PIÙ PREMI PER POCHI – IN GRAN BRETAGNA È POLEMICA PER 121 DIRIGENTI DI GOLDMAN SACHS CHE SI SONO SPARTITI 470 MILIONI DI PREMI – MA IN REALTÀ BONUS DALLE MOTIVAZIONI MISTERIOSE SONO ORMAI LA REGOLA, FIN DAI TEMPI DI ROMITI E ARRIVANDO A MONTEZEMOLO

di Giorgio Meletti per “Il Fatto Quotidiano

 

GOLDMAN SACHS GOLDMAN SACHS

   Anche nella fredda Gran Bretagna, patria di Adam Smith e Margaret Thatcher, ci sono i gufi e i rosiconi o, come diceva B., gli invidiosi. La banca Goldman Sachs distribuisce un premio di 3,8 milioni di euro in media ai suoi migliori 121 manager, 470 milioni in tutto. E la signora Deborah Hergreaves – capo dei rosiconi in quanto direttrice dell'High Pay Centre, centro studi dedicato agli stipendi da sogno – nota, capitalisticamente, che quei premi valgono il triplo della media dei bonus incassati dai super banchieri. E glissa su ciò che i gufi notano a colpo d'occhio: nel mondo dorato della meritocrazia c'è gente così brava da meritare un premio di 10 mila euro al giorno.

 

   ALLA BASE di tutto non c'è solo un problema di giustizia sociale, ma il meccanismo del capitalismo attuale: il semplice fatto che la banca tiene il banco. Gestisce per definizione denaro non suo e decide come scommetterlo, tipicamente contro i suoi clienti. Se va bene il cliente guadagna ma la banca guadagna di più; se va male il cliente perde a vantaggio della banca; se va malissimo perdono i clienti e gli azionisti della banca, ma non i manager. Una banca rischia un euro suo ogni dieci che impiega e questo ingigantisce i guadagni e minimizza le perdite quando va male.

 

BILL GROSSBILL GROSS

   Una coltre di riservatezza impedisce di capire che cosa succede davvero dentro le banche. Però si può tirare a indovinare con le domande a cui nessuno è in grado di rispondere. La principale è questa: quale diavoleria ha inventato ciascuno dei 121 fortunati per diventare definitivamente ricco in un solo anno di attività? Siccome nessuno è in grado di dirlo, possiamo supporre di trovarci davanti a una spartizione del bottino.

 

E possiamo spingerci oltre, ipotizzando che il diritto alla spartizione del bottino spetti a chi sa come vengono raggiunti i risultati. Grazie a Dio ogni tanto litigano e noi scopriamo qualcosa. Deeb Salem, ex campionissimo dalla Goldman Sachs, ha fatto causa alla sua ex banca sostenendo che nel 2010 ha avuto solo 8 milioni di dollari di premio anziché i 13 che ritiene di meritare. Il suo avvocato ha spiegato che il ragazzo, meritocraticamente, fregava i clienti con derivati e altri titoli tossici meglio di quanto la Goldman Sachs gli abbia riconosciuto.

 

cesare romiticesare romiti

In Italia il capostipite del sistema è stato Cesare Romiti. Quando lasciò la Fiat, nel 1998, Gianni Agnelli gli assegnò una buonuscita di quasi cento milioni di euro. Nessuno ha mai spiegato agli azionisti Fiat come si arrivò a calcolare la stratosferica cifra. Romiti si limitò a dire: “Così decise l'Avvocato”. E più non dimandare. Così anche i 27 milioni di buonuscita assegnati a Luca Cordero di Montezemolo da Sergio Marchionne lo scorso settembre, al momento della cacciata dalla presidenza della Ferrari, non si spiegano con i meriti del manager: sennò perché cacciarlo? Possiamo supporre che i 27 milioni vadano a finire nella stessa cassaforte in cui Montezemolo custodisce la scatola nera di quarant'anni di storia della Fiat.

 

   COSÌ COME è difficile immaginare che cosa abbia consentito ad Andrea Guerra di ottenere dalla Luxottica, negli ultimi due anni, 170 milioni di euro, come calcolato da Vittorio Malagutti su L'Espresso. Trattandosi di oltre 230 mila euro al giorno, domeniche comprese, anche qui verrà da chiedere: se come amministratore delegato ha contribuito in modo così rilevante alle sorti dell'azienda, perché il padrone Leonardo Del Vecchio lo ha mandato via? E adesso vedremo la Luxottiva andare in malora? E lui, il meritocrate, saprà nella nuova veste di consigliere di Matteo Renzi spiegargli come estendere a tutti la miracolosa ricetta?

andrea guerra matteo renzi leopoldaandrea guerra matteo renzi leopolda

 

   Da mesi si parla molto in America del caso di Bill Gross. L'inventore del fondo d'investimento Pimco, gigante mondiale di prima grandezza, arrivato a gestire con un certo successo 1.500 miliardi di euro, ha compiuto 70 anni e se n'è andato portandosi via una buonuscita di 230 milioni di euro. Pare che la figlia undicenne di Gross lo avesse messo in mora con una straziante lettera in cui elencava i 22 momenti chiave della sua vita in cui papà non c'era perché impegnato a fare soldi. Adesso i 22 dolori vengono risarciti al modico prezzo di 10 milioni di euro l'uno, e qui scatta l'invidia sociale delle undicenni alle quali l'affetto paterno è sottratto dall'apertura domenicale del supermercato o del call center.

 

luca Cordero di Montezemolo con Susanna Agnell luca Cordero di Montezemolo con Susanna Agnell

   Fatte le debite proporzioni con i criteri meritocratici, il fondo Pimco adesso dovrebbe fallire. Invece andrà avanti senza problemi, come la Fiat è sopravvissuta a Romiti, sia quando la guidava lui sia dopo.

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