ILVA, L’AFFARE S’INGROSSA - DAGLI ATTI DELL’INCHIESTA EMERGONO LE FOTOGRAFIE DELLA TANGENTE TRA GIROLAMO ARCHINÀ, L’UOMO ILVA, E LORENZO LIBERTI, IL PERITO NOMINATO DALLA PROCURA, ALL’AUTOGRILL - GLI INDAGATI SONO 13, I REATI: CORRUZIONE E CONCUSSIONE - AL CENTRO DELLA RETE, L’EX RESPONSABILE DEI RAPPORTI ISTITUZIONALI GIROLAMO ARCHINÀ (LICENZIATO DAI NUOVI VERTICI AZIENDALI)…..

Mario Diliberto Giuliano Foschini per La Repubblica

La seconda fase dell'inchiesta delle Fiamme Gialle sui permessi dati all'Ilva di Taranto punta sui controlli mancati. E gli indagati sono 13, per corruzione e concussione. Tra le carte, anche le foto che documentano il passaggio di denaro tra Girolamo Archinà, dell'Ilva, e Lorenzo Liberti, il perito nominato dalla Procura. Hanno svenduto l'ambiente. La fase 2 dell'inchiesta della Guardia di Finanza sull'Ilva di Taranto punta su chi doveva controllare e invece non lo ha fatto.

Gli indagati sono 13, i reati: corruzione e concussione. Accanto ai vecchi dirigenti dell'Ilva, ci sono politici e funzionari pubblici. Intanto, leggendo le pagine del rapporto dell'aprile del 2011 depositate al Tribunale del Riesame appare chiaro come l'Ilva sia riuscita a "legare alla sedia" gli ispettori. E a controllare sempre i controlli. E i controllori.

Al centro della rete, l'ex responsabile dei rapporti istituzionali Girolamo Archinà (licenziato dai nuovi vertici aziendali). «Archinà - annota la Finanza - poteva contare su una fortissima rete di relazioni con esponenti del mondo politico locale e con appartenenti alle forze dell'ordine, in grado di poter fornire ai propri interlocutori (i vertici aziendali) notizie sull'andamento delle indagini, evidentemente coperte del segreto istruttorio». Non tutti cadevano nella rete, però.

Per esempio il direttore regionale dell'Arpa, Giorgio Assennato, nemico numero 1 dell'azienda. La sua "colpa? Denunciare con una relazione che le emissioni di benzopirene, inquinante fortemente cancerogeno, erano raddoppiati. A quel punto vengono messe in pratica una serie di "iniziative tutte finalizzate «a distruggere Assennato».

Indicativa è la telefonata del 7 luglio 2010 nella quale Archinà mentre è a Martina Franca a colloquio con il neo consigliere regionale pd Donato Pontassuglia dice a un suo interlocutore «sto con Pontassuglia che mi sta sentendo in diretta, noi dobbiamo distruggere Assennato ». Archinà durante una telefonata si vanta della complicità di Vendola, «abbiamo fatto aspettare Assennato fuori dalla porta», ma gli inquirenti appureranno che si tratta una millanteria.

IL DOPPIO GIOCO
La rete di Archinà era arrivata anche al ministero dell'Ambiente, che doveva rilasciare l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) necessaria all'Ilva per poter produrre. Dalle intercettazioni «emerge come anche a livello ministeriale fervano i contatti non proprio istituzionali per ammorbidire alcuni componenti della commissione».

Emblematica la vicenda del dottor Palmisano. «Si tratta di un funzionario della Regione incaricato di rappresentare l'ente nelle riunioni della conferenza di servizi che si tengono presso il ministero. L'intervento di Archinà verso Palmisano finalizzato a sensibilizzare quest'ultimo nel dare una mano all'Ilva, sia in occasione dell'ispezione presso lo stabilimento che nel corso della conferenza di servizi presso il ministero».

Palmisano si sedeva al tavolo per la Regione, ma in realtà giocava per l'Ilva. «Il fatto che la commissione debba essere pilotata e che, comunque, sia stata in un certo modo in parte avvicinata, su rileva anche dalla seguente conversazione nella quale l'avvocato Perli di Milano, legale esterno dell'Ilva, aggiorna il ragionier Fabio Riva dei rapporti avuti con l'avvocato Luigi Pelaggi che è capo dipartimento presso il ministero dell'Ambiente.

Da quanto riferisce il Perli si rileva che il Pelaggi abbia dato precise disposizioni dall'ingegner Dario Ticali presidente della commissione su come procedere nell'immediato futuro nel corso dell'iter di tetta trattazione. «Perli gli comunica che Pelaggi gli ha anche riferito che la commissione ha accettato il 90 per cento delle loro osservazioni e la visita riguarda il 10 per cento restante. Perli aggiunge che non avranno sorprese e comunque la visita della commissione in stabilimento va un po' pilotata».

LA VISITA PILOTATA
«È evidente che l'Archinà - si legge nell'informativa - grazie alle sue conoscenze, riesce a perturbare l'operato degli enti pubblici, riuscendo talvolta anche a pilotare i sopralluoghi e le verifiche». In campo c'è sempre Palmisano al quale chiede di un sopralluogo. «Non ti preoccupare, lo fanno all'esterno » lo assicura il funzionario della Regione. Così Archinà chiama il direttore dello stabilimento, Capogrosso, che invece è molto preoccupato. «Ho preso accordi, tranquillo, verranno nell'ufficio e rimarranno legati alla sedia». dice. «È chiaro - conclude la Finanza - che tale ispezione rappresenta solo un pro-forma».

LE FOTO DELLA MAZZETTA
Dagli atti dell'inchiesta emergono il passaggio di denaro tra Girolamo Archinà, l'uomo Ilva, e Lorenzo Liberti, il perito nominato dalla Procura, all'autogrill: le immagini sono testimoniate in questa pagina in alto. Secondo i magistrati Archinà avrebbe corrotto così Liberti.

 

Ilva, ecco le foto del passaggio della busta tra Archinà e LibertIlva, ecco le foto del passaggio della busta tra Archinà e LibertIlva, ecco le foto del passaggio della busta tra Archinà e LibertIlva, ecco le foto del passaggio della busta tra Archinà e LibertiIL GIP DI TARANTO TODISCOILVAGIROLAMO ARCHINA' - ILVAGIROLAMO ARCHINA' - ILVA

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