1. FERMI TUTTI! L’ANTITRUST BRASILIANO METTE UN PALETTO TRA LE CHIAPPETTE DELL’OPERAZIONE TELEFONICA-GVT-VIVENDI-BOLLORE': “PRIMA VA RISOLTO IL NODO TELCO” 2. PER L’AUTHORITY (“CADE”), PRIMA TELEFONICA DEVE USCIRE DA TELECOM ITALIA, POI SI PARLERÀ DELL’ACQUISIZIONE DI GVT-VIVENDI. E ORA GLI SPAGNOLI SONO NEI CASINI, VISTO CHE HANNO PROMESSO DI COMPRARE INDIPENDENTEMENTE DALL’OK DELL’ANTITRUST 3. IL BRASILE CONTRO GLI SPAGNOLI CON I PIEDI IN TRE STAFFE (GVT, VIVO E TIM BRASIL) 4. PER IL VICEMINISTRO DELLE TLC, GIACOMELLI, È STATO UN ERRORE FIDARSI DI ALIERTA. “L'INVESTIMENTO PIÙ FORTE CHE TELEFONICA HA FATTO QUEST'ANNO È STATO CONTRO TELECOM. NON MI PARE DEBBA ESSERE LUI A LAMENTARSI, ANZI SEMMAI RIMANE ANCORA PIÙ INCOMPRENSIBILE IL MOTIVO PER CUI IL GOVERNO DI ALLORA DECISE DI FIDARSI” 5. TRA L'ALTRO, AGLI SPAGNOLI L’AVVENTURA IN ITALIA È COSTATA 2,8 MILIARDI DI PERDITE

1. IL BRASILE FRENA TELEFONICA-GVT - L'ANTITRUST METTE I PALETTI SULL'OPERAZIONE CON I FRANCESI: PRIMA VA SCIOLTO IL NODO TELCO

Antonella Olivieri per “Il Sole 24 Ore”

 

La strada che porta a Gvt per Telefonica è tutt'altro che spianata. Secondo fonti locali ben informate il Cade – l'Antitrust brasiliano – non ha intenzione di esaminare il dossier fintanto che non sarà risolta la questione Telco: prima Telefonica esce da Telecom Italia e poi si parlerà dell'acquisizione della rete in fibra ottica di Vivendi da parte degli spagnoli.

cesar_aliertacesar_alierta

 

Per il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, che aveva pensato di risolvere tutte le pendenze con l'offerta su Gvt, la posizione intransigente del Cade non è una bella notizia, tanto più che per convincere Vivendi ad accettare senza indugi la sua allettante proposta da 7,45 miliardi di euro ha presentato ai francesi garanzia irrevocabile che pagherà quanto pattuito – al termine dei tre mesi di negoziati in esclusiva – assumendosi tutti i rischi regolamentari e rinunciando addirittura alla due diligence. Telefonica, cioè, rileverà comunque Gvt all'elevato prezzo concordato anche se non otterrà l'ok delle autorità brasiliane entro tre mesi.

 

Cosa del tutto improbabile, perchè la legge concede al Cade un anno di tempo per la necessaria autorizzazione preventiva, a partire dalla data di notifica dell'operazione che a tutt'oggi non è stata ancora inoltrata. In questo caso inoltre, trattandosi di tlc, è richiesto inoltre l'ok preventivo dell'Anatel e anche il presidente dell'Authority brasiliana delle tlc, Joao Rezende, ha fatto sapere ier di non aver ancora ricevuto la richiesta.

 

MARCO PATUANOMARCO PATUANO

Probabilmente Telefonica si prometteva di presentare una notifica complessiva delle operazioni in cantiere: il progetto di scissione di Telco (anche questa, infatti, non risulta ancora notificata al Cade), l'acquisizione di Gvt e la cessione dell'8,3% di Telecom a Vivendi che, con il prestito convertendo già emesso sulla restante quota, azzererebbe la partecipazione degli spagnoli nell'incumbent italiano. Da Santander lunedì Alierta ha dichiarato l'intenzione di uscire da Telecom Italia dopo l'acquisizione di Gvt.

 

Ma per il Cade, che è intenzionato a esaminare separatamente un'operazione per volta, i termini vanno invertiti. L'Antitrust brasiliano aveva già stabilito che gli spagnoli entro giugno debbano uscire da Telco-Telecom oppure ricollocare presso un terzo operatore il 50% di Vivo (sul punto, tra l'altro, è ancora aperto un contenzioso con Telefonica che si è appellata al Tribunale civile).

GvtGvt

 

Poi da esaminare ci sarà il demerger di Telco che assegnerà a Telefonica una partecipazione diretta pari al 14,7% di Telecom, quindi si potrà passare al vaglio dell'acquisizione di Gvt che per dal Cade non è ritenuta una soluzione, ma un'aggravante se prima Telefonica non scioglierà l'intreccio con Telecom Italia.

 

Oltretutto i precedenti non depongono a favore di un'ok incondizionato. Nel novembre del 2009, all'asta su Gvt poi assegnata ai francesi, sia Vivendi che Telefonica avevano chiesto l'autorizzazione preventiva all'Anatel, ma mentre a Vivendi era stato dato disco verde incondizionato, a Telefonica era stato prospettato l'obbligo di mantenere completamente separate le attività di Gvt da quelle degli spagnoli per cinque anni, sterilizzando così per un lustro le possibili sinergie.

 

tim logo tela tim logo tela

E comunque è dato per scontato che – se anche Alierta riuscirà a venirne a capo – saranno imposti obblighi di disinvestimento nell'area ricca di San Paolo, dove Telefonica è l'incumbent. Mentre in ambienti finanziari si giudica "temeraria" la mossa di Alierta su Gvt, per il viceministro delle tlc, Antonello Giacomelli, è stato un errore fidarsi di lui. «L'investimento più forte che Telefonica ha fatto quest'anno è stato contro Telecom – ha detto a Reuters – Non mi pare debba essere lui a lamentarsi, anzi semmai rimane ancora più incomprensibile il motivo per cui il Governo di allora decise di fidarsi».

 

Intanto per la vendita di Telecom Argentina il termine slitta al 25 settembre, quando si riunirà il cda di Telecom Italia e il dossier si chiuderà in un modo o nell'altro: se entro quella data non arriverà l'ok dell'Authority argentina delle tlc, il contratto firmato il 13 novembre scorso con David Martinez si considererà risolto.

 

VINCENT BOLLORE VINCENT BOLLORE

Il management guidato da Marco Patuano incassa nel frattempo il supporto dell'azionista Marco Fossati, convinto che la quota in Telecom Argentina valga più di 960 milioni di dollari, mentre sul Brasile avverte chi pensa che Telecom sia costretta a svendere: «Chi vuole Tim Brasil è meglio che faccia arrivare sul tavolo un'offerta da almeno 11 volte l'Ebitda: solo in quel caso la prenderemo in considerazione».

 

 

2. MADRID ESCE DA TELECOM CON 2,8 MILIARDI DI PERDITE

Marigia Mangano per “Il Sole 24 Ore

 

Il presidente di Telefonica, Cesar Alierta lo ha detto chiaro e tondo: «Non vogliamo stare in Telecom Italia». Dopo aver sfilato l'operatore Gvt alla "partecipata" italiana con una offerta monstre che i francesi di Vivendi non hanno potuto rifiutare, per il gruppo spagnolo si avvicina così il momento del divorzio «azionario» da Telecom Italia. Tanto più che nella proposta di acquisto di Gvt fatta al gruppo Vivendi c'è anche la partecipazione dell'8,3% del capitale di Telecom Italia messo in vendita da Alierta.

MEDIOBANCAMEDIOBANCA

 

Una quota che, se ceduta, andrebbe ad azzerare la posizione di Madrid nel gruppo italiano, dato che la restante parte della partecipazione, pari al 6,5%, è legata a un prestito convertendo. Tempi e modalità del disimpegno, dunque, sono già scritti. Con un bilancio finale dell'alleanza italo spagnola che, allo stato attuale, è stimabile in circa 2,8 miliardi di perdite per la sola società iberica.

 

Telefonica ha infatti rilevato l'attuale pacchetto del 14,78% di Telecom Italia in due tempi. Il gruppo presieduto da Alierta è entrato nel 2007 insieme ai soci italiani di Telco, Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca, con un investimento iniziale di 8,1 miliardi, dopo avere ricapitalizzato per 600 milioni nel 2012. Ora gli azionisti si ritrovano con una partecipazione che in Borsa vale poco meno di 2,5 miliardi. In più ci sono oltre 2 miliardi di debiti da onorare.

 

Per Madrid, nel caso specifico, l'investimento iniziale, avvenuto a 2,85 euro per azione contro il prezzo di 0,86 euro a cui ha chiuso ieri il titolo Telecom Italia, è stato di 3,9 miliardi per rilevare la quota parte pari al 10,3% diretto in Telecom Italia (il 46% di Telco).

 

VIVENDI TVVIVENDI TV

Il successivo riassetto si è poi tradotto in un ulteriore incremento dell'impegno degli spagnoli. Lo scorso settembre, infatti, gli azionisti di Telco hanno raggiunto un accordo con la stessa Telefonica che ha portato quest'ultima a rafforzare la presa su Telco fino al 66%, che si traduce dunque in un pacchetto complessivo del 14,78% di Telecom Italia.

 

In pratica Madrid ha rilevato dagli altri soci italiani una quota del 4,4% di Telecom italia valorizzata 1,09 euro per azione. Il che si traduce in altri 640 milioni tra cash e azioni pagati da Telefonica per aumentare il peso azionario. In tutto dunque, tra investimento iniziale (3,9 miliardi) e rafforzamento successivo (640 milioni) fa 4,5 miliardi di euro.

 

Una montagna di danari che si confronta con un possibile valore di realizzo che potrebbe avvicinarsi a 1,6 miliardi. Si arriva a questa stima considerando che la quota dell'8,3% di Telecom italia offerta ai francesi di Vivendi dovrebbe essere ceduta, come anticipato dal Sole24 Ore di ieri, a un prezzo di 0,83 euro per azione, inferiore dunque alle attuali quotazioni di Borsa. Quindi il prezzo del biglietto di ingresso di Vivendi in Telecom Italia dovrebbe essere di 923 milioni di euro.

alierta esce da palazzo chigi foto ansa alierta esce da palazzo chigi foto ansa

 

A questo bisogna poi sommare il prestito obbligazionario di 750 milioni a cui è vincolata la restante parte del pacchetto di Telefonica. Insomma, una pesante perdita, quella con cui Alierta chiude la partita Telecom Italia, a cui si potrebbero poi aggiungere anche altre spese accessorie. Dalla quota parte della ricapitalizzazione di Telco avvenuta due anni fa (pari a 276 milioni) fino alla penale che gli spagnoli devono corrispondere ai soci italiani di Telco per non aver onorato gli impegni presi lo scorso settembre.

 

Un compenso che, a priori, i soci avevano già quantificato in 60 milioni che saranno suddivisi proporzionalmente tra Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo. L'unica magra consolazione per Telefonica, in questa onerosa vicenda, è la plusvalenza di 36 milioni legata al convertendo emesso da Telecom Italia, sottoscritto dagli spagnoli per 100 milioni (l'1% di Telecom Italia) e rivenduto lo scorso giugno con una operazione a sorpresa. Troppo poco se confrontato con un investimento di 4 miliardi.

 

 

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