1. DOPO LA SVENDITA DELLA SEDE STORICA DEL CORRIERONE I GIORNALISTI SCOPRONO CHE QUALCUNO, L’AD SCOTT JOVANE, CARO AD ELKANN, “BARA” AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE 2. E INVOCANO L’INTERVENTO DI GIUSEPPE VEGAS, IL PRESIDENTE CONSOB CHE DA ANNI NON VEDE IL PERENNE CONFLITTO D’INTERESSI IN CUI SGUAZZANO I POTERI MARCI IN RCS 3. NELLA RELAZIONE INVIATA A GIUGNO DALL’RCS SULL’ORLO DEL FALLIMENTO ALL’AUTHORITY DI CONTROLLO C’E’ SCRITTO CHE NON SAREBBE STATA ALIENATO L’IMMOBILE APPENA CEDUTO, E A PREZZO DI SALDO, AL FONDO AMERICANO BLACKSTONE; FONDO CHE OPEREREBBE IN SINTONIA CON LA FIAT DI KAKY ELKANN, PRIMA AZIONISTA DI RCS

DAGOANALISI
C'è un "baro" che siede al tavolo da gioco delle trattative sul futuro del Corriere e della Gazzetta.
E' l'amministratore delegato dell'Rcs, Pietro Scott Jovane. L'unico che finora ha incassato un superbonus di oltre 500 milioni nonostante la "bisca" di via Solferino dichiari perdite superiori al miliardo di euro.

Entro la fine dell'anno, secondo stime aziendali, sono in scadenza altri 700 milioni di debiti finanziari con le banche. Con un indebitamento netto pari a 956,7 milioni di euro, lievitato di oltre 100 milioni rispetto alla relazione di bilancio del dicembre 2012.

Come a dire? la liquidità è agli sgoccioli nonostante l'aumento di capitale di mezza estate; le dismissioni di partecipazioni; la cassa integrazione e l'aver messo fuori dall'Rcs quasi mille dipendenti (da 5.764 a 4.862) nel giro di qualche anno.

In Borsa il titolo Rcs tocca il fondo alla faccia (tosta) dei report benevoli (e interessati) stilati dalla Mediobanca di Nagel&Pagliaro, il secondo azionista del gruppo editoriale.
I conti dell'Rcs che i "pattisti" in fuga lasciano in eredità ai Poteri marci che verranno sono, dunque, a dir poco da brividi.

Qualche numero per rendere chiara la situazione economica-finanziaria del gruppo rispetto al 2012: i ricavi netti sono scesi di 108,4 milioni; gli incassi pubblicitari -39,7 milioni; le entrate in edicola dei quotidiani -16,8 milioni mentre quella dei periodici è -7,1 milioni e del settore libri -2,5 milioni.

C'è "un baro", dicevamo, che intanto trucca le carte al Casino di via Solferino sotto gli occhi compiacenti del direttore, Flebuccio de Bortoli, e di una redazione che, ahimè troppo tardi, si è accorta che al tavolo delle trattative si giocava sporco. E adesso con un comunicato denuncia quello che Dagospia va scrivendo da anni: il grande e grave "conflitto d'interessi" in cui annega la proprietà di Corriere e Gazzetta.

Ma non è davvero una novità che Banca Intesa San Paolo, ispirata da Abramo Bazoli, sia contemporaneamente azionista e creditrice di Rcs; che Mediobanca, altro socio forte, nel ruolo di advisor sia l'unica ad avere avuto un beneficio (50 milioni) dall'acquisizione rovinosa della spagnola Recoletos; che, infine, anche nella svendita degli immobili al fondo speculativo Blackstone, l'advisor è Banca Imi-Banca Intesa.

A proposito d'intrecci pericolosi. Qualche sospetto fa emergere anche il fatto che la società di private equity americana che dovrebbe avvantaggiarsi dalla svendita degli immobili Rcs, graviti anch'essa nell'orbita della Fiat di Elkann (oggi primo azionista del gruppo).

Nell' European advisor board di Blackstone siede infatti l'attuale presidente di Eni, Giuseppe Recchi, la cui famiglia di costruttori da lungo tempo è vicinissima e opera in sintonia con gli Agnelli Agnelli.
Già, tra "bari" e "furbetti" (dei quartierini alti), c'è pure un regolatore di Borsa, la Consob guidata da Giuseppe Vegas, che sembra assistere cieca e impotente di fronte ai "magheggi" contabili e ai "conflitti d'interessi" che si praticano da anni, e si svolgono impunemente, alla roulette dei Poteri Marci.

E, per stare all'oggi, alienazione della centenaria sede decisa l'altro giorno per un pugno di lenticchie (120 milioni di euro per oltre 2500 metri quadrati) dall'Angelo sterminatore Provasoli e dai suoi adepti, lo sceriffo (Las) Vegas, dovrebbe sapere che nella relazione semestrale del gruppo (giugno 2013) inviata all'authority da lui presieduta, c'è scritto a chiare lettere che per far fronte alla montagna di debiti oltre al gruppo Dada sarebbe stato ceduto "il comparto immobiliare San Marco per 66 milioni, ad esclusione dell'immobile storico ubicato in via Solferino".

Il che significa che si trattava di una dichiarazione a dir poco infedele. Magari al solo scopo di tenera buona una redazione che si apprestava a firmare a Roma con l'azienda lo stato di crisi e a far digerire l'accordo siglato dai giornalisti alla vigilia del Natale 2012 sul nuovo sistema editoriale Méthode (lo stesso già introdotto da "La Stampa" e dai media di Murdoch).

Un'intesa, approvata (imprudentemente) dall'assemblea dei giornalisti del Corriere con 235 sì e 9 schede bianche, che di fatto fa strame e straccia tutti i vecchi patti-lodi sindacali e lo stesso contratto nazionale di lavoro.

Nell'attesa (forse vana) che il sindaco Giuliano Pisapia batta anche lui un colpo sulla svendita (impropria) della sede (tutelata dai Beni culturali) del Corrierone, ai giornalisti dell'Rcs restano di fronte poche vie per respingere l'ultimo assalto dei Poteri marci alla storia del quotidiano ultracentenario.

Se al tavolo delle trattative qualcuno "bara", in attesa dell'intervento dello sceriffo di carta, Giuseppe Vegas, o della magistratura, l'unica strada che il comitato di redazione ha è quella di rovesciare quel tavolo di biscazzieri dichiarando nulla l'intesa per l'introduzione del sistema Méthode.

 

 

Ferruccio de Bortoli Paolo Mieli Scott Jovane e Laura Donnini, amministratore delegato di RCS Libri.SEDE CORRIERE DELLA SERA SCOTT JOVANE A BAGNAIA MARCO TRONCHETTI PROVERA E ALBERTO NAGEL FOTO BARILLARI Alberto Nagel article Paolo Pagliaro FERRUCCIO DE BORTOLI INGE FELTRINELLI FRANCESCO MICHELI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO GIOVANNI BAZOLI E JOHN ELKANNBLACKSTONE

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