FACE-GIÙ? IL DECLINO (VERO O PRESUNTO) DEL SOCIAL NETWORK PER ECCELLENZA

Marta Serafini per "Il Corriere della Sera"

Un impero in declino o un esercito che sta facendo riposare le sue truppe per dare di nuovo l'assalto? In molti - investitori compresi - si interrogano sul futuro di Facebook, all'indomani della vittoria di Google per l'acquisizione di Waze, applicazione israeliana di navigazione stradale grazie alla quale «Big G» si aggiudica una maggiore socialità nei suoi servizi, obiettivo non ancora del tutto raggiunto con Google Plus, assestando un duro colpo a Menlo Park. Inoltre, da qualche tempo, Zuckerberg e soci sembrano aver esaurito la loro spinta creativa.

Due giorni fa hanno annunciato l'introduzione dell'hashtag, forza e motore del concorrente numero uno Twitter. «Se non sai cosa inventare, copia» sembra essere diventato il motto di Menlo Park. In questo caso il sistema della concorrenza serve per ordinare rapidamente le conversazioni intorno a un determinato tema sulle bacheche. Senza questa funzione il social network rischia infatti di essere meno adatto alla diffusione di notizie e pubblicità. E dunque di vedere i suoi ricavi precipitare. Il tutto a pochi mesi dal lancio di Graph Search, motore di ricerca semantica ancora in fase di test.

Come se non bastasse, poi, danni all'immagine arrivano in queste ore dall'Nsa gate. Con Zuckie costretto a dichiarare «Non abbiamo mai fatto parte di un programma Usa, o di altri governi, che abbia accesso diretto ai nostri server».

Un impero corrotto, oltre che in declino? «Io non penso che Facebook sparirà nel breve periodo», spiega il giornalista americano David Kirkpatrick, autore di Facebook la storia (edizione Hoepli). «Piuttosto potrebbe entrare in una fase di calo». Secondo Kirkpatrick i problemi principali di Mark sono dovuti proprio all'eccessiva espansione. Facebook, in pratica, non andrebbe più inteso come un semplice sito, ma come una sorta di infrastruttura, al pari di una compagnia telefonica.

In questo contesto Google potrebbe insidiare il ruolo di Facebook con il suo Google Plus. Se infatti negli ambienti finanziari riprendono a circolare voci su un possibile interesse di Mountain View per Menlo Park, appare chiaro come a Google siano stati capaci di creare intorno a G+ un ambiente vero e proprio fatto di app, piattaforme e precise strategie per la pubblicità. Che, tradotto, significa: Facebook è appetibile solo per un motivo. Il suo numero di utenti.

Al di là di tutto, ciò che conta sono i dati. Se si parla di social network, Facebook regna ancora sovrano. È il primo social network del mondo, con 1,1 miliardi di utenti. Ed è in forte crescita in Paesi chiave come il Brasile. A rallentare sono gli iscritti di Usa e Gran Bretagna, con rispettivamente sei milioni e un milione e mezzo di visitatori in meno nel mese di aprile.

«Chi voleva iscriversi l'ha già fatto. E ora le persone vogliono provare qualcosa di nuovo», sottolinea l'esperto di nuovi media Ian Maude al Guardian. Non a caso le percentuali di crescita di Twitter sono più alte di nove punti (14 per cento a fronte del 3,6). Ma si tratta di statistiche smentite da Zuckerberg che parla di un aumento di 23 punti rispetto all'anno passato.

Chi ha ragione dunque? «Bisogna distinguere tra utenti e utenti attivi: noi non sappiamo quanti siano quest'ultimi perché dobbiamo basarci sui numeri forniti da Facebook. Io però sono pronto a scommettere che il declino c'è ed è sostanziale», spiega Marco Camisani Calzolari autore di Fuga da Facebook (edizione Carte Scoperte).

Uno scenario che, se confermato, giustificherebbe anche il calo finanziario di Menlo Park: «Facebook propone alle aziende di fare pubblicità sulla base di statistiche che non sono verificabili e la mancanza di trasparenza fa diminuire la fiducia degli investitori», spiega ancora Calzolari.

A non credere nel declino di Facebook - soprattutto in Italia - è invece Vincenzo Cosenza di Blogmeter che a State of the Net ha parlato di 22,7 milioni di utenti mensili, con una crescita del 4,7 per cento. A fronte di un calo di Twitter dell'11,6. Ma non solo. Per Cosenza, Facebook regge bene anche nel resto del mondo.

E il motivo è semplice: «Tutto sta nel network effect, ossia l'effetto che rende difficile lasciare la piattaforma perché la sua utilità è aumentata grazie alla presenza dei propri amici». Come dire, insomma, che finché gli altri ci sono devi esserci anche tu.

 

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