VUOLSI COSÌ A DETROIT, E PIÙ NON DIMANDARE - DOPO LA FIOM, LA FIAT SBROCCA ANCHE CON LA CONSOB PER LA RICHIESTA DI CHIARIMENTI SUL PIANO ‘FABBRICA ITALIA’ - “ERANO INFORMAZIONI PER LA TRASPARENZA E A TUTELA DEGLI AZIONISTI” - W L’AMERICA: IL 70% DEGLI UTILI PER MARPIONNE ARRIVANO DA CHRYSLER - LA REDDITIVITÀ IN USA È TRIPLA RISPETTO A QUELLA ITALIANA: A DIMOSTRAZIONE CHE L’ITALIA PER, L’IMPULLOVERATO, È SOLO PERIFERIA DELL’IMPERO…

Paolo Griseri per "la Repubblica"

Fiat respinge al mittente gran parte delle richieste della Consob che nei giorni scorsi aveva chiesto al Lingotto maggiori dettagli sul piano Fabbrica Italia. «Fabbrica Italia non è mai stato un piano finanziario ma l´espressione di un indirizzo strategico della Fiat», si legge nella risposta che Torino ha dato in occasione del cda per l´approvazione dei dati trimestrali. Questo perché «Fiat, come ogni suo concorrente, riesamina continuamente i propri piani e ha necessità di poterli adeguare alle condizioni del mercato».

Dunque «Fiat non è in grado di fornire informazioni al livello di dettaglio nei termini richiesti da Consob». In ogni caso, «alla luce dei possibili fraintendimenti, equivoci e irrealistiche attese», Fiat «si asterrà, con effetto immediato, da qualsiasi riferimento a Fabbrica Italia». Naturalmente il Lingotto «esprime il proprio disappunto per il fatto, deplorevole, che il 22 ottobre 2011 la dettagliata richiesta della Consob sia divenuta di pubblico dominio e sia stata ripresa dalla stampa». Un linguaggio che ha irritato gli ambienti della Commissione: si faceva notare ieri che la richiesta di chiarimenti era puramente tecnica, fatta a fini di trasparenza e tutela degli azionisti.

Archiviata così la pratica Consob e abolita l´espressione «Fabbrica Italia», il cda del Lingotto ha deciso la rivoluzione azionaria: dal 1 gennaio prossimo saranno abolite le azioni di risparmio e le privilegiate. «Saranno convertite in ordinarie - spiega un comunicato - al valore di 0,875 (0,725 per Industrial) azioni ordinarie per ogni privilegiata e di risparmio». «In questo modo - ha dichiarato Marchionne - si semplifica la struttura del capitale». Con l´ingresso di ordinarie e privilegio nel capitale ordinario si diluisce la quota degli azionisti: «Manterremo comunque la partecipazione al di sopra della soglia Opa», (che è di circa il 30 per cento) ha dichiarato John Elkann, presidente di Exor.

Poi i cda hanno esaminato i conti del terzo trimestre 2011. Conti lusinghieri soprattutto grazie all´effetto Chrysler. Per la prima volta le vendite della casa americana (salite del 15 per cento) hanno superato quelle della Fiat: Detroit batte Torino 469 mila a 460 mila. La redditività in Usa è tripla rispetto a quella italiana: il 6 per cento contro il 2 per cento dei ricavi. Così i due terzi dell´utile della gestione ordinaria (851 milioni contro i 256 dello scorso anno) sono fatti dall´altra parte dell´oceano.

Fiat batte Chrysler invece sul piano della liquidità: nelle casse di Torino ci sono 12,8 miliardi mentre in quelle di Detroit i miliardi sono 8. Marchionne e John Elkann confermano i target del 2011: 58 miliardi di ricavi, e un utile netto di 1,7 (2,1 quello della gestione ordinaria). Gli investimenti 2011 si attesteranno a 5,5 miliardi, uno in più delle previsioni di Fabbrica Italia. Grazie alle performances di Chrysler e di Fiat Industrial (ricavi in aumento dell´11,7 per cento e utile netto raddoppiato a 204 milioni), nel 2011 Fiat supererà il record di utili del 2008. Nel terzo trimestre gli utili della gestione ordinaria sono stati pari a 1,3 miliardi.

Tra le buone notizie per Marchionne c´è l´approvazione, da parte dei lavoratori Chrysler, del faticoso contratto di lavoro che prevede incrementi per le paghe minime e un bonus da 3.500 dollari. Il sì ha ottenuto il 54,8 per cento dei voti, esito curiosamente simile al referendum di Mirafiori. Ma in questo caso sarebbe stata decisiva l´approvazione degli operai di linea mentre tra gli specializzati avrebbe vinto il no. Come tenerne conto? «Rispettiamo i diritti delle minoranze ma non possiamo consentire che prevalgano su quelli delle maggioranze», ha risposto il leader della Uaw, Bob King. Anche lui, come Marchionne, vuole evitare «la dittatura della minoranza»?

 

giuseppe vegasSERGIO MARCHIONNE John Elkann mirafioriMarchionne e Obama nella fabbrica Chrysler pomiglian o

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)