1. GRAN SCAZZO AL TELEFONO TRA CARLO DE BENEDETTI, PROPENSO A UN PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CAPACE DI MASTICARE POLITICA (“LA BONINO, AMATO E AL LIMITE ANCHE LO STESSO PRODI!”) ED EZIO MAURO, FANATICO DEL “RIGIDO E SABAUDO” GUSTAVO ZAGREBELSKY (AVVISATE MAURO CHE L’INGEGNERE L’HA PRESA MOLTO MALE) 2. ALTRO SCAZZO! MARPIONNE E’ CONTRARIO ALLA FUSIONE “STAMPA”-“CORRIERE”: DUE DEBOLEZZE, DOPPIE PERDITE. PER SBLOCCARE L’IMPASSE, ELKANN PUNTA ALLORA A PORTARE IL QUOTIDIANO SABAUDO FUORI DAL “BADRONE” DELLA FIAT DENTRO L’EXOR DI FAMIGLIA 3. IL MACIGNO CHE I CONSIGLIERI DI TELECOM, E NON SOLO LORO (VEDI IL PROSSIMO GOVERNO), METTERANNO SULLA STRADA DI BEBE’ BERNABE' È LA RETE CHE FA GOLA ALLA CDP

1. GRAN SCAZZO QUIRINALIZIO TRA CARLO DE BENEDETTI ED EZIO MAURO, FAN DEL "RIGIDO" GUSTAVO ZAGREBELSKY
La battaglia per il Quirinale si sta scaldando di ora in ora ed è entrata prepotentemente anche nei salotti della finanza e dell'economia.

Anche i cosiddetti poteri forti non sono indifferenti al passaggio cruciale dal quale dovrà uscire il nuovo inquilino del Colle perché da quando Napolitano ha nominato Mario Monti il gotha degli imprenditori ha capito che bisogna fare i conti con un presidenzialismo di fatto che va ben oltre il dettato costituzionale.

Per questa ragione gli occhi sono puntati sul profilo dei possibili candidati e alla lista che di giorno in giorno si allunga con nomi improbabili. L'ultimo esempio è arrivato con la messa in circolo del presidente del Censis ,Giuseppe De Rita, che essendo il più saggio dei "saggi" nominati da Napolitano ha immediatamente respinto l'ipotesi di salire al Colle. Il tema è caldissimo e preoccupa soprattutto gli imprenditori che hanno messo i soldi e le mani dentro i giornali e l'editoria con l'intenzione di influenzare le scelte politiche.

L'ultimo episodio riguarda Carletto De Benedetti che domenica scorsa ha attovagliato una decina di personaggi per sentire la loro opinione sull'uomo che dovrebbe occupare la poltrona di Napolitano.

L'Ingegnere è perfettamente consapevole dell'importanza di questa scelta e il suo riferimento ideale rimane Carlo Azeglio Ciampi, l'espressione più alta (e ‘'incappucciata'') di una cultura laica eccezionalmente attenta ai temi dell'economia che nei giorni scorsi perfino Concita De Gregorio, su "Repubblica", ha finalmente scoperto.

Dopo la seconda portata (un ossobuco alla milanese con un trionfo di tartufi piemontesi) la cena è diventata una partita di bowling dove i nomi dei vari candidati sono caduti come birilli. C'è stato però qualcuno che ha avuto l'ardire di spendere parole di elogio nei confronti di Gustavo Zagrebelsky, il 70enne professore di origine russa ed ex-presidente della Corte Costituzionale, che ha alzato la bandiera della politica lanciando appelli di forte contenuto etico.

A questo punto, raccontano, Carletto non ha esitato a esprimere in maniera vistosa il suo diniego nei confronti dell'uomo che dalle colonne di "Repubblica" lancia anatemi in nome della libertà e della giustizia. E per dimostrare la sua riluttanza nei confronti dell'ex-giudice torinese Carletto ha preso il telefono e ha chiamato Ezio Mauro, il direttore del giornale che negli ultimi mesi si è fatto portabandiera delle crociate di Zagrebelsky.

Agli illustri ospiti, lo scatto dell'Ingegnere è apparso sorprendente. Ancora più imbarazzante è stato il contenuto della telefonata perché senza tanti giri di parole il padrone di casa ha strillato nelle orecchie del direttore di "Repubblica": "Zagrebelsky può anche sapere tutto di diritto, ma è rigido, non è un politico ed è troppo sabaudo!".

L'ultimo aggettivo, "sabaudo", è parso difficile da interpretare a meno che l'Ingegnere non intendesse riferirsi a quella severità congenita, triste e apparentemente modesta, che è stata frantumata dall'Unità d'Italia ad oggi soltanto dalla figura dell'Avvocato Agnelli.
All'insistere coriaceo di Mauro, implacabile Carletto ha aggiunto un grido finale: "piuttosto è meglio votare la Bonino, Amato e al limite anche lo stesso Prodi!". Poi ha spento il cellulare.

Sembrava che lo scatto di De Benedetti mettesse la parola fine allo scazzo con Ezio Mauro, ma la testardaggine del direttore cuneese non ha avuto successo. In nome dell'autonomia sempre rivendicata Mauro non ha aspettato molto a replicare e sulla prima pagina del quotidiano è apparso ieri un lungo articolo di Zagrebelsky sul tema della felicità del pensiero.

Uno scatto e uno scazzo che forse lasceranno il segno. Avvisate Mauro che l'Ingegnere l'ha presa molto male

2. MARPIONNE E' CONTRARIO ALLA FUSIONE "STAMPA"-"CORRIERE": DUE DEBOLEZZE, DOPPIE PERDITE. PER SBLOCCARE L'IMPASSE, ELKANN PUNTA A PORTARE IL QUOTIDIANO SABAUDO FUORI DALLA FIAT DENTRO EXOR
A proposito di scatti e di scazzi vale la pena segnalarne un altro che è scoppiato nelle ultime ore a proposito della situazione che si è creata nel Gruppo editoriale Rcs dove i soci del Patto di sindacato domenica saranno chiamati ad aprire il portafoglio per la prima tranche dell'aumento di capitale da 400 milioni.

A distanza di poche ore da questa operazione ,che probabilmente non salverà i conti del "Corriere della Sera" e la testa di almeno 110 giornalisti, negli ambienti della finanza milanese si discute sull'ipotesi che prima o poi salterà fuori il progetto di fusione tra il quotidiano di via Solferino e "La Stampa" che i torinesi da sempre chiamano "la bugiarda".

Sembra un progetto di fantaeditoria, ma in realtà le due testate se la passano così male da giustificare l'ipotesi di un matrimonio.

Questa almeno è la convinzione di John Elkann e del pallido Alberto Nagel che sogna di diventare il super-advisor dell'operazione. Non la pensa così Sergio Marpionne che ormai ha tagliato quasi tutti i ponti con il piccolo mondo italiano e ragiona con la mentalità di un tycoon sedotto dal verbo della globalizzazione. Da parte sua invece il giovane presidente della Fiat è convinto che la Fiat debba mantenere un presidio saldo nell'informazione per poter difendere gli interessi della Fiat e della Sacra Famiglia degli Agnelli dentro lo scenario terremotato della politica italiana.

Si tratta di due visioni profondamente diverse che contrappongono in maniera netta il cosmopolita manager dal pullover sgualcito e il giovane erede che è nato a Parigi, ha lavorato in America, parla cinque lingue, e non è affatto digiuno di cosmopolitismo e di globalizzazione. A quanto si dice lo scazzo sul progetto di fusione tra i due quotidiani per quanto paradossale c'è stato, e pare che abbia assunto toni piuttosto accesi.

Senza mezzi termini Marpionne avrebbe detto che la somma delle due debolezze rappresentate dalle perdite della "Stampa" e del "Corriere" non è un modello e tantomeno la strada da perseguire. Il ragionamento è sotto il profilo della matematica ineccepibile, ma agli occhi del giovane Elkann non è parso convincente.

E di fronte all'insistenza "ragionieristica" del patron di Chrysler, la risposta di Yaki sarebbe stata di questo tipo: "allora, se la pensi così, tiro fuori "la Stampa" dalla Editrice La Stampa (controllata al 100% da Fiat) e me la porto in Exor".

Non si conosce la replica di Marpionne che comunque deve sempre fare i conti con la volontà e la cassaforte della Sacra Famiglia degli Agnelli.

Solo fra qualche tempo si capirà se l'exit-Exor avrà successo.


3. L'OSTACOLO PIU' GROSSO, IL MACIGNO CHE I CONSIGLIERI, E NON SOLO LORO, METTERANNO SULLA STRADA DI BERNABE' È LA RETE CHE FA GOLA ALLA CDP

Alle 9,30 di questa mattina i consiglieri di Telecom sono entrati per la riunione nella quale si aprirà il dossier sull'integrazione tra l'azienda e H3G, la società controllata dal miliardario cinese di Hutchinson Wampoa.

Non sbaglia chi ritiene che l'inizio della riunione sia stato preceduto da una pregiudiziale. Probabilmente qualche consigliere, primo fra tutti quel grande rompicoglioni di Luigi Zingales, avrà manifestato il suo disappunto per aver appreso dai giornali la notizia sull'interesse dei cinesi.

E qualcuno avrà ricordato che Franchino Bernabè ha usato lo stesso criterio quando a novembre il consiglio di amministrazione ha appreso dai giornali le intenzioni del faraone Sawiris. Dopo questa pregiudiziale che la dice lunga sul caratterino del manager di Vipiteno e sulla volontà di difendere la sua autonomia gestionale, si è aperto il dibattito sul dossier che ha già fatto scattare le riserve di alcuni soci di minoranza come Marco Fossati che ha bollato l'ipotesi 3Italia come un'operazione semplicemente tattica.

Da parte sua Franchino dovrebbe esporre il contenuto della proposta che gli è arrivata dal magnate Li Ka Shing che non vede l'ora di sbarcare in Europa scaricando su Telecom gli 8,6 miliardi di perdite accumulati dalla controllata italiana.

I vantaggi dell'operazione, che è stata presentata come "amichevole", sarebbero rappresentati per Telecom dai 9,5 milioni di clienti di 3Italia. E come già avvenuto ai tempi dell'ingresso degli spagnoli di Telefonica, insisterà sulle sinergie industriali che si possono creare tra i due operatori. L'uomo però non è così folle da dare per scontata l'operazione perché si rende conto che pur essendo andati oltre allo stato "embrionale" ci sono molti ostacoli da superare.

Tra questi le obiezioni dell'Antitrust che entrerebbe in campo di fronte a un gruppo che da solo occupa il 45% del mercato e soprattutto del mondo politico, non di quello attuale, ma di quello che esprimerà il prossimo governo di fronte all'ipotesi che i cinesi mettano le mani non solo sui telefonini ma soprattutto sulla Rete, l'infrastruttura che rappresenta il valore più grande di Telecom.

La prudenza di Franchino potrebbe non bastare. E questo della Rete e' senza alcun dubbio l'ostacolo piu' grosso, il macigno che i consiglieri,e non solo loro, metteranno sulla strada di Bernabe' che dopo la riluttanza iniziale si era convertito all'ipotesi di trattarne la cessione alla Cassa Depositi e Prestiti dove il tandem Bassanini-Gorno Tempini e' certo di avere la riconferma in tasca con il nuovo Governo.

L'idea che l'infrastruttura ,nevralgica per Telecom e per gli altri operatori, passi nelle mani dei cinesi di H3 in un mercato dove gia' sono presenti gli inglesi di Vodafone e gli svizzeri di Fastweb, e' semplicemente utopica e fuori dalla realta'.

Già immaginiamo la faccia del solito Zingales (per certi versi simile a quella di Antonio Ingroia) che alzerà la clava per "fermare il declino" e la deriva di Telecom. Con la lucidità acquisita all'università di Boston, il piccolo economista barbuto ricorderà a Franchino che Telecom ha perso nell'ultimo anno 1,6 miliardi e ha sulle spalle un debito di 28,2 miliardi di cui 4,5 in scadenza quest'anno.

E magari aggiungerà frecce al curaro sul regalone de "La7" a Urbano Cairo e sul calo di Telecom nel traffico sudamericano. Ma le obiezioni più grosse arriveranno sicuramente dai soci spagnoli di Telefonica che non se la passano affatto bene e stanno cercando di vendere asset in giro per il mondo, ma non hanno alcuna intenzione di cedere il 10,5% che hanno in Telco (la scatola che controlla Telecom) a un prezzo stracciato.

I cinesi hanno fatto sapere che sono disposti a comprare al prezzo di 1,2 euro, un prezzo fortemente svalutato rispetto a quanto Cesar Alierta pagò quando arrivò in Italia. Quindi il matrimonio non s'ha da fare e può andar bene soltanto ad altri soci come Generali, Intesa, Mediobanca che non vedono l'ora di tagliare la corda dal business telefonico.

Comunque vada il finale della riunione non sarà drammatico. Non scorrerà il sangue, nessuno si alzerà dal tavolo e tutti andranno a casa imbottiti di scetticismo e convinti che prima di portare Telecom sotto la Grande Muraglia passeranno alcuni mesi.

Nel frattempo Franchino Bernabè, il cui mandato scade tra poco, potrebbe coronare il sogno di diventare ministro e lasciare nelle mani di altri il telefono bollente.


4. CHE FA DAVIDE SERRA A PARIGI? TIRA ARIA PESANTE PER IL PARADISO DELLE CAYMAN

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che i telespettatori di "Ballarò" sono rimasti molto impressionati dalla partecipazione del finanziere Davide Serra in collegamento da Parigi.

A colpirli non sono state le banalità pronunciate dal 41enne banchiere bocconiano e amico di Matteuccio Renzi quanto lo spettacolo dell'Arco di Trionfo inondato dalle luci parigine e dal traffico delle automobili. L'immagine era molto suggestiva e qualcuno si è chiesto la ragione per cui Serra si trovasse nella Ville Lumière.

A quanto si è appreso il giovane finanziere che è apparso inamidato come un manichino, si è incontrato con alcuni gestori di hedge fund per capire qualcosa di più sull'offensiva lanciata dalla Francia contro i paradisi fiscali. Due articoli di "Le Monde" usciti ieri hanno messo il dito sul scandalo dell'evasione fiscale internazionale che costa mille miliardi di euro l'anno. Su questi argomenti dove protagoniste sono le isole Cayman, Serra avrà potuto esprimere opinioni molto autorevoli".

 

 

 

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