giorgia meloni matteo salvini antonio tajani giancarlo giorgetti

DAGOREPORT - COME MAI LADY GIORGIA INFLIGGE ALLA “NAZIONE”, IN VISTA DEL 2026, UNA FINANZIARIA COSÌ MICRAGNOSA, CORRENDO IL RISCHIO DI PERDERE CONSENSI? - UNA MISERIA DI 18 MILIARDI CHE, AL DI LÀ DELL’OPPOSIZIONE, STA FACENDO SPUNTARE LE CORNA DEL TORO AGLI ALLEATI SALVINI E TAJANI, MENTRE RUMOREGGIANO I VAFFA DI CONFINDUSTRIA E DEI MINISTRI COSTRETTI AD USARE L’ACCETTA AL BILANCIO DEI LORO DICASTERI (TAGLIO DI 89 MILIONI ALLA DISASTRATA SANITÀ!) – LA DUCETTA HA UN OTTIMO MOTIVO PER LA MANOVRA MIGNON: FINENDO SOTTO IL 3% DEL PIL, IL GOVERNO ALLA FIAMMA USCIRÀ CON UN ANNO IN ANTICIPO DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEFICIT ECCESSIVO ATTIVATA DALL'EUROPA NEL 2024. COSÌ SARÀ LIBERA E BELLA PER CONFEZIONARE NEL 2026 UNA FINANZIARIA RICCA DI DEFICIT, SPESE E "MENO TASSE PER TUTTI!", PROPRIO IN PERFETTA COINCIDENZA CON I TEMPI DELLE POLITICHE DEL 2027 - E GLI ITALIANI NELLA CABINA ELETTORALE POTRANNO COSÌ RICOMPENSARE LA BONTÀ DELLA REGINA GIORGIA…

GIORGIA MELONI MEME

DAGOREPORT

Mai si era vista una manovra finanziaria micragnosa in vista del 2026: una miseria che si aggira intorno a 18 miliardi di euro. Basti pensare che lo scorso anno il valore complessivo totalizzava circa 24 miliardi di euro, saliti a 28 con i primi decreti attuativi. 

 

Nel 2023, la prima partorita da Meloni premier (quella del 2022 fu fatta sostanzialmente dal governo Draghi), raggiunse la ragguardevole sommetta di 35 miliardi.

 

Come mai la Statista della Sgarbatella ha dato il via libera a una tale manovra formato mignon, che fa correre il rischio di perdere consensi?

 

Il taglio di due punti dell’aliquota Irpef, dal 35% al 33%, è praticamente una presa per il culo perché destinato ai redditi sotto i 50 mila euro lordi all’anno: santocielo! oggi si può far rientrare tale compenso nella categoria dei ricchi?).

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

I tartassati possono stare tranquilli: la pressione fiscale dovrebbe rimanere ben salda al 42,8% raggiunto nel 2025, sui valori massimi degli ultimi dieci anni.  

 

Una finanziaria che sta facendo spuntare le corna del toro a Matteo Salvini, sempre più in affanno per i consensi perduti dalla Lega, che vuole che le banche e le assicurazioni sgancino un altro miliardino, oltre ai 4,5 che bonificheranno al governo, per aumentare gli stipendi delle forze dell’ordine.

 

Salvini è ovviamente incazzato come una biscia con il suo compagno di partito e ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per la misura sulla rottamazione delle cartelle elettorali: vuole allargare la platea, includendo anche chi è stato già raggiunto da un accertamento fiscale.

 

IL RIGORE - VIGNETTA BY GIANNELLI

Altro tema caldo sono le pensioni: in barba alla legge Fornero, il “Capitone” aveva promesso che avrebbe bloccato l'allungamento di tre mesi dell’età pensionabile che scatta dal 2027, ma alla fine lo stop varrà solo per chi svolge lavori "gravosi e usuranti". 

 

Anche Forza Italia ha alzato le barricate: oltre agli esborsi coatti alle banche e assicurazioni, Tajani è contrarissimo all'aumento dal 21% al 26% della cedolare secca sugli affitti brevi (‘’la prima casa in affitto non si tocca’’) e si oppone alla norma che alza dall'1,2% al 24% le tasse sui dividendi che vengono incassati per partecipazioni minori del 10% in una società.

 

Sullo sfondo rumoreggiano i mugugni e i vaffa di gran parte dei ministri che sono stati costretti ad usare l’accetta al bilancio dei loro dicasteri. Il ministero più colpito dai tagli è quello delle Infrastrutture e trasporti di Salvini (oltre 520 milioni), seguito dall'Economia (oltre 450 milioni) e dall'Ambiente e Sicurezza energetica (oltre 370 milioni).

 

MATTEO SALVINI LEGGE FORNERO

In mezzo alla riduzione di 81 milioni agli Interni e 78 alla Cultura, 76 all’Agricoltura e 64 al Turismo, eccetera, grida vendetta il taglio cesareo di 89 milioni a un ministero come quella della Sanità, che si dibatte in uno stato di emergenza continua, con disparità regionali e indecenti liste d'attesa anche di un anno per una radiografia o una Tac, tutto a vantaggio, per coloro che se lo possono permettere, della crescente sanità privata.

 

Per non parlare poi dell’impatto negativo che la manovra ha ricevuto dal mondo industriale: per le imprese, sono previsti zero incentivi per sollevare l’economia dallo “zero virgola” in cui è nuovamente impantanata (malgrado i miliardi del Pnrr). Alcun sostegno è stato stanziato nemmeno per le aziende che esportano negli Stati Uniti, finite sotto la ghigliottina dei dazismo trumpiano.

 

meme giorgia meloni

Un muro del pianto si è sbriciolato alla visione del documento presentato da Giorgetti a Bruxelles il 15 ottobre, e che va ratificato e soprattutto difeso in parlamento dalla pioggia di emendamenti alzando il ritmo del ritornello “dov’è la copertura della spesa?” entro il 31 dicembre, che ha dietro un ottimo, fantastico motivo.

 

Per Giorgia Meloni, infatti, presentare una finanziaria particolarmente asfittica che vale lo 0,8% del Pil, facendo finire il Deficit sotto il 3% del Pil, a fronte del 3,3% concordato con la Ue, permetterà al governo alla Fiamma di uscire con un anno in anticipo dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo attivata dall’Unione europea nel 2024.  

 

Una volta comunicato alla Ue il virtuoso rientro del deficit sotto la soglia di attenzione e ottenuto il conseguente via libera all’uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzo eccessivi, Giorgia Meloni potrà dedicarsi con allegria alla manovra del 2026 che, guarda caso!, coincide proprio con i tempi delle elezioni politiche della primavera del 2027.

 

URSULA VON DER LEYEN E GIORGIA MELONI - VERTICE SUL PIANO MATTEI PER L AFRICA - FOTO LAPRESSE

Non avendo più la necessità di evitare sostanziosi finanziamenti in deficit, libera e bella di fare le cose in grande sul lato della spesa (e delle imposte), sarà una finanziaria finalmente espansiva, ricca di botti e fuochi di artificio. E gli italiani che entreranno nella cabina elettorale potranno così ricompensare la generosità di Sua Maestà, la Regina Giorgia.

 

Nel frattempo, dobbiamo stringere la cinghia per mettere a dieta il debito pubblico che a fine agosto 2025 ha raggiunto la cifra record di circa 3.082 miliardi di euro, attestandosi intorno al 135,3% del Pil, dato relativo al 2024. La manovra per il 2026, infatti, vale appena lo 0,8% del Pil, la metà del valore medio nel decennio precedente.

 

meloni tajani

Ci attende dunque un anno di carestia. Ma Lady Giorgia è tranquilla: sa che siamo pronti a tutto per Lei, oro alla patria e salto nel cerchio di fuoco compreso, nell’attesa della Befana del 2027…

meloni tasse

GIORGIA MELONI E BRUNO VESPA - MEME TROPPO FORTE - MEME SU GIORGIA MELONI BY EMILIANO CARLI GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

giorgia meloni e il pizzo di stato - vignetta by emiliano carli

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