1. “DOVRANNO TUTTI CHIEDERMI SCUSA!”. SPETTACOLARE INTERVISTA AL MITICO SCHETTINO 2. CAPITAN CODARDO AFFONDA CAPITAN EROE: ‘’"TORNI A BORDO, CAZZO’’ È UNA TELEFONATA A DIR POCO SOSPETTA. DE FALCO HA DETTO IL FALSO AL PM DOPO AVERMI MINACCIATO DI MANDARMI IN GALERA. NON SI È MAI VISTO UN NAUFRAGO CHE CERCA DI CALMARE UN SOCCORRITORE. CON SUOI COLLEGHI DELLA CAPITANERIA DI PORTO AL TELEFONO NESSUN PROBLEMA E POI ARRIVA LUI E A COSE ORMAI FINITE E FA QUELLA SCENEGGIATA. E QUEL FILE AUDIO ESCE PROPRIO QUANDO RISCHIAVO DI NON ESSERE ARRESTATO" 3. SCHETTINO SI INCAZZA DI BRUTTO E ANNUNCIA UN LIBRO CON VERITÀ SCONVOLGENTI E PROVE OCCULTATE. LA MODESTISSIMA SENSAZIONE È CHE AL PROCESSO LA COSTA CROCIERE AVRÀ QUALCHE NOIA IN PIÙ, NONOSTANTE FACCIA MOLTA PUBBLICITÀ SUI GIORNALI

Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo per il Giornale

«Salve, sono Francesco Schettino, quello della Concordia. Dovete starmi a sentire perché si è superato il limite...». Quale sia il limite, il comandante della nave affondata al Giglio, lo spiega immediatamente al Giornale. «Sul mio conto ormai leggo solo indecenti falsità. Ci sono prove, allegate all'inchiesta, che raccontano completamente un'altra storia e dimostrano come il sottoscritto non sia capitan codardo».

- Non faccia la vittima, comandante...
«Non ci penso proprio anche perché le vere vittime sono altre. Ma non accetto più di essere massacrato con menzogne infamanti. E siccome hanno parlato tutti e in tanti hanno distorto la realtà, adesso parlerò io. Sto scrivendo un libro, e senza fare sconti a nessuno tirerò fuori ciò che non vogliono venga alla luce».

- Di cosa parla?
"Le prove snobbate, le carte nascoste, le registrazioni integrali divulgate in modo volutamente parziale o capzioso come quella del "Torni a bordo, cazzo!". Nessuno ha fatto caso che quel celebre file audio venne fatto uscire proprio in coincidenza con la decisione del gip sul mio arresto. Una decisione che, in ambienti giornalistici e giudiziari, si diceva potesse non essere così scontata come invece invocava l'opinione pubblica. Nonostante la gogna mediatica rischiavo di non essere arrestato poiché non potevo certo reiterare il reato con la nave incagliata al Giglio, oppure scappare all'estero senza documenti e inseguito dalle televisioni di tutto il mondo, o ancora inquinare prove che non potevo avere a disposizione. E qui, se mi permettete, andiamo a un'altra vittima di quella tragedia: il capitano Gregorio De Falco, l'eroe, quello della telefonata».

- Comandante, ma che cosa sta dicendo? De Falco una vittima?
«È una vittima perché è finito in terribile gioco più grande di lui e ha provato a "giocare" in modo non corretto. Infatti non essendo presente sul posto e, quindi, non avendo il polso della situazione, non è stato in grado di sfruttare a dovere gli unici "strumenti" che, in quel momento, aveva a disposizione: i miei occhi e la mia competenza. Ri-ascoltate quella telefonata: io cerco di rassicurarlo, e non si è mai visto un naufrago che prova a calmare il suo soccorritore tentando di fargli capire che cosa fare. Quella telefonata peraltro non ha cambiato di una virgola il corso degli eventi. Anzi, se devo dirla tutta, mi sembra assai sospetta».

- Perché sospetta?
«Chi va per mare sa che le comunicazioni di emergenza sono registrate, non c'era alcun bisogno di rimarcarlo e scandirlo con quel tono minaccioso, quasi a imperitura memoria. Il tempo correva veloce, la gente rischiava la vita, io cercavo di fare il massimo. E quello che fa? Anziché coordinarsi con il comando generale della capitaneria di porto di Roma, col quale avevo in precedenza e senza alcuna difficoltà e animosità concordato le modalità di soccorso, minaccia di mandarmi in galera. Difatti De Falco esordisce dicendo che chiamerà il "procuratore cazzo" anteponendo così l'attività investigativa/giudiziaria a quella dei soccorsi. Chissà forse ha fatto questo perché De Falco è anche avvocato...».

Tensione comprensibile, in quel contesto...
«Ah sì? Ma voi lo sapete che questa telefonata arriva praticamente a cose fatte, finite, all'1.42 di notte, dopo che già c'erano stati ben 12 contatti, assolutamente tranquilli e propositivi con altri suoi colleghi, avvenuti tra le ore 22.14 e le 00.34 per la predisposizione dell'evacuazione della nave che alla fine ha permesso di salvare più di 4mila persone?».

- Facile parlare per lei che, in quel momento, era all'asciutto su uno scoglio...
«Ma sì, facciamo ancora dell'ironia. Bisognerebbe capire com'è che ci sono finito su quello scoglio e perché non sono più stato in grado di avvicinarmi alla nave. La realtà era che a un certo punto ero riuscito a salire a bordo di gommoncino di soccorso di un traghetto che partecipava agli aiuti affinché mi trasportasse verso il lato emerso della Concordia. Se non sono riuscito a risalire è perché abbiamo iniziato a imbarcare acqua e così siamo stati costretti a tornare indietro, al porto, alle 3 di mattina».

- Senta torniamo a De Falco, lei ha detto...
"(ci interrompe). Io dico che se finisco in un mare di guai è anche per la telefonata che l'ufficiale eroe fa al magistrato in cui ipotizza che io volessi rubare la scatola nera per sottrarla ai pm. Una accusa che farà il giro del mondo, e che successivamente, con una breve nota all'autorità giudiziaria lo stesso De Falco si rimangerà platealmente il giorno del mio interrogatorio ammettendo che, nella concitazione degli eventi, avrebbe fatto erroneamente intendere al procuratore che fossi stato sorpreso a prelevare il Vdr».

- Resta però sempre da spiegare l'abbandono nave...
"Quando la Concordia ha iniziato a ribaltarsi sul lato destro, mi sono ritrovato con il pavimento ruotato di 90 gradi. Non potevamo più camminare, non c'erano più appigli e qualcuno meno agile di me è finito fuori bordo. Eppure, nonostante l'acqua avesse ormai allagato il ponte, ho continuato ad aiutare i passeggeri a salire sulle ultime scialuppe che facevano la spola, su mia indicazione, con la terraferma. Solo che l'esplosione dei finestroni dei ponti sottostanti e l'inondazione che n'è seguita hanno provocato il repentino ribaltamento della nave che si è trovata così a intrappolare una scialuppa con i bracci di ferro delle gru. Per di più, il guidatore, preso dal panico, era andato completamente nel pallone. A quel punto, in precario equilibrio, potevo scegliere di morire da stupido schiacciato dalla nave a venti metri dalla riva, oppure aggrapparmi alla lancia per prendere il posto del manovratore in preda al panico e tentare di mettere al sicuro decine e di persone. Ho scelto la seconda strada, e ho dato anche un cazzotto al guidatore della lancia che si era paralizzato dalla paura ed ho condotto in salvo tante persone. Ci sono decine di testimonianze che lo confermano».

- È tutto quello che ha da dire?
«Tutto? Siamo solo all'inizio. C'è da parlare del vergognoso gossip pruriginoso che tanto ha interessato i media, delle manovre disperate per portare la nave a incagliarsi sugli scogli (lì c'è la prova della scatola nera, non si scappa), dei rapporti con i vertici della Costa, delle schede telefoniche comprate per concordare versioni a me sfavorevoli, degli inchini, del bluff delle ancore usate come freno. Presto tirerò fuori verità sconvolgenti. E allora chi mi avrà denigrato dovrà chiedere scusa non a me ma ai familiari delle vittime e alla opinione pubblica che è stata truffata con informazioni false e depistanti».

--

 

 

FRANCESCO SCHETTINO CAPITANO DELLA COSTA CONCORDIA FRANCESCO SCHETTINOFRANCESCO SCHETTINO ACCOMPAGNATO DALLE FORZE DELLORDINE FRANCESCO SCHETTINO IL NAUFRAGIO DELLA CONCORDIA LA FALLA DELLA COSTA CONCORDIA SOTTACQUQ I DETRITI LASCIATI DALLA COSTA CONCORDIA COSTA CONCORDIA concordia dal giglio

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…