I PRIMI 95 ANNI DI MARINO GOLINELLI, IL BILL GATES ITALIANO, FONDATORE DELL’ALFA WASSERMAN E DELLA “FONDAZIONE GOLINELLI”: “ALTRI SI OCCUPANO DEL PRESENTE, NOI VOGLIAMO AIUTARE I GIOVANI A CAPIRE COME SARÀ IL MONDO”

Jenner Meletti per “Affari & Finanza - la Repubblica”

 

paola e marino golinellipaola e marino golinelli

Nel 1980 Marino Golinelli - classe 1920 - conosce una «ragazza» con qualche anno in più: Rita Levi Montalcini, classe 1909, che sei anni dopo avrebbe vinto il Nobel per la Medicina. «E’ stato un incontro davvero importante. E’ stata lei a insegnarmi che per non farci travolgere dobbiamo promuovere la creatività. Da quel giorno questa è diventata la mia massima». Marino Golinelli, 95 anni, industriale farmaceutico, dal giugno 1988 guida una fondazione che porta il suo nome ed è diversa da quasi tutte le altre.

 

paola e marino golinelli paola e marino golinelli

«Con grande merito, bravissime persone si occupano dell’oggi. Finanziano ospedali, combattono le malattie, magari restaurano il Colosseo. La Golinelli invece si occupa del futuro, aiutando i giovani a crescere. E si può crescere soltanto se si hanno le informazioni e le idee giuste per capire come sta cambiando e soprattutto come cambierà questo nostro mondo» . Sabato a Bologna c’è stata una prima apertura dell’Opificio Golinelli che da settembre riunirà la «testa» e i laboratori della fondazione. Non a caso è stata scelta una ex fonderia, dove con il fuoco nascevano ferro e acciaio destinati a lunghissima vita.

 

L’ufficio in penombra, qualche cartelletta e una caraffa d’acqua. «Io credo che chi è nato povero e poi è diventato davvero ricco debba ridare alla società almeno in parte ciò che ha ricevuto. In Italia questo non è un principio molto sentito, per problemi di cultura, di educazione. La mia fondazione è simile a quella di Bill Gates, dei Rockefeller… Legata a una cultura anglosassone, protestante».

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Prende una cartellina da un cassetto. «L’ha saputo? La mia azienda Alfa Wasserman - io adesso sono presidente onorario - ha acquisito la Sigma Tau e così è nata l’AlfaSigma». Gli ridono anche gli occhi. «Un miliardo di valore, non è male, no? Duemilaottocento dipendenti, di cui 1.840 in Italia. I soldi per la fondazione, vorrei precisarlo, sono soldi miei. Qualcuno mi ha chiesto: ma chi te lo fa fare? Io rispondo che il dovere di un imprenditore è produrre ricchezza. Il profitto è dovere sociale perché l’impresa deve produrre lavoro. L’imprenditore deve pagare le tasse, ovviamente, ma non basta. Deve avere un senso di responsabilità sociale. Hai avuto, devi dare. Da qui l’impegno per la fondazione» .

 

marino golinellimarino golinelli

Difficile credergli, quando afferma di essere stato «un bambino amorfo, totalmente normale, estremamente timido». I bambini sono in prima fila, nella fondazione. La «Scuola delle idee» è per bambini e ragazzi dai 18 mesi ai 13 anni. «Insegna il metodo scientifico - annuncia il depliant - e valorizza la creatività».

 

«Quando ero piccolo - dice Marino Golinelli - con i miei amici giocavo con i sassi, i bastoni, con una palla. Ora i bambini giocano con il computer. In fondo non sono diversi da noi. Hanno sempre bisogno di strumenti, ed è a questa età che si forma il loro futuro. La creatività non nasce da un sogno fatto di notte ma mettendo assieme tante informazioni e tanti impulsi». Il padre contadino con 26 biolche di terra a San Felice sul Panaro. La madre che allevava polli e vendeva le uova. Soldi sotto il materasso per poter poi fare studiare il figlio.

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«Mi sono iscritto a Chimica a Bologna, interessantissima perché ti spiega cosa c’è dentro l’uomo. Poi sono passato a Farmacia, dove comunque mi sono laureato a 23 anni. Il 24 gennaio 1948 ho costituito la mia prima azienda, l’Alfa - Alimenti fattori accessori - Biochimici. Lo zucchero era ancora razionato e lo compravo al mercato nero. Dieci chili alla volta al bar La Torinese. Con fosforo, calcio e altro preparavo uno sciroppo. Un solo dipendente, Rizzoli. Per portare la damigiane alle farmacie usavo il tram. Il mio dipendente si vergognava, diceva che non era dignitoso farsi vedere così.

 

San Felice sul Panaro-Bologna, sessanta chilometri: allora era un viaggio in un altro mondo. A San Giovanni in Persiceto spariva la nebbia. Un primo locale per fare lo sciroppo Sitacoidine, un laboratorio più grande nella villa di un amico. A Bologna c’erano due o tre aziende farmaceutiche che lavoravano solo per la città e che copiavano i farmaci prodotti da altri.

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Allora facevamo tutti così, tanto non c’erano le leggi sui brevetti. Vede, i cinesi che copiano tutto, in quegli anni eravamo noi. Io però ebbi l’intuizione: il mio mercato non doveva essere solo bolognese ma italiano. Ho preso una Balilla anteguerra, mi sono messo a girare l’Italia. Due giorni per arrivare a Reggio Calabria. Questo viaggio mi è venuto in mente l’altro giorno quando una nipote mi ha detto: “domani vado al matrimonio di una mia amica”. Dove? “In Messico” » .

 

«Racconto anche queste cose, quando parlo con i bambini ed i ragazzi. Sono partito da San Felice e sono arrivato in Italia, in Europa, e anche in Africa, Asia e nelle Americhe. Tutto questo partendo da una vecchia Balilla. Voi avete davanti un altro mondo, rispetto al mio. Ma tenete presente che con Internet, i viaggi veloci e tutto il resto avete davanti a voi sette miliardi di donne e uomini che diventeranno dieci o undici miliardi e che hanno e avranno bisogno di case, di cibo, di acqua, di bagni, di salute… Il segreto è semplice: capire come sarà questo mondo globale senza confini» .

 

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Dopo lo sciroppo, arrivano prodotti importanti come il Vessel (1978) contro le trombosi e, nel 1973, il Normix per la prevenzione dei tumori nell’intestino. L’Alfa Biochimici nei primi anni ’80 diventa Alfa Wassermann che arriverà a un fatturato di oltre 300 milioni di euro. «Ai miei tempi non era troppo difficile trovare il prodotto giusto. Nell’Italia appena uscita dalla guerra c’era bisogno di sciroppo e facevi lo sciroppo. Con la ricerca, io e tanti altri abbiamo preparato farmaci sempre più mirati ed efficaci.

 

E adesso? Siamo arrivati al punto in cui il nostro governo stanzia oltre 1 miliardo di euro per distribuire un farmaco costosissimo contro l’epatite C. La scelta è stata difficile, ci sono state polemiche. Cosa succederà quando questi farmaci ad altissimo costo saranno dieci, venti, trenta? Quale governo potrà finanziarne l’acquisto? Chi li potrà comprare? Io non voglio spaventare nessuno. Sono d’accordo con papa Francesco che dice: “Non abbiate paura”.

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Ma i ragazzi di oggi debbono sapere che vedranno un pianeta dove il welfare sarà un ricordo, gli ospedali non saranno certo quelli di oggi… Cosa fare, allora? Nei miei laboratori ci stiamo preparando. Con “Scienze in pratica” per adolescenti dai 14 ai 19 anni con la passione per le scienze e la tecnologia e con “Il giardino delle imprese” che avvicina i giovani alla cultura imprenditoriale stanno nascendo donne e uomini del futuro prossimo capaci di trasformare i problemi in occasioni.

 

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Di lavoro, certo. Per diventare imprenditori di se stessi. Ma anche occasioni di una crescita morale che vive di democrazia e di libertà. Individui veri, ma con un forte senso di comunità» . Il signore di 95 anni che ha progetti «almeno fino al 2050» non vuole essere chiamato mecenate. «Preferisco filantropo. Dal greco filìa e ànthropos, amore per l’uomo. Ci può essere un riconoscimento più bello?».

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