deutsche bank commerz merkel

GERMANIA UBER ALLES - LE DUE PRINCIPALI BANCHE PRIVATE TEDESCHE, DEUTSCHE E COMMERZ, SAREBBERO SULL'ORLO DEL FALLIMENTO SE CONTASSERO SOLO I FONDAMENTALI ECONOMICI E NON LA POLITICA, CON UN RAPPORTO TRA COSTI E RICAVI TRA I PEGGIORI IN EUROPA. LE ALTRE 1.800 SONO SOPRATTUTTO POPOLARI, CASSE DI RISPARMIO LOCALI E BANCHE PUBBLICHE REGIONALI - SE QUALCUNA FA CRAC, CI PENSA LA MERKEL. IN BARBA ALLE REGOLE SUL BAIL-IN CHE INVECE L'ITALIA HA DOVUTO APPLICARE

 

Paolo Balduzzi per ''Il Messaggero''

 

Una volta fiore all'occhiello di ogni paese, fulcro dello sviluppo industriale e snodo cruciale per la trasmissione della politica monetaria, nonché prospettiva per una carriera lunga e ricca, il sistema bancario negli ultimi quindici anni è entrato fortemente in crisi. Come spesso accade, sostegno pubblico (più o meno esplicito), potere di mercato e ingenti disponibilità di risorse non sono segno di grande efficienza bensì a volte proprio il contrario, e mascherano enormi problemi che possono emergere solo nel lungo periodo o a seguito di fatti straordinari.

angela merkel

 

E i primi vent' anni del nuovo secolo, in tutto il mondo, sono stati certamente testimoni di eventi eccezionali, specialmente in campo economico e bancario. Basti pensare al terremoto innescato dalla crisi statunitense dei mutui subrime, poi trasferitasi in Europa contagiando bilanci pubblici e stato dell'economia, fino all'entrata in recessione. Recessione cui ne ha fatto seguito un'altra, a dieci anni di distanza, questa volta per le note cause sanitarie. Vale quindi la pena di capire come si sono evoluti il sistema bancario italiano ed europeo in questo periodo, come hanno reagito a queste tensioni e in che stato di forma si trovano ad affrontare le conseguenze dell'attuale pandemia.

 

 INSOLVENZE E PERDITE

 

La debolezza italiana è a tratti comune con quella di altri paesi europei: in generale, i problemi nascono da una eccessiva diffusione del credito, resa possibile anche grazie alla diminuzione dei tassi d'interesse a seguito alla creazione dell'Unione monetaria europea. In tutto il mondo, la concessione di prestiti senza la verifica di adeguate garanzie (la solvibilità dei debitori, il valore di immobili gonfiato da bolle speculative) ha dato luogo a insolvenze e perdite.

 

licenziamenti a deutsche bank 8

Esemplare da questo punto di vista il caso di Lehman Brothers nel 2008. Nel nostro paese, il problema è di fatto esploso più tardi, intorno al 2013 e legato soprattutto al deterioramento dei conti aziendali per effetto della recessione. Banca Etruria, Banca Marche, Carige sono alcuni tra i soggetti coinvolti dalla crisi. Ma in realtà, secondo i dati della Banca d'Italia, gran parte del sistema risultava deteriorato: il 22% dei prestiti risultava infatti a rischio di mancato rimborso. Nel caso del Monte dei Paschi aveva inciso anche un'errata politica delle acquisizioni.

 

Lo Stato è intervenuta innanzitutto direttamente, attraverso l'assorbimento di debiti privati all'interno del bilancio pubblico: le risorse messe a disposizione nel periodo 2013-2018 sono state ingenti, anche se poi parzialmente recuperate: fino a 20 miliardi, secondo i conti fatti dall'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano. Inoltre, diversi sono stati gli interventi legislativi: per esempio, la riforma della normativa sulle banche popolari e delle banche di credito cooperativo; oppure, l'introduzione a livello europeo della procedura di bail-in in caso di un aiuto di Stato (applicato in Italia per la prima volta con banca Etruria, Banca Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti): una scelta molto costosa soprattutto per gli azionisti, di fatto imposta da Bruxelles e che oggi nessuno ripeterebbe più.

 

IL RUOLO DEL TESORO

deutsche bank commerzbank 1

 

Oltre agli interventi pubblici diretti, gli istituti bancari hanno operato in maniera più o meno autonoma diverse strategie di reazione, che hanno comportato fusioni e maggiore concentrazione. In particolare, secondo Bankitalia il numero di banche e istituti finanziari è passato da 760 a 485 (che però diventano 343 se si considerano le 142 banche di credito cooperativo riunite in Iccrea) tra il 2010 e il 2019 e l'indice che misura la concentrazione degli istituti di credito è cresciuto tra il 2015 e il 2019 del 48%, da 435 a 643 (dati Bce).

 

Anche se parlare di concentrazione spesso fa torcere il naso agli amanti della concorrenza, non bisogna dimenticare che in economia l'efficienza richiede anche il raggiungimento di dimensioni di scala opportune. In questo caso, la scala degli istituti, italiani ma non solo, è sempre stata troppo piccola, e le fusioni hanno permesso - o dovrebbero permettere - di avere le risorse necessarie per gli indispensabili investimenti in infrastrutture digitali e in analisi dei dati.

 

deutsche bank

L'aumento della concentrazione, in un settore che comunque conta ancora numerosi soggetti, ha avuto poco effetto sulla competitività. I margini di ricavo, anche alla luce di una prospettiva di tassi estremamente bassi, lascia poche alternative per aumentare la redditività, vale a dire il taglio dei costi. È così che, sempre tra il 2010 e il 2019, in Italia si è passati da quasi 34.000 filiali aperte sul territorio a poco più di 24.000 e da circa 330.000 addetti a circa 280.000 (fonte Bankitalia). Certo, le debolezze permangono e il sentiero è ancora lungo, ma la direzione sembra essere quella giusta e il colpo l'acceleratore dato dal Tesoro agli ultimi casi in sospeso (la Popolare di Bari e il Monte dei Paschi) rendono ancora più visibili i progressi compiuti.

 

GERMANIA ULTIMA IN CLASSIFICA

 

commerzbank 7

Tanto è vero che l'Italia, in questo campo, non può essere certo definita maglia nera d'Europa. Basta uno sguardo ai dati per capire che il sistema bancario è parcellizzato un po' ovunque: 36.000 filiali aperte e 400.000 addetti in Francia e 24.000 filiali e 173.000 addetti in Spagna, nonostante indici di concentrazioni più elevati che in Italia (rispettivamente pari a 654 e 1.110). Va segnalato che tra i paesi con minore concentrazione di istituti bancari, spiccano il Lussemburgo (indice pari a 277), il Regno Unito (ora fuori dall'Unione, indice pari a 349) e l'Austria (369).

 

Ma il caso probabilmente più eclatante è quello tedesco, dove le banche operanti sono ancora circa 1.800, le filiali quasi 27.000, gli addetti circa 580.000, più del doppio dell'Italia; e l'indice di concentrazione è il più basso in Europa, pari a quello del Lussemburgo. Di queste banche, la quota più piccola è costituita da banche private, mentre il restante è composto da banche popolari, casse di risparmio locali e banche pubbliche regionali, le cosiddette Landesbank.

banca nordlb 3

 

Inoltre, le due principali banche private, Deutsche Bank e Commerzbank, sarebbero sull'orlo del fallimento, se contassero solo i fondamentali economici e non la politica, con un rapporto tra costi e ricavi tra i peggiori in Europa (Svizzera e Regno Unito compresi). La quarta banca regionale, la NordLB, è stata salvata con un aiuto di Stato che ha sostanzialmente ignorato le vigenti regole di bail-in (applicate invece ovunque altrove in Europa). E lo scorso novembre, l'agenzia di rating Moody' s ha rivisto al ribasso (da stabile a negativo) l'outlook sul sistema bancario tedesco.

 

LA SOLIDARIETÀ DELLA MERKEL

 

banca nordlb 1

Una brutta gatta da pelare per Angela Merkel e per il paese, che per anni ha vantato un surplus commerciale con l'estero che però ha di fatto obbligato le banche tedesche a cercare allocazioni di capitale fuori dai confini nazionali, anche ricorrendo a investimenti piuttosto rischiosi. Tanto è vero che proprio molte banche tedesche risultavano imbottite di titoli tossici americani, quelli della famosa crisi del 2007. Secondo la Bce, tra il 2008 e il 2014 la Germania aveva già sostenuto il proprio sistema bancario con oltre 250 miliardi di euro di aiuti lordi, a fronte per esempio dei soli 4 miliardi messi in campo dall'Italia nello stesso periodo.

 

Forse non saranno i soldi degli italiani che salveranno le banche tedesche ma è evidente che la tenuta della stabilità finanziaria dell'Unione, soprattutto nei prossimi anni, si dovrà basare su dinamiche e flussi redistributivi diversi e meno scontati. Probabilmente anche per queste ragioni la rigorosissima Germania ha abbandonato quasi subito le proprie posizioni di chiusura nei confronti del Recovery Fund, addirittura diventando uno dei fan più accesi: la creazione di sentimento continentale di solidarietà diffusa, in fin dei conti, potrebbe tornarle molto utile, nei prossimi anni.

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