1- OGGI SARÀ UNA RIUNIONE INTERLOCUTORIA A MEDIOBANCA MA ENTRO LA FINE DELL’ANNO A STACCARE LA SPINA DEL POLMONE ARTIFICIALE CHE TIENE IN VITA LE SORTI DI ALBERTO NAGEL SARÀ IL “TEDESCO” GIUSEPPE VITA, IL 77ENNE NEOPRESIDENTE DI UNICREDIT 2- GLI ARTEFICI DEL PROGETTO DI SPIN-OFF DI MEDIOBANCA TRA PARTECIPAZIONE (RCS, GENERALI, TELECOM) E ATTIVITÀ BANCARIA (CHE BANCA!) SONO APPUNTO GHIZZONI E VITA 3- UNO SPIN-OFF INVISO A NAGEL CUI SAREBBE DESTINATA “CHE BANCA!”, CHE VALE SOLO IL 4% DI PIAZZETTA CUCCIA MENTRE LE PARTECIPATE ANDREBBERO NELLE MANI DI PAGLIARO 4- DOPO IL CROLLO DI PALENZONA (CHE È LETTERALMENTE IGNORATO DAL GOVERNO MONTI, VEDI LO SCHIAFFO IMPREGILO), GHIZZONI SI È MESSO NELLE MANI DEL “TEDESCO” VITA CHE APPARE DECISIVO ANCHE PER DIFENDERE IL FORTINO DI UNICREDIT DAL RISCHIO SCALATE

Gli orologi della finanza si fermeranno oggi alle 17,30 quando a Piazzetta Cuccia i consiglieri di Mediobanca entreranno nel salone per un consiglio di amministrazione che si preannuncia agitato.

Nella storia dell'Istituto fondato nel 1946 dal mitico Cuccia la riunione odierna è attesa come una svolta decisiva per rifondare la mission di quello che un tempo era considerato il salotto buono del capitalismo e adesso sembra un campo di rugby con tanto di spallate e calci sotto la cintola.

Da quello che nelle ultime ore si è capito non sarà comunque una riunione dalla quale usciranno le spoglie di Alberto Nagel, il pallido bocconiano che nell'ottobre 2008 è diventato amministratore delegato raccogliendo l'eredità di Vincenzo Maranghi. Con tutta probabilità sarà una riunione interlocutoria e bisognerà aspettare il 20 settembre per capire se dopo la riunione fissata quel giorno con il Patto di Sindacato e il Consiglio di amministrazione sarà staccata la spina del polmone artificiale che tiene in bilico le sorti professionali del 47enne manager milanese.

In quella occasione si parlerà dei conti annuali che nel primo semestre hanno registrato una perdita di 427 milioni.

I soci di Mediobanca parlano il linguaggio dei numeri, ma sanno benissimo che dietro la matematica c'è il valore delle partecipazioni strategiche che Piazzetta Cuccia detiene in alcune roccaforti come Generali,Telco, Rcs che hanno un rilevante peso politico.

È probabile quindi che dopo i convenevoli di rito e qualche lazzo sulle vacanze, oggi alle 17,30 i 21 consiglieri cominceranno a chiacchierare con gusto sullo strappo in Borsa di Rcs che nello spazio di un mese ha aumentato il proprio valore a causa di una speculazione che continua ancora oggi e di cui non si conosce la paternità.

Anche il titolo Mediobanca negli ultimi tempi è riuscito a recuperare terreno in Borsa cercando di alleggerire il calo di oltre il 39% registrato nell'ultimo anno, e questo è avvenuto nonostante il terremoto di credibilità provocato dalle vicende che hanno visto come protagonista il pallido Nagel.

Nemmeno Dagospia nella sua infinita miseria è riuscita a capire fino a questo momento chi per primo aprirà il fuoco nei confronti dell'amministratore delegato che è uscito con le ossa rotte dall'operazione Unipol-FonSai, una vicenda che avrebbe dovuto riscattare la piattezza della sua gestione e diventare il fiore all'occhiello per un recupero di reputazione.

Purtroppo il pallido Nagel si è scavato la fossa con le sue mani dopo il harakiri davvero improvvido dell'intervista di fine agosto al "Wall Street Journal" in cui ha raccontato nei dettagli l'incontro durante il quale l'80enne Ligresti gli ha messo sotto il naso un papello che indicava le condizioni per uscire dal Gruppo al quale Mediobanca ha concesso negli anni oltre 1 miliardo di crediti.

Dio solo sa chi ha consigliato il manager ad aprire la bocca quando la regola aurea di Mediobanca e del suo mitico fondatore è sempre stata: "la parola è d'argento, il silenzio è d'oro". Purtroppo la comunicazione è qualcosa di più di un esercizio per ragazzi disoccupati, e anche se non ha la dignità di una scienza, i top manager dovrebbero evitare di tagliarsi i coglioni in pubblico con parole avventate.

Con l'intervista alla "bibbia" della finanza americana il pallido Nagel ha strappato dall'albero frutti bacati che hanno fatto sganasciare dalle risate i suoi numerosi avversari. In quella chiacchierata ha svelato i dettagli dell'incontro nel quale il costruttore di Paternò, dopo aver consegnato il cellulare si è messo a piangere, poi dopo aver ventilato il suicidio, ha tirato fuori la lista delle richieste per sé e per i suoi figli predilett

"Ho preso nota per pietà", dice Nagel nell'intervista e aggiunge di aver apposto le sue iniziali al papello per un atto di compassione. Niente di più di un gentlemen's agreement.

In realtà quel furbacchione di Ligresti non ha mai pensato al suicidio, ma ha contribuito in maniera determinante al suicidio professionale di Nagel che sulla vicenda era già stato interrogato per sei estenuanti ore dal pm Luigi Orsi che fino ad oggi non ha chiuso il fascicolo.

Intorno al tavolo di Mediobanca nessuno dei consiglieri avrà il cattivo gusto di ironizzare, ma l'errore dell'intervista resterà scolpito come uno dei punti più bassi nella storia dell'Istituto; e' molto probabile invece che si apra una fitta discussione sul tema della "nuova" Mediobanca che dovrà voltare pagina per recuperare terreno e reputation.

E qui si aprirà un dibattito sul cosiddetto spin-off che prevede la separazione in due rami aziendali ben distinti tra le attività strettamente finanziarie della merchant bank e quelle retail che sono iniziate nel 2008 con il lancio sul mercato di "CheBanca!".

A parlarne dovrebbe essere qualcuno dei soci più attento alle situazioni del mercato. Non sarà certo il francese Bollorè (detentore del 6% delle azioni) che è stato messo sotto accusa dalla Consob per manipolazione dei titoli Premafin e anche Tronchetti come PierSilvio Berlusconi avranno la testa ai problemi che in questo momento li affliggono (il primo impegnato nello scontro con il genovese Malacalza, il secondo avvitato nella crisi di Mediaset).

Molti indizi fanno pensare che a sollevare il problema della nuova Mediobanca saranno i due consiglieri che rappresentano Unicredit, l'ex-presidente Dieter Rampl e Alessandro Maria Decio che a giugno ha preso il posto del massiccio Palenzona nell'ex-salotto di Piazzetta Cuccia.

Dai piani alti di Piazza Cordusio sembra infatti che sia partita una direttiva precisa per modificare le strategie industriali di Mediobanca. Gli artefici del progetto sono Federico Ghizzoni e Giuseppe Vita, il 77enne neopresidente di Unicredit che dopo la laurea in medicina ha lavorato alla Schering è passato alla presidenza di Ras (Allianz) e di Banca Leonardo. In gioventù è stato anche assistente di radiologia all'università di Magonza e per questa sua esperienza, abbinata a quella nel Gruppo Allianz, è considerato "il tedesco" di piazza Cordusio.

Da parte sua il piacentino Ghizzoni ha evitato fino a ieri di infierire sugli scivoloni giudiziari e giornalistici di Nagel "non per mancanza di rispetto e di fiducia verso di lui, ma per una forma di rispetto verso la magistratura",un commento sapido dietro il quale si intravede l'intenzione del tandem Vita-Ghizzoni di affondare il coltello nella questione Mediobanca che appare decisiva anche per difendere il fortino di Unicredit che gli analisti considerano scalabile.

Negli ultimi tempi il buon Ghizzoni dal volto roseo sembra aver letteralmente abbandonato la sua alleanza con Palenzona, il simbolo di un potere romano che si è irrobustito nelle stanze del governo e dei partiti.

Il quadro politico è totalmente cambiato e la forza "relazionale" di Palenzona, magnificamente espressa dalla sua mole imponente, è diminuita non solo nei confronti di Unicredit ma anche, secondo quanto si dice, all'interno di Crt, la fondazione torinese rispetto alla quale politici come il leghista Cota e il sindaco Fassino hanno preso le distanze.

A questo crollo di quotazioni si aggiunge la brutta pagina della battaglia intorno all'Impregilo da cui Palenzona è uscito sconfitto e malconcio. Da questo scenario fino a poco tempo fa impensabile, è nato il patto di ferro tra Vita e Ghizzoni che hanno messo al primo posto del dossier la questione Mediobanca e il nuovo organigramma che entro la fine dell'anno vedrà Nagel davanti all'uscio dei cacciatori di teste.

Una sorte diversa dovrebbe avere l'altro "alano", Renato Pagliaro, che lavora a Piazzetta Cuccia dal 1981 e potrebbe essere destinato a seguire il pacchetto delle partecipazioni di Mediobanca dentro Rcs, Generali, Telecom.

In serata gli orologi della finanza riprenderanno a muoversi e dopo questo passaggio interlocutorio il pallido Nagel e Pagliaro continueranno probabilmente a sopravvivere. Ciò avverrà fino a quando non si darà fuoco alle polveri con il presumibile intervento sulla scena di Dieguito Della Valle, lo scarparo marchigiano che non vede l'ora di scassare i salotti milanesi di Rcs e di Piazzetta Cuccia.

Le sue idee sui "ragazzi inadeguati" di Mediobanca le ha espresse in maniera netta il 4 aprile quando ha sbattuto la porta della corazzata editoriale che pubblica il "Corriere della Sera" ,e il silenzio delle ultime settimane fa intendere che sta preparando l'offensiva finale. Insieme a Nagel è riuscito a concludere nell'aprile di due anni fa il blitz che mandò Geronzi fuori dalle Generali. Adesso i "vecchi marpioni" come Abramo-Bazoli e Cesarone si gustano lo spettacolo e lasciano che il sangue scorra per intervenire poi nella soluzione finale.

Per loro in questo momento vale la vecchia regola di Cuccia secondo la quale la parola è d'argento, il silenzio è d'oro.

 

 

FEDERICO GHIZZONI E GIUSEPPE VITA Alberto Nagel article Nagel NAGEL GERONZIFRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE E PALENZONA jpegPREMIO GUIDO CARLI BERLUSCONI SCARONI DIEGO DELLA VALLE jpegligresti e figliejonella e salvatore ligrestiLUIGI ORSI PIAZZETTA CUCCIA FOTOGRAFI IN PIAZZETTA CUCCIA I SOCI DI PIAZZETTA CUCCIAferrara fassinoBAZOLI E GERONZI ALBERTO NAGEL E SALVATORE LIGRESTISALVATORE LIGRESTI E I FIGLI GIULIA JONELLA E PAOLO

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…