john elkann fca panda

FCA FARÀ LA FINE DI ALITALIA? - È UN'IPERBOLE PENSARE CHE I 6,3 MILIARDI SEGUANO I PRESTITI-PONTE BRUCIATI NELLA EX COMPAGNIA DI BANDIERA? ELKANN HA 18 MILIARDI DI LIQUIDITÀ CHIUSI NEI FORZIERI OLANDESI, MENTRE FCA ITALY GIÀ OGGI SAREBBE INSOLVENTE, AVENDO DEBITI COI FORNITORI PER 4 MILIARDI ED È IN PERDITA DA ANNI - QUANDO IL GRUPPO SARÀ IN MANO FRANCESE, CHI CI DICE CHE L'UNITÀ ITALIANA NON SARÀ LA PRIMA A ESSERE SCARICATA?

Fabio Pavesi per www.affaritaliani.it

 

Nel pieno del polverone suscitato dalla decisione di Fca di ricorrere al decreto liquidità per un prestito garantito dalla Sace (lo Stato cioè i contribuenti) di 6,3 miliardi di euro per la sua consociata Fca Italy, nessuno si è posto in questi giorni una domanda chiave.

 

Quei soldi una volta ottenuti saranno alla fine del triennio anche restituiti? O si rischia di fare la fine deli innumerevoli prestiti-ponte pubblici fatti, solo per fare un esempio ad Alitalia, e mai rimborsati? Può sembrare una provocazione, ma molti indizi portano lì.

 

john elkann 3

Fiat Chrysler, il colosso anglo-olandese con 110 miliardi di ricavi globali paragonato ad Alitalia? Un’iperbole? Forse, ma proviamo a spiegare il perché.  Fca, grazie all’abilità finanziaria di Sergio Marchionne, si è trasformata da Cenerentola appassita dell’auto a colosso globale, che riesce a produrre a livello mondiale margini del 6% sul fatturato, ma da sempre la conglomerata posseduta al 29% da Exor, si trascina la zavorra proprio di Fca Italy, che è la vecchia Fiat Auto e di fatto copre il mercato europeo (non solo italiano) della holding.

 

FCA ITALY GIA’ OGGI DA SOLA SAREBBE INSOLVENTE

 

Le condizioni di Fca Italy sono la zona d’ombra dell’impero degli Agnelli. Da decenni Fca Italy produce sempre meno auto e sempre in perdita. Solo dal 2015 al 2018 (ultimo bilancio disponibile) ha cumulato un rosso complessivo di 4,6 miliardi. Di fatto, i costi superano immancabilmente i ricavi pur cresciuti del 20% negli ultimi 4 anni. Si vende a prezzi più alti, ma anche i costi salgono a dismisura. Di fatto se non avesse alla spalle la “mamma” internazionalizzata (che prospera in Usa da dove arrivano i profitti utili a compensare il buco di Fca Italy) la vecchia Fiat Auto sarebbe da tempo in liquidazione.

 

I FORNITORI HANNO CREDITI PER OLTRE 4 MILIARDI

 

carlos tavares 1

Non produce cassa, anzi la brucia, non ha margini operativi per ripagare i debiti. In assenza di margini già oggi deve far fronte a debiti complessivi per oltre 9 miliardi, di cui oltre 4 miliardi di esposizione infragruppo e, però, altri 4,4 miliardi di debiti con i fornitori, proprio quelli che Fca con la richiesta del prestito garantito vorrebbe ripagare. Con il prestito garantito all’80% a tassi irrisori Fca Italy ottiene liquidità a costi infimi con un risparmio annuo di almeno 120 milioni l’anno di soli interessi, rispetto a finanaziarsi sul mercato.

 

Se domani Fca Italy avesse via libera sul nuovo credito, ecco che il debito schizzerebbe a oltre 15 miliardi. Una bella zavorra a fronte di attività che non producono reddito. Era già in condizioni di scarsa solvibilità, figuriamoci con un debito aggiuntivo di altri 6 miliardi.

 

john elkann 2

Già dicono i fautori del prestito, quei miliardi servono proprio a pagare i fornitori, a tenere in vita la filiera dell’indotto. Per ora sono solo dichiarazioni. Già in passato, Fca Italy, come  mostrano i 4,4 miliardi di debiti con i fornitori non pare fosse particolarmente attenta alla sua filiera produttiva. Di fatto la società è finanziata per metà dai fornitori e per l’altra metà dalle società Fca collegate e dalle controllanti. Che poi per tenere in vita l’agonizzante vecchia Fiat, la capogruppo anglo-olandese è costretta ogni due per tre a ricapitalizzare pena l’azzeramento del capitale per perdite.

 

FCA ITALY NON E’ SOLO ITALIA

 

Poi si dice che Fca Italy è italiana, che i soldi andranno sugli impianti italiani e a salvaguardare fabbriche e lavoratori in Italia. Peccato che la ragione sociale è Fca Italy e la sede a Torino, ma le attività sono molteplici e in una miriade di Paesi in giro per l’Europa e il mondo. Solo le partecipate estere di Fca Italy sono una quarantina e si va dalla Germania, alla Danimarca, a mezza Ue per treasmigrare in Polonia, Marocco, Norvegia, Serbia e via dicendo. Mirafiori, Melfi sono solo una piccola quota dell’universo di Fca Italy.

CARLOS TAVARES E MIKE MANLEY ANNUNCIANO LA FUSIONE TRA PSA E FCA

 

 

E i guai peggiori quanto a risultati arrivano da paesi come l’Ungheria, la Serbia, persino sulla consociata indiana. Chi l’ha detto  che i 6 e oltre miliardi saranno destinati solo all’Italia? Quindi un’iniezione di denaro ingente a un business che storicamente non è in grado di produrre reddito e anzi zavorra l’intero impero di Elkann.

 

LA LIQUIDITA’ DA 18 MILIARDI ELKANN LA TIENE STRETTA IN OLANDA

 

I critici fanno notare che il gruppo è pieno di liquidità nella capogruppo olandese. Vero, Fca Nv dichiara liquidità per la bellezza di oltre 18 miliardi di euro. Essendo Fca Italy controllata al 100% da Fca Nv, basterebbe far scendere di un gradino un po’ di cassa liquida senza chieder alcun prestito allo Stato che tanto ha fatto infuriare molti osservatori.

 

john elkann

Ma c’è un ma. Fca ha tanta liquidità, ma anche ben 14 miliardi di debiti solo finanziari, di cui 4,8 miliardi da rimborsare entro quest’anno. La liquidità sta lì per fronteggiare l’alto debito. Non solo il primo trimestre e il Covid faranno andare in forte perdita il gruppo e quindi meglio stringere i cordoni della borsa e tenere i soldi il più vicino possibile ai piani alti della galassia Elkann. Si è rinunciato al dividendo da 1 miliardo di Fca verso Exor ma si tiene ben aperta la porta a quello straordinario da oltre 5 miliardi post fusione con Psa. A quelli non si vuole rinunciare.

 

IL NUOVO GRUPPO SARÀ A GUIDA FRANCESE. FCA ITALY SARA’ LA PRIMA A ESSERE SCARICATA

 

Dulcis in fundo, c’è l’enigma Peugeot a cambiare il quadro. Saranno i francesi che grazie al maxi-dividendo a Exor saranno i nuovi dominus del gruppo. Comanderà Parigi, che tra l’altro ha quote di capitale in Peugeot. Lì c’è lo Stato francese, qui una multinazionale cosmopolita senza patria, dato che dall’Italia e dalla vecchia Europa arrivano solo cattive notizie. Finora si è fatto finta di niente. Non si potevano chiudere le attività in perdita perenne nel Paese di origine di Fiat.

 

Troppo spregiudicato politicamente e politicamente inaccettabile. Si è traccheggiato tra piani di investimento abortiti, tanta cassa integrazione, dimagrimento di attività, pur di non mollare il nostro Paese. Ma domani che le leve del comando saranno In Francia chi può pensare seriamente che il tabù Fiat/Italia possa sopravvivere a dispetto dei conti?

 

fca

Chi può pensare onestamente che avendo trovato la sua rinascita in Usa e con Peugeot forte più di Fca in Europa, non siano proprio gli impianti italiani e in genere la consociata Fca Italy a lasciarci le penne nel nuovo piano industriale made in France? E così quel maxi aiuto garantito di Stato da oltre 6 milairdi rischia di essere l’ennesima beffa made in Agnelli.

 

Una toppa messa dai contribuenti per salvare il salvabile ora, prima del passaggio di mano che decreta di fatto l’uscita degli Agnelli dalle leve di comando dell’auto mondiale. Poi sarà la volta sotto l’egida di Psa/Fca di ristrutturare e chiudere il bubbone di Fca Italy sopportato finora dagli Agnelli solo per opportunità politica.

 

Fca Italy sempre più insolvente sarà in grado di restituire il prestito pubblico o finirà come Alitalia in un buco nero con i soldi gabbati? Sarà il nuovo gruppo da Oltralpe a decidere. Come si è visto la liquidità abbondante in cima alla holding olandese non si può toccare, serve a fronteggiare il debito a monte. La toppa per Fca Italy meglio, molto meglio farla scucire al Governo Italiano. Con la solita promessa. Niente chiusure, niente licenziamenti, nuovi investimenti, Italia strategica. Vista così oggi pare l’eterna promessa disattesa di sempre degli Agnelli verso il Belpaese. Tanto c’è Pantalone. Male che vada il sistema Italia avrà detto addio a 5 miliardi.

mike manley john elkann

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