DOVE SAREBBE LA “TURBATIVA”? IL FLOP DELLA QUOTAZIONE DI SEA STA NEI NUMERI - MEDIOSBANCA AVEVA FATTO SAPERE: OK MA AL PREZZO PIU’ BASSO (3,2 EURO PER AZIONE) - GAMBERALE QUELLE AZIONI LE HA PAGATE A 5,2 EURO E CI AVREBBE RIMESSO 150 MILIONI DI EURO - I “PUNTI OSCURI” DELLA REAZIONE INFURIATA DI PISAPIA - LE ACCUSE A BONOMI DEI CONSIGLIERI DI F2I: “PREZZO ECCESSIVO RISPETTO AL VALORE REALE DELL’AZIENDA”…..

Giorgio Meletti per Il Fatto Quotidiano

Come volevasi dimostrare. La Sea, società degli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa controllata dal comune di Milano, ha deciso ieri di rinunciare alla quotazione in Borsa. Ieri, al termine del periodo riservato alle prenotazioni delle azioni da parte degli investitori, erano state raccolte pari al 40 per cento circa dei titoli offerti per il collocamento.

Un clamoroso fallimento che lascia a secco le esauste casse del comune e della provincia di Milano, che attendevano dall'operazione un incasso tra i 200 e i 250 milioni. La provincia ha già annunciato che adesso venderà la sue azioni con esito infausto con code polemiche e forse anche giudiziarie.

Ieri sera il consiglio d'amministrazione della Sea ha affidato al presidente Giuseppe Bonomi il mandato "di compiere ogni atto necessario e opportuno al fine della tutela dell'azienda in relazione all'intervenuto esito non positivo del processo di quotazione". Secondo gli amministratori della società aeroportuale pubblica qualcuno avrebbe remato contro, giocando sporco.

Fin da ieri mattina, quando era ormai evidente che si andava verso la prevedibile Caporetto borsistica, il sindaco Giuliano Pisapia aveva dato sfogo alla sua rabbia: "Se le notizie apparse sui giornali (che indicano solo nel 30 per cento i titoli prenotati, ndr) corrispondono alla realtà, credo che chi ha tentato di turbare il mercato e ha fatto ricorsi infondati se ne assumerà tutte le responsabilità in caso di insuccesso". Ha aggiunto Pisapia: "C'è stato molto interesse in Italia e all'estero sulla quotazione di Sea. Se c'è una marcia indietro bisogna scoprire le cause e i responsabili e penso che siano evidenti a tutti".

A chi si riferisce il sindaco di Milano? In parte a un ricorso fatto da esponenti locali del Pdl, che si sono rivolti alla Corte dei Conti paventando il rischio di un danno erariale, per il prezzo giudicato troppo basso dell'offerta. Ma soprattutto Pisapia ha nel mirino il fondo pubblico-privato F2i, guidato dal manager Vito Gamberale. Un anno fa F2i comprò dal comune di Milano il 30 per cento del capitale Sea, pagandolo 5,2 euro per azione. Dopo la decisione di collocare in Borsa il 14 per cento detenuto dalla provincia e un altro 10 per cento come aumento di capitale a un prezzo tra 3,2 e 4,3 euro, Gamberale ha reagito: F2i avrebbe subito una drastica svalutazione del suo investimento di 385 milioni. Se fosse stata scelta la parte bassa della forchetta (3,2 euro) i 385 milioni si sarebbero ridotti di colpo a 237.

Nella reazione di Pisapia restano però dei punti oscuri. In primo luogo tutto questo generale entusiasmo, nazionale e internazionale, per le azioni Sea, non trova riscontro nei dati di cronaca. Già un mese fa gli investitori riuniti nella sede di Mediobanca per le valutazioni di rito dell'operazione avevano fatto capire che le azioni Sea sarebbero state di loro interesse solo al prezzo minimo. Anche in questo caso solo due banche su tre avrebbero comprato. Paradossalmente , alcune tra le stesse banche incaricate del collocamento si sono chiamate fuori: pronte a incassare le ricche provvigioni loro spettanti per convincere i loro clienti a comprare titoli Sea, si sono dichiarate indisponibili a investire un solo euro di tasca propria .

Difficile, dunque, dare a qualcuno la colpa del fallimento di un'operazione nata controcorrente, visto che in nessun paese europeo è un periodo buono per collocare titoli in Borsa. Tanto più che il ricorso del Pdl accusava Pisapia e il presidente della Provincia, Guido Podestà, di "svendere" le azioni Sea, mentre i consiglieri Sea espressi da F2i, con una lettera a Bonomi e alla Consob, hanno espresso una riserva di segno contrario.

Accusando Bonomi di aver omesso dati sensibili nel prospetto informativo approvato dalla Consob (in particolare, ma non solo, sul recente crollo del traffico negli aeroporti di Linate e Malpensa) gli uomini di F2i hanno in sostanza rilevato che l'offerta era edulcorata, con il rischio di indurre i risparmiatori a comprare a un prezzo eccessivo rispetto al valore reale dell'azienda.

In seguito alla lettera di contestazione, peraltro, la Sea ha effettivamente compilato un'integrazione del prospetto informativo con numerose notizie nuove e interessanti, che potrebbero aver "turbato" gli investitori, convincendoli a darsela a gambe. Ma non sembra questa una fattispecie della turbativa di mercato.

 

VITO GAMBERALE jpegPISAPIA CON AZZURRA E FRANCESCO CALTAGIRONE FOTO TOIATI PAPA RATZINGER E PISAPIA A MILANO AEROPORTO DI LINATEGiuseppe BonomiGiuseppe Bonomi www agrpress it

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