FAST FASHION SEMPRE PIÙ FAST – LA CAPACITÀ DI REAZIONE DEI GIGANTI DELLA MODA PRONTA AI GUSTI DEL PUBBLICO È SEMPRE PIÙ RAPIDA, GRAZIE AI SOCIAL – ZARA AL PRIMO POSTO, SEGUITA DA H&M, MENTRE GAP PERDE TERRENO – E IN ITALIA STANNO PER ARRIVARE GLI INGLESI DI PRIMARK

Eugenio Occorsio per “Affari & Finanza - la Repubblica

 

La parola d’ordine per tutti è: occhio ai social network. Perché da lì, analizzandoli con occhio clinico e con metodi da analisi scientifica, si traggono tendenze, mode, gusti e cambiamenti sull’universo mondo, giovanile e non. Poi però arriva la sfida: essere i primi a tradurre in capi d’abbigliamento e accessori questi umori.

LA BORSA DI ZARA CON LA SVASTICALA BORSA DI ZARA CON LA SVASTICA

 

Infine, lanciarli sul mercato su scala mondiale, il più capillarmente possibile ma soprattutto rapidamente. Non a caso il neologismo che identifica più precisamente il settore non è “casual chic”, “private label”, “low cost branding” o “cheap textile”, che pure sono tutti usati, bensì “fast fashion”. Fast, cioè veloce, molto

 

più che non i marchi più blasonati, intanto ovviamente più costosi ma poi legati al ciclo delle due sfilate l’anno, primavera- estate quando fa freddo e autunno- inverno quando fa caldo (per dare modo alle case di smaltire gli ordini, ma intanto i mesi passano e magari i gusti del pubblico sono già cambiati). Invece qui niente di tutto questo, nessuna ritualità, neanche a dire il vero nessun disegno troppo raffinato e costoso: si caricano in fretta le linee di montaggio e poi si invade il mercato.

Zara gruppoZara gruppo

 

Il fashion è “fast” in tutto: se dopo qualche giorno o settimana si capisce che quella linea non ha incontrato i gusti del pubblico malgrado tutti i sondaggi precedenti, viene ritirata e avanti il prossimo. E’ il mondo di cinque giganti: l’americana Gap, la spagnola Zara, la svedese H&M, la giapponese Uniqlo e la britannica Primark che è l’ultima arrivata e sta per aprire di slancio i primi tre negozi in Italia, a Venezia, Milano e Roma entro fine anno. Sono cinque colossi industriali che riescono a vendere a poco prezzo (non stracciato) e hanno conquistato una specifica credibilità di marchio.

 

gap logogap logo

Si contendono senza esclusione di colpi i posti sul podio, e spesso se li scambiano. Ora è il momento di Gap ad essere in difficoltà: è la pioniera (cominciarono nel 1969 a San Francisco Donald e Doris Fisher, marito e moglie, a vendere magliette con il nuovo marchio mischiate a jeans Levis e scarpe Converse All Star) ma ora è incappata in una crisi di creatività: «Abbiamo fallito del tutto l’approccio sui millennials (i nati dopo il 2000, ndr)», ha tuonato il nuovo Ceo, Arthur Peck, che ha preso il posto di Glenn Murphy, che pure aveva portato le vendite a raddoppiarsi fra il 2011 e il 2013 ma si è elegantemente defilato quando ha capito che le cose si mettevano male.

 

JOHN FISHER DI GAPJOHN FISHER DI GAP

Mescolando questo fattore con il dollaro forte, aggravato dal fatto che i prezzi degli articoli sono saliti di quel minimo (rispetto ai quattro contendenti) sufficiente a metterli a volte fuori mercato, ecco il risultato: 175 negozi in America saranno chiusi, di cui 140 quest’anno, riducendo il totale a 500. Per fortuna altri marchi della famiglia reggono: Old Navy, non a caso il più low cost di tutti, è passato l’anno scorso da 6 a 7 miliardi di vendite, più dello stesso marchio Gap. Il gruppo, che ha chiuso il 2014 con 16,4 miliardi di dollari di fatturato complessivo ma prevede una contrazione per il 2015, ha perso la leadership a favore dei più aggressivi Zara e H&M.

 

Anche quest’ultima peraltro ha le sue preoccupazioni per il fattore valuta: l’azienda svedese importa materie prime e semilavorati dall’America ma soprattutto dai Paesi del sud est asiatico pagandoli in dollari. Come per l’hi-tech, gli analisti finanziari sono attentissimi a cogliere il minimo scostamento rispetto alle previsioni e a ricavarne previsioni che mandano il titolo sulle montagne russe: il gruppo svedese ha sì riportato vendite in aumento da 38 a 46 miliardi di corone nel primo trimestre (4 miliardi di euro), ma l’incremento del 21% è stato giudicato deludente rispetto al 28% dell’arcirivale Zara, che viaggia sui 4,3 miliardi di euro di fatturato a trimestre e detiene attualmente il primo posto (di misura) fra i cinque grandi del fast fashion.

backham per h&m underwear

 

I profitti pre-tasse di H&M sono saliti dell’11% fino a 6,45 miliardi di corone ma gli analisti prevedevano 6,49. E il margine lordo si è indebolito al 59,4 dal 60,8%. Inezie? Macché, è stato sufficiente perché in un gruppo da 3500 negozi in 55 Paesi e 132mila dipendenti di cui 16mila assunti nel 2014, si diffondesse il nervosismo. Soprattutto perché il volume di investimenti intrapreso è tale (l’anno scorso ha aperto lo smagliante e gigantesco magazzino sulla Fifth Avenue a New York) che l’azienda svedese - come le altre - non può permettersi il benché minimo calo di mercato.

 

Problemi di diversa natura li ha Uniqlo, glorioso gruppo nipponico con 812 negozi in Giappone (99 a Tokyo) e 300 in altri 14 Paesi (non ancora in Italia) alle prese con un duro sciopero intrapreso dai dipendenti delle fabbriche tessili della provincia cinese del Guangdong dove buona parte delle produzioni viene realizzata. Chiedono migliori condizioni di lavoro e salari più dignitosi: 500 operai sono asserragliati notte e giorno nella fabbrica della Shenzen Artigas Clothing & Leather e ne bloccano il funzionamento.

 

h&m

Paradossalmente Uniqlo è stata la settimana scorsa la prima azienda giapponese, con la trading house Itochu e il gruppo fotografico Ricoh, ad introdurre regole per una “umanizzazione” del lavoro, dall’abbreviazione dell’orario (introducendo turni anche di 4 ore e il divieto di lavorare dopo le 8 di sera) all’obbligo di prendersi almeno cinque (!) giorni di vacanza l’anno.

 

Per Uniqlo la vertenza è un ostacolo non da poco nel momento in cui sta spingendo per l’espansione internazionale con un nuovo slancio di crescita: fondato nel 1949, ha adottato ufficialmente nel 1997 il modello Gap, il cosiddetto Spa (Specialty Private Apparel) che prevede di prodursi da sé i capi e venderli nei propri negozi (tutt’al più in franchising), ma solo nel 2005 con il passaggio nel potente gruppo Fast Retailing si è lanciato alla conquista del mondo.

Ressa per svendita Jimmy Choo da H&M

 

Chi il mondo l’ha già conquistato è certamente Zara, 6.700 negozi in 88 Paesi, esponente di un “fashion” così “fast” che si vanta di riuscire a far passare solo una settimana dal momento in cui il capo viene ideato a quello in cui è negli scaffali nel magazzino, contro i sei mesi di media per la moda meno “veloce”. L’azienda rende noto anche che sono 12mila i capi lanciati ogni anno, ognuno con il suo design, e non si stanca di riecheggiare le parole di Daniel Piette, manager di Louis Vuitton: «È il più innovativo e devastante fenomeno del nostro ambiente».

 

Zara va talmente bene che il suo fondatore (nel 1975) Amancio Ortega, l’ex camiciaio galiziano che è tuttora azionista di maggioranza con la sua finanziaria Inditex, ha conquistato pochi giorni sulle colonne di Forbes fa la piazza di secondo uomo più ricco del mondo dopo Warren Buffett, con una fortuna personale di 73,2 miliardi di dollari. Se Zara è il primo, l’ultimo di questa top five, ma crescerà in fretta, è Primark, nome nuovo che però sarà presto popolare anche in Italia dove aprirà in autunno i primi tre magazzini.

 

PRIMARKPRIMARK

Fondato nel 1969 a Dublino, inizialmente con il nome Penneys, allargatosi via via a tutto il Regno Unito (dove oggi conta 165 negozi su 270 totali), il gruppo si è lanciato con decisione nel settore solo nel 2005, quando ha aperto a Madrid il primo magazzino all’estero. Poi si è allargato a una decina di Paesi europei, ha raggiunto il ragguardevole fatturato di 4 miliardi di sterline ed eccolo qui ad affollare il vibrante mercato del fast fashion anche in Italia. 

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...