“EL ECONOMISTA”: “BERNABÈ A UN BIVIO E TELECOM È UNA POLVERIERA” - BEBÈ NON VUOLE MOLLARE TIM BRASIL, E SI DIMETTE SE IL CDA NON ACCETTERÀ UN AUMENTO DI CAPITALE DA 3 MLD

1. BERNABÈ A UN BIVIO - TELECOM È UNA POLVERIERA
Francesca Gerosa per www.milanofinanza.it

Bernabè a un bivio Telecom Italia è una polveriera. Non usa mezzi termini l'El Economista, secondo cui in occasione della riunione informale di oggi dei principali azionisti del colosso tlc il presidente del gruppo, Franco Bernabè, potrebbe minacciare le dimissioni nel caso in cui non venisse approvato un aumento di capitale al prossimo consiglio di amministrazione del 3 ottobre, a valle della scadenza del 28 settembre per il patto Telco.

El Economista cita fonti vicine alla società di telecomunicazioni. E così il titolo Telecom Italia a Piazza Affari cede contro corrente lo 0,34% a 0,59 euro. D'altra parte, prosegue la stampa spagnola, Bernabè è riluttante a vendere la controllata brasiliana Tim Brasil e vincola tutto il futuro di Telecom Italia a un aumento di capitale da oltre 3 miliardi di euro. Se la sua proposta non venisse presa in considerazione, il presidente potrebbe prendere la porta d'uscita, forse incoraggiato dagli attuali soci.

La situazione è critica, rincara la dose il periodico spagnolo specializzato in economia e finanza, fotografando Telecom Italia come un "grande meccano" i cui pezzi sono in procinto di esplodere. Considerando questa situazione "angosciante", il socio spagnolo di Telco, Telefonica, sta valutando varie opzioni per salvare la società transalpina attraverso un piano realistico. Tuttavia è chiaro che l'aumento di capitale voluto da Bernabè non è tra le priorità del gruppo spagnolo, impegnato a ridurre il suo alto debito.

E poi manca un piano per garantire il ritorno degli investimenti. Per cui le fonti suggeriscono che la soluzione potrebbe essere trovata oltre l'Atlantico con la vendita di Tim Brasil, il cui valore potrebbe superare i 10 miliardi di euro. Una cifra notevole in grado di alleggerire il debito di Telecom Italia e allontanare lo spettro di un downgrade da parte delle agenzie di rating. Per gli analisti di Berenberg un downgrade a junk potrebbe far salire il costo del funding di Telecom Italia di 100 punti base nel medio termine, pesando sugli utili e il free cash flow per circa il 7-8%.

Telefonica ha rifiutato di commentare a El Economista l'ipotesi delle vendita di Tim Brasil. Tuttavia, alcune fonti hanno sottolineato che la soluzione ideale per il colosso spagnolo è quella di convincere i suoi partner in Telco (Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo) a mantenere lo status quo in Telecom Italia con il governo italiano che sta incrociando le dita in modo che i pezzi del puzzle non cambino: la sua compagnia sotto la bandiera italiana e un partner industriale come Telefonica.

Un compito non facile per Cesar Alierta, presidente di Telefonica, oggi a Milano "per inventarsi un'equazione il cui risultato finale dovrebbe essere il più vicino alla struttura societaria attuale", anche se altre fonti non escludono che Telefonica possa essere disposta ad assumersi la maggior parte del possibile aumento di capitale in modo che i soci italiani in Telco investano il minimo indispensabile e quindi si arrivi a un cambio di controllo nella prima compagnia di telecomunicazioni italiana.

"Se potessimo essere sicuri di un aumento di capitale adeguato sostenuto da Telco, potremmo essere più entusiasti sul titolo", hanno commentato gli analisti di Berenberg, aspettandosi, a loro dire invano, una ricapitalizzazione da 5-6 miliardi di euro, non intorno a 3 miliardi come paventato dalla stampa spagnola. Una ricapitalizzazione che potrebbe convincere le agenzie di rating a non ridurre il merito di credito di TI e dovrebbe consentire al multiplo enterprise value/ebitda di riprendersi fino a forse 4,5 volte e al titolo di registrare un re-rating di circa il 30% rispetto ai livelli attuali.

Se un aumento di capitale a queste condizioni sarebbe la soluzione migliore per gli azionisti, secondo Berenberg, la vendita di Tim Brasil sarebbe sub-ottimale, a meno che non venga fatta a un premio consistente. Ma Telecom Italia non è ben posizionata per spuntare un prezzo ottimale per Tim Brasil: per ottenere gli stessi benefici di un aumento di capitale dovrebbe vendere il suo 67% di Tim Brasil a un premio del 77% rispetto all'attuale equity value, un po' irrealistico secondo gli esperti.

"Le incertezze abbondano e il tempo sta finendo" e Berenberg ha ridotto il target price dell'azione ordinaria TI da 0,68 a 0,66 euro e della risparmio da 0,56 a 0,54 euro, confermando la raccomandazione hold.


2. TELEFONICA E LA POSSIBILE RIDUZIONE DELLA QUOTA
Marigia Mangano per "Il Sole 24 Ore"

Nel complicato riassetto del gruppo Telecom Italia la variabile chiave è il tempo. Mancano appena dieci giorni per dare disdetta al patto di sindacato di Telco, e cinque giorni in più per il consiglio di amministrazione di Telecom Italia che potrebbe esaminare proposte di rafforzamento patrimoniale. Troppo poco - si osserva - per un disegno, come la fusione tra Telecom Italia e il socio spagnolo Telefonica, i cui contorni sono assai complessi.

E troppo poco perché si trovi la quadratura del cerchio tra la necessità dei soci italiani di uscire da Telco e la volontà di Telefonica di tenere in piedi una struttura, seppur modificata, che possa salvare la posizione costruita in Brasile. Già, ma come se ne esce?

Paradossalmente con lo status quo (senza più Telco) e con l'azionista spagnolo ridimensionato. Secondo fonti finanziarie, infatti, nel caso in cui non si dovesse trovare alcun accordo sugli assetti proprietari di Telco e Telefonica non si offrisse di rilevare le quote in uscita (Mediobanca e Generali hanno già comunicato che daranno disdetta al patto) si procederà con una scissione pro-quota della stessa Telco.

L'azionariato di Telecom vedrà così il blocco italiano al 12 per cento: di questo pacchetto complessivo il primo socio è Generali con il 6,85%, seguita da Mediobanca con il 2,6% e Intesa Sanpaolo con il 2,6 per cento. Gli spagnoli di Telefonica avranno in trasparenza il 10,3%, rappresentando di fatto il primo singolo azionista di Telecom. E qui è il punto.

Con la scomparsa di Telco, Telefonica si troverebbe probabilmente nella condizione di dover immediatamente affrontare la questione Brasile perchè difficilmente le sarebbe consentito di affiancare a Vivo anche il controllo di fatto del più diretto concorrente Tim Brasil: infatti i sondaggi con l'Anatel, l'Auhtority locale delle tlc, sono stati fatti per tempo, per capire come muoversi in questo scenario che provocherebbe inevitabilmente l'esigenza di cedere alcuni degli asset (e di fatto di smembrare Tim Brasil).

Senza contare che anche il Cade, l'Antitrust brasiliano, segue con attenzione il dossier e qualsiasi cambiamento dello status di Telefonica in Telecom, anche l'uscita dalla scatola a cui fa capo il 22,4% del gruppo di tlc italiano, verrebbe attentamente vagliato dalle due Authority locali. Si renderebbe necessario, dunque, intervenire sugli argomenti che possano rafforzare la tesi di un controllo di fatto di Telefonica su Telecom Italia.

È vero che la soglia chiave in Sud-America per configurare il controllo è orientativamente del 20%, ma è altrettanto vero che Telefonica ha avuto non pochi problemi nell'ambito della costituzione e ingresso in Telco, pur sedendo in un patto di sindacato e facendo così parte di un nocciolo duro di azionisti.

Sciogliere Telco e ritrovarsi primo socio di Telecom Italia è dunque un rischio, dato che l'unica certezza che hanno gli spagnoli è che il dossier Telefonica-Telecom Italia è destinato sicuramente a essere riaperto dalle autorità brasiliane.

Non a caso c'è chi non esclude che in uno scenario di questo tipo e quindi nell'ipotesi di semplice scissione di Telco, gli spagnoli possano inizialmente procedere con un alleggerimento della lora posizione in Telecom Italia, magari anche di due punti percentuali, quanto basta per evitare di "staccare" troppo il secondo azionista Generali. Un'opzione che per Telefonica, che ha in carico la quota Telecom a 1,2 euro per azione a fronte del valore di mercato di 0,592 euro, non sarebbe comunque indolore perchè comporterebbe inevitabilmente una minusvalenza.

 

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