciato davanti agli uffici dell'Agenzia delle Entrate.

Forse tutti hanno capito che quelle parole non erano inopportune e ciniche, ma il segno di una rilassatezza che non sembra accompagnata da particolari minacce. E anche ieri quando è intervenuto a un convegno dei Caf per dire che il Fisco italiano "è un pachiderma", Befera non ha alzato i toni più di tanto.

Questo atteggiamento non deve ingannare perché probabilmente il manager dei tributi ha già messo a punto la sua strategia per combattere l'evasione quando gli italiani si muoveranno per terra, mare e cielo.

Per terra si continuerà a tener d'occhio le auto di lusso e i suv che sono crollati nelle vendite in Italia a seguito dei parametri utilizzati per effettuare verifiche fiscali sui redditi. Qui però il buon Befera dovrà prendere atto che il calo delle immatricolazioni di vetture potenti e molto costose è in buona misura apparente dal momento che molti tra i nuovi acquirenti di queste macchine hanno trovato il modo di non risultarne proprietari.

Ad aiutarli sono varie società di leasing estere (sempre dell'area euro) che si offrono di acquistare in prima persona i veicoli, cedendoli poi nuovamente in leasing ai ricchi utilizzatori.

Se dalla terra passiamo al mare il buon Befera e i suoi segugi dovranno prendere atto che i posti vuoti nei porti turistici italiani hanno superato la quota del 20% e il fatturato degli ormeggi è crollato. I ricchi navigatori hanno scelto di ricoverare le loro imbarcazioni sulle coste francesi e croate e molti armatori privati hanno trasferito la proprietà sotto bandiere straniere. Questo significa che i controlli fiscali a tappeto, tanto spettacolarizzati l'estate scorsa, porteranno a risultati modesti.

Terra, mare, cielo. Anche per quest'ultimo, il cielo, le sorprese per il buon Befera non mancheranno. I dati sul traffico privato negli aeroporti nazionali (Milano Linate e Roma Ciampino) mostrano una contrazione del 4,4% per Linate e del 9,5% per l'aeroporto romano, mentre quelli stranieri sono in controtendenza (Le Bourget +3%, Nizza +5,1, Londra +2,4).

E con il traffico sono crollate anche le registrazioni di stanza di business-jet e aerei privati. Centinaia di velivoli fuggono dal registro italiano e vanno a iscriversi nei registri europei e persino est-europei, un fenomeno che riguarda anche le scuole di volo.

L'estate di Befera sarà all'insegna del trekking, di Mozart e dei romanzi di Camilleri, ma per quanto riguarda la caccia all'evasore la cultura della furbizia potrebbe deluderlo.


3- AGEA, IL MINISTRO CATANIA CADA DALLA PADELLA DI FRUSCIO ALLA BRACE DIOFEBI
Domani sarà una giornata pesante per il ministro dell'Agricoltura Mario Catania, un uomo apparentemente mite e dall'aria modesta che il 7 luglio ha avuto però il coraggio di cacciare dall'Agea, l'Agenzia che distribuisce i fondi europei agli agricoltori, il professore leghista Dario Fruscio.

Il ministro tecnico ha nominato per la direzione generale Guido Tampieri, un bolognese ex-assessore alla Regione Emilia per il quale ha speso parole di grande elogio.

La nomina non è piaciuta in Parlamento e in particolare al Pdl che domani mattina lo aspetta al varco per chiedergli ragione di alcune questioni personali e sulla gestione dell'Agenzia che aveva già acceso la curiosità di Milena Gabanelli nella trasmissione "Porca vacca".

È probabile che qualche deputato incazzato e vicino a Di Pietro gli chieda se è vero che dispone di ben sei autisti (quattro della Forestale oltre a due civili) e di due auto Bmw, proprio lui che ha sempre girato per Roma con una vecchia Volkswagen.

Poi gli chiederanno se è vero che al ministero utilizza 9 consiglieri a titolo gratuito e altri 10 a pagamento.

Ma la questione più delicata riguarderà ancora una volta l'Agea e in particolare la società controllata Sin, il braccio informatico che serve per mappare (brutta parola) e monitorare i finanziamenti agli agricoltori. Qui è in ballo la nomina del nuovo direttore generale che dovrebbe sostituire Paolo Gulinelli, l'ex-braccio destro di Fruscio che da gennaio 2009 a ottobre 2011 ha guidato la società mista pubblico-privata in maniera più che disinvolta.

Gulinelli è salito alla ribalta non solo per la sua appartenenza storica all'estrema destra che gli ha consentito attraverso Alemanno di scalare l'Agea, ma anche per l'incredibile contratto che come direttore generale della società informatica Sin gli garantiva 144 mensilità in caso di licenziamento. A questi benefits bisogna aggiungere un'infinità di altri rilievi che gli sono stati mossi per trattative private con multinazionali, sperimentazioni inutili per milioni di euro, spese telefoniche pazze e uso allegro di carte aziendali.

Dopo la liquidazione di Dario Fruscio sembrava che la stella del pupillo Gulinelli calasse definitivamente, ma ecco spuntare all'orizzonte il suo gemello di carriera, un certo Riccardo Diofebi che adesso il ministro Catania vorrebbe portare alla direzione generale della società informatica.

Se Plutarco fosse vivo potrebbe aggiungere un capitolo alle sue "Vite parallele" perché il tandem Gulinelli-Diofebi si è mosso dal 1980 fino ad oggi in una sintonia impressionante. Entrambi hanno iniziato a muovere i primi passi in una società di informatica che si chiamava Auselda da cui si sono dimessi nel giugno 2000, poi insieme hanno partecipato alla "gara agricoltura" in un raggruppamento guidato dal colosso Eds, e hanno proseguito a marciare in simbiosi perfetta dentro l'Agea e dentro la Sin, la società informatica che adesso aspetta dal ministro Catania il nuovo direttore generale.

È inutile sottolineare che la loro storia "gemellare" è benedetta dalla politica, prima da quella di Alemanno, poi dall'ex-ministro Paolo Di Castro che conserva ancora una notevole influenza sul ministero. A quanto pare il ministro Catania non è insensibile a questa curiosa commistione di interessi e intende nominare Riccardo Diofebi, laureato classe 1953, anche perché lo conosce benissimo in quanto vive nello stesso condominio romano abitato dal ministro.


4- MORETTI IN DIFFICOLTÀ CON GRILLI: SPOSTARE I SOLDI DALLA TAV AI TRASPORTI REGIONALI

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Mauro Moretti è tornato da Mosca e si è chiuso nella stanza in un silenzio impenetrabile.

A rovinare l'umore del manager che nei giorni scorsi era volato tra New York e la Russia per chiudere affari miliardari sull'Alta Velocità sembra sia soprattutto la difficoltà che incontra nelle relazioni con l'azionista Tesoro e il neoministro Vittorio Grilli.

A Moretti è giunta voce che il Governo potrebbe spostare i soldi dalla Tav ai trasporti regionali dove a fare la voce grossa non sono i fondi americani e gli oligarchi russi, ma i modesti assessori che rompono il cazzo per i treni dei pendolari.

Ad aggiungere malessere c'è poi la notizia filtrata dagli uffici del concorrente Ntv che avrebbe intenzione di annunciare nei prossimi giorni il sorpasso del numero di passeggeri che sulla tratta Roma-Napoli preferiscono i treni "Italo" alla Frecciarossa".

5- "AL NETTO DEL FATTO...."
Avviso ai naviganti N.2. "Si avvisano i Signori naviganti che nella City stanno ancora ridendo per la risposta sulla crisi italiana fornita ieri da un alto dirigente di Mediobanca nel corso dell'incontro con le Fondazioni.A chi gli chiedeva come vanno le cose in Italia,ha detto testualmente :"al netto della crisi del debito sovrano,la situazione e' molto buona".
Sembrano le parole di un disoccupato :"al netto del fatto che non ho un lavoro e sto per crepare,la situazione e' positiva...".

 

 

Carlo De Benedetti con moglieCARLO DE BENEDETTI CON LA MOGLIE CARLO DE BENEDETTI GIANNI AGNELLI CARLO DE BENEDETTICESARE ROMITI SERGIO MARCHIONNE CORRADO PASSERA CORRADO PASSERA E MARIO MONTI enrico cuccia02 lapROMANO PRODI ATTILIO BEFERA DARIO FRUSCIOMARIO CATANIA PAOLO GULINELLIMAURO MORETTI VITTORIO GRILLI GIURA DA NAPOLITANOVITTORIO GRILLI

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?