CARIGE DI GUAI - A GENOVA NON HANNO CAPITO UN TUBO DELLA RELAZIONE ISPETTIVA DI BANKITALIA E IERI I POTENTATI LOCALI HANNO DESIGNATO IL PRINCIPE RELIGIOSO CESARE CASTELBARCO ALBANI, OVVERO UNO DEI FUTURI SANZIONATI DA VIA NAZIONALE

Raoul de Forcade per "Il Sole 24 Ore"

Giornata complicata, ieri, per la Fondazione Carige, il cui consiglio di amministrazione ha messo a punto, non senza contrapposizioni interne, la lista dei propri candidati al cda di Banca Carige, della quale controlla poco meno del 47%. Lista che chiude l'ultraventennale era di Giovanni Berneschi, ed è stata approvata con i voti di 5 consiglieri su 8.

In cima all'elenco, designato alla presidenza dell'istituto di credito genovese, c'è Cesare Castelbarco Albani, già nel consiglio della banca, indicato, a suo tempo, dai francesi di Bpce. Castelbarco, classe 1952, laureato in economia e commercio, in aprile aveva assunto la presidenza di Carige Italia (che raggruppa gli sportelli dell'istituto extra Liguria). In precedenza è stato presidente di Filse spa, la finanziaria della Regione Liguria.
Vicepresidente sarà, invece, Alessandro Repetto, ex numero uno della Provincia di Genova, con una lunga esperienza bancaria, nonché vicepresidente di Carige Italia.

La lista comprende anche Giuseppe Zampini, leader di Confindustria Genova, nonché alla guida di Ansaldo Energia che, entrando nel consiglio, segna la volontà della Fondazione di mantenere un occhio attento sulla realtà imprenditoriale del territorio. Completano la lista Luigi Gastaldi, esperto di assicurazioni, che già era nel cda, Elena Vasco ed Evelina Christillin, entrambe nel consiglio di Carige Italia.

Infine Lorenzo Cuocolo, docente universitario e figlio di Fausto, che fu storico presidente di Carige e si scontrò, non di rado, con Berneschi, che ne era amministratore delegato. Il cda della Fondazione, in una nota, sottolinea «la totale fiducia nella struttura e nel personale di Banca Carige, a ogni livello, e nelle sue potenzialità di rilancio, anche in seguito alle recenti richieste dell'Autorità di vigilanza di specifici interventi, subito avviati».

La Fondazione, prosegue la nota, «seguirà con cura l'importante lavoro che la nuova governance dovrà fare per rispondere a tutte le indicazioni di Banca d'Italia per assicurare il rafforzamento e lo sviluppo della Carige, garantendo sicurezza e futuro ai dipendenti, ai clienti e agli azionisti».

Il presidente della Fondazione, Flavio Repetto ha, inoltre, aggiunto: «In questo momento, difficile e delicato, la Fondazione ribadisce il suo impegno per Carige, la cui indipendenza, solidità e ruolo sono fondamentali per tutta la Liguria. Gli organi della Fondazione, all'unanimità, hanno da tempo confermato che Carige costituisce la priorità strategica e a tale obiettivo improntano le attività.

La Fondazione, perciò, continuerà a fare tutto il possibile e quanto opportuno per il bene della banca e della sua comunità di riferimento. In quest'ottica va vista anche la determinazione a condividere con nuovi soci la via della ripresa e di una nuova fase di sviluppo di Carige».

La compilazione della lista non è stata, però, senza tribolazioni. In primis, si registra, infatti, l'uscita dall'elenco di Piergiorgio Alberti, che era il candidato principe alla presidenza; almeno fino a lunedì scorso, quando gli ispettori di Bankitalia hanno consegnato al cda di Carige i rilievi definiti a seguito dell'ispezione delle scorse settimane. La situazione ha portato Repetto a rivedere i componenti della lista per il consiglio e Alberti ha fatto un passo indietro.

Inoltre, 17 consiglieri d'indirizzo della Fondazione (per la maggior parte dell'imperiese), su 28, hanno chiesto a Repetto, con una lettera consegnata ieri, di sospendere la stesura della lista, perché in quella presentata vengono «mortificate» le rappresentenza di Genova, Imperia e Savona, con candidati che sono, per la maggior parte, non liguri. Repetto ha però ribadito la necessità di perfezionare le nomine in giornata. Un simile rinvio, infatti, avrebbe significato, per norme statutarie, una posticipazione anche dell'assemblea degli azionisti, prevista per il 30 settembre, che dovrà ratificare la nomina del nuovo cda.

I consiglieri dissidenti hanno però chiesto, per ora solo verbalmente, una nuova riunione del cdi in settembre. Riunione che, se fosse convocata, potrebbe mettere in discussione la linea fin qui adottata da Repetto e la stessa fiducia del consiglio nel presidente. Un problema in più è determinato dal fatto che, al 20 settembre, è fissata la scadenza del cda della Fondazione (ma non del presidente, in carica, insieme al cdi, fino al 2016).

L'ente rischia, quindi, di arrivare all'assemblea con un cda diverso da quello che ha stilato la lista o comunque scaduto. Il cdi potrebbe, d'altro canto, prorogare la vita dell'attuale cda della Fondazione. Ma l'ipotesi, al momento, pare poco praticabile, visti i conflitti nati all'interno del consiglio.

 

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