gli effetti della riforma dell irpef - legge di bilancio 2025 giorgia meloni manovra

GRAN CAOS IN MANOVRA: LA LEGGE DI BILANCIO PENSATA PER I REDDITI BASSI FAVORISCE I PIÙ RICCHI – SECONDO L’UPB, IL 50% DEI FONDI FINISCE ALL’8% DEI CONTRIBUENTI PIÙ RICCHI: LA MAGGIOR PARTE DELLE RISORSE VIENE INFATTI ASSORBITA DAI CONTRIBUENTI CON I REDDITI PIÙ ALTI. TUTTI COLORO CHE DICHIARANO PIÙ DI 28 MILA EURO DI REDDITO ANNUO AVRANNO BENEFICI DAL TAGLIO DELL’IRPEF, CHE PURE SI APPLICA SOLO ALLA FASCIA ENTRO 50MILA EURO, CON BENEFICI MAGGIORI PER I DIRIGENTI CHE PER GLI OPERAI – GLI EFFETTI COLLATERALI DEL SISTEMA FISCALE “BAROCCO” CHE CI RITROVIAMO…

1. CAOS IRPEF SUGLI STIPENDI: AUMENTI CON MAXIALIQUOTE PER I REDDITI MEDIO BASSI

Estratto dell’articolo di G.Tr. per “il Sole 24 Ore”

 

manovra nel triennio 2026 2028

Ci risiamo. Il dibattito sulle tasse torna a infiammarsi sui tagli Irpef, che «premiano i ricchi» secondo le opposizioni e «tutelano il ceto medio» per la maggioranza. E torna a disinteressarsi degli effetti collaterali, molto più consistenti, prodotti dalla pioggia di interventi scoordinati su un sistema fiscale diventato negli anni così barocco da trattare in modo profondamente diverso redditi uguali. Spesso senza sapere perché.

 

La replica della discussione che accompagna le riduzioni di aliquote fin dal Governo Draghi è partita ieri, dopo che l’Istat ha calcolato che più dell’85% dei 2,9 miliardi dedicati ai tagli Irpef arriverà nelle tasche delle famiglie dei quinti più ricchi nella distribuzione del reddito.

 

giancarlo giorgetti controlla i numeri della manovra foto lapresse

Il calcolo naturalmente è corretto. E riassume l’ovvia conseguenza del fatto che le famiglie più ricche concentrano le quote maggiori di redditi sopra i 50mila euro, quelli che ottengono il beneficio massimo (da 440 euro all’anno) e assorbono il 42,9% dei fondi dedicati all’alleggerimento della seconda aliquota.

 

Il punto è che l’impianto dell’Irpef, per quanto snaturato, è ancora progressivo. Per cui i tagli alle aliquote più basse si riflettono sui redditi più alti. E i meccanismi pensati per «sterilizzare» i benefici sopra una certa soglia, tramite riduzione equivalente delle detrazioni, hanno un effetto ottico più che reale.

 

gli effetti della riforma dell irpef legge di bilancio 2025

Lo conferma la memoria depositata ieri in audizione dall’Ufficio parlamentare di bilancio, secondo cui la sterilizzazione introdotta in manovra per i redditi sopra i 200mila euro colpirà, e nemmeno in pieno, solo 58mila contribuenti, cioè il 32% dei 181mila titolari di queste super dichiarazioni.

 

Per la semplice ragione che gli altri non hanno detrazioni «aggredibili». E quindi si troveranno lo sconto da 440 euro all’anno. In media, i dirigenti avranno un beneficio da 408 euro, gli operai, più interessati dai tagli delle scorse manovre, si fermeranno a 23 euro.

 

Ma l’analisi dell’Upb dice di più.

 

l impatto delle misure in manovra 2025

E mostra, a chi voglia approfondire almeno un po’, che la sola limatura delle aliquote ha sempre qualche ricaduta regressiva. Lo conferma il calcolo sul fiscal drag, altro tema più amato che capito dal dibattito.

 

L’autorità parlamentare sui conti confronta il carico fiscale effettivo con quello che i diversi contribuenti avrebbero avuto se, invece delle manovre di questi anni, fosse stata introdotta un’indicizzazione automatica del sistema fiscale all’inflazione.

 

In questo confronto, il drenaggio fiscale sui lavoratori dipendenti è recuperato in misura più che integrale per i redditi fino a 32mila euro, e parzialmente per quelli fino a 45mila. Ma per autonomi e pensionati il quadro cambia radicalmente, e mostra un fiscal drag azzerato solo sopra i 40mila euro (nella fascia 40-70mila fra gli autonomi), e non sotto. Anche qui la spiegazione non è complicata: ed è legata al fatto che sui dipendenti ha agito il taglio al cuneo fiscale, e sugli altri no.

CETRIOLONI PER L ITALIA - MEME BY EDOARDO BARALDI

 

La manovra interviene su questo dedalo. E lo complica ulteriormente con la detassazione degli aumenti contrattuali nel settore privato per i redditi fino a 28mila euro.

 

Il problema inquadrato dalla misura è reale, nota l’Upb, ma la risposta è sbagliata. Perché, nell’incrocio fra aliquote e detrazioni, gli incrementi dei redditi medio-bassi sono (involontariamente?) colpiti in modo duro dal fisco: che per esempio, a 20mila euro, chiede il 30% di tasse in più a un reddito in crescita del 5%, mentre a 30mila euro l’extra tassazione è del 15%. In pratica, nel primo caso le tasse salgono sei volte più del reddito, nel secondo tre.

 

IL RIGORE - VIGNETTA BY GIANNELLI

Ma la detassazione è una tantum, sugli aumenti 2026, determinando quindi «un differimento temporale del prelievo più elevato, senza risolverlo». E difficilmente si potrebbe fare di più, perché una replica sugli anni successivi «richiederebbe l’applicazione di aliquote differenziate per le diverse componenti del reddito conseguite in anni diversi»: ipotesi parecchio tortuosa anche per il cervellotico fisco italiano.

 

La morale è facile da riassumere quanto complicata da praticare, e investe l’opportunità di affidare a un’impossibile panacea fiscale la soluzione di problemi che chiederebbero strumenti alternativi.

 

Fra questi non rientra la rottamazione, che con la manovra arriva alla quinta edizione. E che, ha avvertito sempre ieri la Corte dei conti, crea «il rischio che l’Erario possa diventare un ’finanziatore’ dei contribuenti morosi, incentivando l’omesso versamento come forma di liquidità». […]

 

 

giancarlo giorgetti

2. CHI VINCE E CHI PERDE CON LE ALIQUOTE E LE DETRAZIONI

Estratto dell’articolo di M. Sen. per il “Corriere della Sera”

 

1Chi beneficerà del nuovo taglio delle tasse?

Tutti coloro che dichiarano più di 28 mila euro di reddito annuo, compresi quelli che dichiarano somme molto superiori, circa 13 milioni di contribuenti. Il nuovo modulo della riforma Irpef prevede una riduzione dell’aliquota dell’imposta che si applica sulla fascia di reddito compresa tra 28 e 50 mila euro, dal 35% al 33%. Lo sgravio arriva a valere al massimo 440 euro l’anno.

 

2 Non c’è una soglia di reddito oltre la quale il bonus si annulla?

RIFORMA DEL FISCO

A partire dai 200 mila euro di reddito lo sgravio viene neutralizzato da una franchigia di pari importo, 440 euro, sulle detrazioni. Non tutti coloro che hanno questi redditi elevati, tuttavia, hanno oneri detraibili. Per cui anche loro godranno dello sgravio Irpef. A conti fatti, secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, su 180 mila contribuenti che dichiarano oltre 200 mila euro, solo 58 mila non avranno alcun vantaggio dal nuovo modulo della riforma.

 

3 Dunque lo sgravio avvantaggia soprattutto i ricchi?

È vero che la maggior parte delle risorse destinate dal governo alla riduzione dell’Irpef, 2,7 miliardi, viene assorbita dai contribuenti con i redditi più alti. Secondo l’Upb, il 50% dei fondi finisce all’8% dei contribuenti più ricchi.

 

irpef

Rapportato al reddito, però, lo sgravio che scatta nel ‘26 incide molto di più sui redditi bassi. Per quelli fino a 50 mila euro produce una riduzione media dell’aliquota fiscale di 0,8 punti, mentre per i redditi più alti questo effetto non c’è. Bisogna tenere conto, poi, che il nuovo modulo si inserisce in una più ampia riforma e riduzione dell’Irpef, che nei primi anni ha interessato soprattutto i redditi bassi.

 

[…]

 

6 I tagli alle tasse decisi dal governo Meloni hanno difeso il potere d’acquisto delle famiglie?

Le misure decise tra il ‘22 e quest’anno, ha detto ieri la Banca d’Italia, riescono a «più che compensare, nel complesso, l’effetto negativo esercitato sui redditi delle famiglie dal drenaggio fiscale», cioè l’effetto dell’inflazione, che agisce sui redditi ma non su aliquote e scaglioni, determinando un aumento delle imposte.

matteo salvini

 

Non è così per tutti, però. Secondo l’Upb solo i lavoratori dipendenti con redditi fino a 32 mila euro hanno recuperato interamente il fiscal drag degli ultimi anni, e con la riforma dell’Irpef, grazie ad aliquote ridotte e bonus, ci hanno guadagnato. Chi sta tra 32 e 45 mila euro, invece, ha perso, mentre chi ha redditi più alti ha pareggiato il conto. Tra pensionati e lavoratori autonomi, invece, gli unici a trarre beneficio sono le fasce di reddito tra 40 e 70 mila euro.

antonio tajani

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