galateri donnet mario greco minali

UN LEONE CHE MIAGOLA IN FRANCESE - RIUSCITO A BOLLORÉ IL COLPO DI PIAZZARE DONNET AL VERTICE GENERALI, I SOCI ITALIANI HANNO DOVUTO CONVINCERE MINALI A FARE DA 'VEDETTA' ALLE SPALLE DEL NUOVO AD - IL RISCHIO DI FINIRE NELLE FAUCI DI AXA, DOVE DONNET È STATO DIRIGENTE PER 20 ANNI

Paolo Possamai per “Affari &Finanza - La Repubblica

 

vincent bollorevincent bollore

Un francese ritorna alla testa di Generali. Si chiama Philippe Donnet, 55 anni, destinato a prendere le redini da amministratore delegato. Il predecessore portava il nome di Antoine Bernheim, presidente della Compagnia del Leone per un decennio. Donnet abita a Venezia a palazzo Morosini, dove Bernheim teneva la propria residenza in Italia. Non garbava a Matteo Renzi, attento com' è agli aspetti di comunicazione, che un francese fosse l' erede di Mario Greco.

 

E lo andava dicendo, il premier, fin dal gennaio scorso quando Greco ha presentato le dimissioni e preso la via di Zurigo. Ma Donnet era la scelta interna più caldeggiata da Mediobanca, in particolare. Che poi Mediobanca risenta dell' influenza dell' azionista francese Bolloré, e che Donnet sieda nel board di Vivendi (di cui lo stesso Bolloré è magna pars), sono questioni definitivamente archiviate.

philippe donnet generaliphilippe donnet generali

 

Anche perché accanto a Donnet siederà Alberto Minali, 50 anni, con i gradi da direttore generale e a testimoniare l' anima italiana del gruppo. La coppia è stata scelta dai grandi azionisti, e in primis dal Comitato nomine costituito dal presidente Gabriele Galateri e dai consiglieri Francesco Gaetano Caltagirone e Lorenzo Pellicioli, perché ritenuta fedele interprete del business plan 2018 presentato con Greco nel maggio scorso agli investitori internazionali a Londra. Sarà da vedere, peraltro, se Donnet e Minali eseguiranno il piano in modo pedissequo.

 

Un tandem. E' la metafora più corrente tra i compagni di scuderia di Donnet e Minali. Immagine che contiene l' idea di due chiamati a pedalare insieme e all' unisono, pena il fallimento della corsa. Immagine che lascia intendere pure come non fosse scontato che Minali accettasse di sedere sul sellino posteriore. Nulla di personale, ovviamente, ma in effetti i due manager hanno avuto sinora assai scarse occasioni di frequentarsi e di conoscersi a fondo.

philippe donnetphilippe donnet

 

Il francese ha avuto il compito, da un paio d' anni a questa parte, di compiere la riorganizzazione di Generali Italia. Il veronese, da chief financial officer, è stato tra i collaboratori più stretti di Greco, fin dai tempi in cui hanno lavorato insieme in Ras e Eurizon. Si sono visti poco, finora. E hanno avuto percorsi assai differenti. Donnet è stato per un ventennio tra i dirigenti di punta di Axa, tra i pochi del top management a potersi dire amico di Monsieur Bébéar.

 

Tra i suoi amori le vaste tenute a vigneto e l' orgoglio di essere tra i principali produttori francesi di legno di rovere per botti. Donnet è dotato di carisma, usa spesso metafore sportive - ha giocato a lungo da pilone a rugby, tra l' altro per il Cus Milano - paziente ascoltatore, sa allestire e motivare la squadra (lo testimoniano i collaboratori in Generali Italia).

 

Minali è uomo solido, gran lavoratore, riservato, bocconiano senza alcuna traccia di alterigia, capace di mettersi in gioco in prima persona da presidente del fondo Eskatos, apprezzato sui mercati finanziari internazionali, memoria storica in Generali (dove ha avuto il suo primo lavoro nel '91). Vedremo se sapranno pedalare insieme.

 

claude bebearclaude bebear

A Galateri, la cui presidenza non pare in discussione, è toccata l' opera di cucitura e di cesello delle competenze per entrambi da qui in avanti. Ha definitivamente convinto Minali solo in extremis. La decisione assunta venerdì scorso dal Comitato nomine dovrà essere ratificata dal consiglio di amministrazione in agenda per il 17 marzo. Tra i primi elementi da affrontare, il mutamento della policy secondo cui in tutte le società del gruppo l' amministratore delegato veste anche i panni di direttore generale.

 

Dovranno poi essere ritagliate le deleghe di Minali, che potrebbe avere la responsabilità anche delle politiche di investimento. Non pare in questione, invece, la durata del mandato - triennale come prassi - che fu tra le ragioni della rottura di Greco.

 

galateri mario greco alberto minaligalateri mario greco alberto minali

Da chiarire la successione di Donnet riguardo alla guida di Generali Italia, che potrebbe richiedere un interim di qualche mese a Donnet stesso. Un candidato a prendere il timone al quartier generale di Mogliano Veneto porta il nome di Davide Passero, attuale amministratore delegato di Alleanza e in precedenza per un decennio di Genertel. Un altro è Marco Sesana, oggi responsabile della struttura Insurance & Operations.

 

alberto minalialberto minali

Ma in effetti il nodo più cospicuo attiene alle strategie e alla praticabilità del piano stand alone disegnato da Greco. La compagnia è presente in oltre 60 Paesi, ma l' Italia da sola pesa un terzo dei ricavi, seguono Germania (17% per il Vita e 27% per i Danni) e Francia (rispettivamente 17% e 12%), al resto del mondo restano le briciole.

 

E ancora più significativa è la marcatura riguardo al risultato operativo, dove l' Italia da sola vale grosso modo la metà. Non sarebbe posta per la prima volta una domanda chiave: forse non conviene ridurre il perimetro internazionale del Gruppo e delle relative strutture centrali, in vista di un radicale recupero di redditività?

 

philippe donnet generaliphilippe donnet generali

Tra le altre domande aperte, da segnalare pure la composizione della lista per il rinnovo del consiglio d' amministrazione, che dovrà essere presentata entro il primo aprile. All' assemblea del 26 il nuovo corso post Greco sarà compiuto.

 

mario grecomario greco

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…