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TRAGEDIA GRECA – VAROUFAKIS FA IL BULLO SUL “NEW YORK TIMES”: BASTA PRESTITI FINCHÈ LA GRECIA NON AVRÀ UN PIANO DI CRESCITA – DA ESPERTO DELLA TEORIA DEI GIOCHI, IL MINISTRO GRECO STA GIOCANDO AL ''GIOCO DEL POLLO''

 

1 - LA LINEA DURA DI VAROUFAKIS: “NOI NON STIAMO BLUFFANDO”

Editoriale di Yanis Varoufakis sul “New York Times” pubblicato da "Il Fatto Quotidiano"

 

Se c’è qualcosa che la mia competenza nella teoria dei giochi mi insegna è che sarebbe pura follia pensare agli attuali negoziati tra la Grecia e i suoi partner come una partita che si può vincere o perdere con bluff e tatticismi”.

 

GLI INCENTIVI

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“Il problema della teoria dei giochi è che, come spiego ai miei studenti, è che dà per scontati gli incentivi dei giocatori. A poker o blackjack questo non è un problema, ma in questi negoziati tra governo greco e partner europei, tutta la questione è trovare nuovi moventi. Scoprire un nuovo approccio mentale che vada oltre le divisioni nazionali, dissolva la distinzione tra debitori e creditori favorendo una prospettiva pan-europea e metta il bene comune degli europei al di sopra delle politiche-feticcio e dei dogmi che si sono dimostrati tossici se applicati in modo universale”.

 

BLUFF

“Spesso mi chiedono: che succede se il solo modo per ottenere finanziamenti è attraversare le tue linee rosse e accettare misure che consideri parte del problema invece che della soluzione? Fedele al principio che non ho il diritto di bluffare, la mia risposta è questa: le linee che abbiamo presentato come rosse non saranno oltrepassate. Altrimenti non sarebbero davvero linee rosse, ma soltanto un bluff”.

 

varoufakis piacionevaroufakis piacione

RIFORME

“Niente più prestiti, almeno – non finché non avremo un piano credibile per l'economia in modo da ripagare quei prestiti, aiutare la classe media a sostenersi da sola e affrontare una terribile crisi umanitaria. Mai più programmi di “riforme” che hanno come bersaglio poveri pensionati e farmacie di proprietà famigliare mentre lasciando intonsa la corruzione su vasta scala”.

 

DEBITI

“Il nostro governo non sta chiedendo ai partner un modo di non pagare i debiti. Chiediamo qualche mese di stabilità finanziaria che ci permetta di impegnarci in riforme che la popolazione greca possa in larga misura sostenere e sentire proprie, così che possiamo riportare la crescita e mettere fine alla nostra incapacità di rispettare gli impegni presi”.

 

KANT

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“Come facciamo a sapere che la nostra modesta agenda di politica economica, che costituisce la nostra linea rossa, è giusta in termini kantiani? Lo sappiamo guardando negli occhi le persone affamate che riempiono le strade delle nostre città o la classe media sotto pressione, o considerando gli interessi di ogni lavoratore nell'unione monetaria”.

 

2 - IL GIOCO DEL POLLO DI VAROUFAKIS

Alberto Bisin per “la Repubblica

 

IL MINISTRO delle finanze della Grecia, Yanis Varoufakis, ha insegnato e scritto testi di teoria dei giochi prima di diventare il principale negoziatore presso l’Eurogruppo delle varie proposte del suo governo per una ridefinizione dei termini dell’incombente posizione debitoria del suo Paese. La teoria dei giochi è una disciplina matematica usata da economisti, scienziati politici, biologi e tanti altri per studiare situazioni di interazione strategica, come ad esempio proprio una negoziazione tra diversi contendenti con interessi opposti.

 

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Per questa ragione in questi giorni molti commentatori hanno voluto interpretare il comportamento di Varoufakis nella negoziazione all’Eurogruppo e con la Troika come motivato dalle sue conoscenze di teoria dei giochi. Molti, da Fausto Panunzi e Sandro Brusco sul Foglio fino a George Tsebelis sul Financial Times , hanno argomentato che Varoufakis stia trattando i contendenti come se giocasse un “game of chicken” (letteralmente, gioco del pollo).

 

Questo gioco, un classico esempio della teoria, rappresenta la situazione strategica in cui si trovano ad esempio due macchine lanciate a grande velocità in direzione opposta in una strada a senso unico, in cui perde chi sterza per primo, lasciando la strada all’altro.

 

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Il gioco è particolarmente interessante quando i contendenti non si conoscono appieno, non conoscono l’uno l’avversione al rischio dell’altro, e/o non hanno una idea precisa dei costi che gli avversari sarebbero costretti ad assumersi in caso di incidente frontale o in caso siano essi i primi a sterzare improvvisamente per evitare l’incidente. In questo caso il “game of chicken” richiede che i contendenti si costruiscano una reputazione appropriata, tale da spaventare gli avversari.

 

È chiaro che molti degli atteggiamenti e delle affermazioni di Varoufakis e del suo governo possono essere (e sono state) interpretate in questo modo. Altri commentatori, tra cui Roger Myerson, uno dei padri della teoria dei giochi, hanno argomentato che Varoufakis abbia almeno in parte in mente il gioco sbagliato, che non si renda conto che i costi reputazionali per l’Eurogruppo di sterzare e lasciarlo passare, una volta riconosciuto che il gioco non finisce con la Grecia, sono così alti da essere inaccettabili.

 

Questo perché dimostrare debolezza con la Grecia da parte dell’Eurogruppo significherebbe dare incentivo ad esempio a Spagna e Italia a comportarsi allo stesso modo in un prossimo futuro, distruggendo così l’Euro e la stabilità finanziaria dell’intera Europa.

 

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Varoufakis, dal canto suo, in un articolo per il New York Times , riprende questi temi rifiutando di ammettere di stare analizzando la negoziazione che sta guidando per il suo Paese come un gioco strategico. Dopo aver discusso una sua personale quanto azzardata interpretazione della teoria, conclude che «non è il momento di giocar giochi in Europa». Così facendo Varoufakis utilizza un semplice e poco raffinato trucco retorico, utilizzando la parola “gioco” nel suo significato comune, invece che nel significato preciso della teoria dei giochi.

 

Lo fa con coscienza di stare facendolo, naturalmente, visto che egli ha ben presente cosa la teoria dei giochi sia in realtà e quanto poco abbia a che fare con i giochi dei bambini e/o coi giochi di carte. In questo modo appare chiaro a chi abbia orecchie per intendere proprio l’opposto di quanto egli vorrebbe far intendere.

 

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Appare chiaro cioè che Varoufakis sta giocando, sta cercando di costruire di se stesso l’immagine del combattente ideologico pronto a distruggere l’auto nell’incidente se a ciò fosse costretto, sostenuto dall’imperativo categorico kantiano a fare ciò che è giusto per il suo Paese (è lui a citare Kant al proposito, non io; sorvolando sul fatto che nella metafora, l’auto ad essere distrutta è proprio il suo Paese).

 

Ma c’è di peggio. Nel finale dell’articolo del New York Times , Varoufakis, chiede tempo e risorse per permettere al suo Paese di imbarcarsi in quelle riforme che gli permettano di costruire crescita e quindi di tornare ad essere in grado di ripagare il debito. La richiesta sarebbe assolutamente ragionevole se non fosse che anche essa suggerisce una incomprensione della situazione strategica in cui si trova la Grecia.

 

I teorici dei giochi chiamano questa situazione inconsistenza temporale (Varoufakis lo sa certamente): avere risorse e tempo senza vincoli porterebbe il Paese a continuare per la strada intrapresa da anni ormai, cioè quella di non affrontare le riforme necessarie alla crescita, nell’attesa irresponsabile di aiuti esterni che permettano di evitarle.

YANIS 
VAROUFAKIS 
YANIS VAROUFAKIS

 

Anche quella di avere un sistema istituzionale e un capitale civico capace di mantenere promesse anche difficili da mantenere è una reputazione che richiede tempo e fatica a costruirsi per un Paese e che oggi la Grecia non ha. Se questa situazione non è certo da addebitarsi a questo governo, il populismo che ha portato Syriza a vincere le elezioni non aiuta certo a ricostruire questa reputazione.

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