1. FLEBUCCIO DE BORTOLI FINALMENTE HA TROVATO LA STRADA GIUSTA PER MOLLARE LA TOLDA DI COMANDO DEL ‘’CORRIERE’’: PUNTA DRITTO A SOSTITUIRE ANGELO PROVASOLI, DIMISSIONARIO COME PRESIDENTE DEL GRUPPO RCS PERCHÈ NON VUOLE ESSERE COINVOLTO NEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLE BANCHE PER IL SALVATAGGIO DEL GRUPPO 2. ALCUNI AZIONISTI PERO NON VEDONO DI BUON OCCHIO IL PASSAGGIO DI DE BORTOLI CHE PUÒ CONTARE PERÒ SOPRATUTTO SU UN APPOGGIO DAL COLLE DOVE RE GIORGIO NON DIMENTICA CHE IL PRIMO A SPONSORIZZARNE IL RADDOPPIO DEL MANDATO FU PROPRIO FLEBUCCIO 3. CONTINUA IL DUELLO TRA ELKANN E L’ASTUTO SCARPARO CHE PRIMA DI CACCIARE ALTRO GRANO, VUOLE DALLE BANCHE LA GARANZIA DI POTER FAR FUORI SCOTT JOVANE E DE BORTOLI

1 - DAGOREPORT
Flebuccio finalmente ha trovato la strada giusta per mollare la tolda di comando del Corriere: punta dritto a sostituire Angelo Provasoli, dimissionario come presidente del Gruppo RCS. Abramo Bazoli gli ha promesso il suo appoggio dopo che la sua credibilità con la redazione è arrivata ai minimi storici sopratutto in seguito alle rivelazioni dell'ex amico Bisignani ne "l'Uomo che sussurra ai potenti'' che con suo grande dispiacere continua a vendere copie.

Le dimissioni di Provasoli sono ormai imminenti anche perchè l'ex rettore dell'Università Bocconi non vuole essere coinvolto nel pasticciaccio brutto delle banche per il salvataggio del Gruppo. Alcuni azionisti pero non vedono di buon occhio il passaggio di De Bortoli che può contare però sopratutto su un appoggio dal Colle dove re Giorgio non dimentica che il primo a sponsorizzarne il raddoppio del mandato fu proprio De Bortoli molti mesi prima della battaglia per il Quirinale con un editoriale firmato in prima pagina. Per la successione di Flebuccio John Elkan punta sempre su Mario Calabresi le cui quotazioni però sono in notevole calo.

2 - RCS, DELLA VALLE SI SMARCA E ROTELLI VENDE ANCORA
Massimo Restelli per "il Giornale"

Diego Della Valle si smarca dall'aumento di capitale da 421 milioni necessario a evitare la fine di Rcs. Con ogni probabilità Mr Tod's,che intanto si appresta ad accorciare la catena di controllo del proprio gruppo fondendo la lussemburghese Dorint con la Diego Della Valle & C,coprirà infatti soltanto il proprio 8,8% di Rcs.

L'esborso è prossimo a 30 milioni, il minimo necessario all'imprenditore per non allentare la presa sul salotto del Corriere dopo la guerra sferrata sulle condizioni della ricapitalizzazione e il piano industriale predisposto dall'amministratore delegato Pietro Scott Jovane. Nel 2012 Dorint ha registrato un utile civilistico di 12,7 milioni, portati a riserva.

Il niet di Mr Tod's, che alla fine potrebbe anche preferire diluirsi, non è una buona notizia per le banche del consorzio di garanzia, che hanno già visto sfilarsi soci del calibro di Giuseppe Rotelli, Generali, i Benetton e la famiglia Merloni. Considerando che il patto di sindacato dovrebbe sottoscrivere poco più della metà dell'aumento e le mosse degli altri grandi soci, da sistemare c'è infatti un inoptato potenziale prossimo al 30-35 per cento.

Martedì Rotelli ha inoltre scaricato sul mercato altri 3,55 milioni di diritti, per un controvalore di 13 milioni. Alcuni di questi sarebbero finiti in pancia alle stesse banche del consorzio, con cui Della Valle potrebbe quindi decidere di giocare al tiro alla fune. Ieri, in Piazza Affari, Rcs è intanto passata di mano a 1,48 euro (- 0,34%) contro gli 1,81 euro del «Terp», mentre i diritti (la cui contrattazione termina oggi) continuavano la caduta (-80% a 0,38 centesimi).

A difendere Scott Jovane è invece ancora il presidente di Fiat, John Elkann, seguito, con una linea più «agnostica», dal numero uno di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Il Lingotto e Ca de' Sass seguiranno in maniera più che proporzionale l'aumento di Rcs: Fiat salirà dal 10,8 al 13%, mentre Intesa Sanpaolo potrebbe insediare Mediobanca ( 13,7%) sulla tolda di primo socio del Corriere.

Il pupillo dell'Avvocato ha ieri prima ripetuto di essere «molto fiducioso» sul futuro di Rcs, notando come la situazione del gruppo editoriale sia «notevolmente »migliorata nell'anno passato sotto la guida di Jovane. Poi ha ripreso la polemica a distanza con Della Valle: «La maggioranza degli azionisti, direi tutti salvo uno, hanno di fatto appoggiato il piano finanziario in assemblea», ha chiosato. I giochi sulla guida di Via Solferino si faranno co munque solo ad aumento finito.

3 - RCS, DUELLO ELKANN-DELLA VALLE SOLO DOPO L'AUMENTO DI CAPITALE
Giovanni Pons per "la Repubblica"

«La maggioranza degli azionisti, direi tutti salvo uno, hanno di fatto appoggiato il piano finanziario in assemblea», ha affermato John Elkann, presidente di Fiat, tra i grandi azionisti del gruppo editoriale, con implicito riferimento alla posizione critica di Diego Della Valle. «Sono molto fiducioso sul futuro di Rcs - ha detto a margine di un incontro alla Bocconi - ed è la ragione per cui abbiamo sottoscritto l'aumento di capitale e abbiamo deciso di fare di più».

Il duello a distanza tra il giovane Elkann e il fondatore della Tod's per conquistare una posizione di primo piano nel governo della casa editrice milanese, dunque, continua. E rischia di non concludersi neanche la settimana prossima quando scadranno i termini per l'asta in borsa dei diritti inoptati dell'aumento di capitale da 400 milioni. Della Valle ha fatto sapere informalmente che intende "proteggere" il proprio investimento nella Rcs.

Ciò significa che, nonostante il voto contrario in assemblea, è pronto a versare circa 35 milioni per non veder diluita la sua quota oggi pari all'8,7% del capitale. Ma per il momento non intende fare di più. Almeno fino a quando i soci più influenti non si siederanno intorno a un tavolo e stabiliranno a chi spetta prendere in mano il pallino della gestione. Secondo Elkann, l'attuale ad Pietro Scott Jovane sta facendo bene e non vi è alcun bisogno di cambiare.

«Diamo credito al lavoro fatto in questo anno, oggi la situazione in Rcs rispetto a un anno fa è notevolmente migliorata», ha ricordato ieri il presidente Fiat a proposito dell'operato di Scott Jovane. E sulla revisione del piano Rcs, Elkann ha risposto: «Oggi abbiamo un percorso che sta dando frutti positivi, abbiamo compattezza e omogeneità dell'assetto proprietario e l'ambizione di far sì che Rcs sia una grande società editoriale italiana».

Dal canto suo Della Valle chiede non solo lo scioglimento del patto di sindacato ma anche una sostanziale revisione del piano e un cambio del management, ritenuto inadeguato per una fase così difficile. Aperture in questo senso sono arrivate nei giorni scorsi da Alberto Nagel, ad di Mediobanca, che ha dato il benvenuto a chi volesse investire soldi propri nella casa editrice. Ma finché non vi sarà un chiarimento sulla strategia post aumento di capitale è difficile che Della Valle accolga l'invito.

La strada più probabile è che le banche del consorzio di garanzia si accollino l'inoptato che risulterà alla data del 5 luglio, e che poi, dal giorno 6, comincino una serie di incontri tra gli azionisti principali volti proprio a definire il percorso da lì in avanti. Se prevarrà la linea Elkann con la conferma dell'attuale piano e squadra, Della Valle rimarrà all'8,7% e le banche cercheranno di smaltire al meglio l'inoptato.

Se invece vincerà la linea Della Valle questi rileverà i diritti inoptati dalle banche diventando il primo azionista singolo e candidandosi a esprimere un diverso management con un nuovo piano industriale. Sempre che in quest'ultima settimana qualcuno non raccolga la marea di opzioni che stanno affluendo sul mercato dagli azionisti che sicuramente non seguiranno l'aumento, cioè Rotelli, Benetton, Generali, Merloni. Alla finestra c'è anche Andrea Bonomi con il suo fondo Investindustrial ma nei giorni scorsi ha fatto sapere di voler aspettare il 6 luglio.

 

 

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