IN GIAPPONE SI GIOCA A MONOPOLI: STAMPA YEN E VAI CON L’INFLAZIONE (TANTO IL SISTEMA MONETARIO E’ FALLITO)

Guido Santevecchi per "Corriere della Sera"

Quando Haruhiko Kuroda è stato scelto dal premier Shinzo Abe come governatore della Banca del Giappone, il Wall Street Journal gli ha dato il benvenuto scrivendo che come prima cosa si sarebbe dovuto impegnare «per convincere la gente di essere un po' pazzo». Dopo che per quindici anni la Banca centrale di Tokyo aveva assistito silenziosa e impotente a caduta dei prezzi, salari stagnanti e profitti esigui, solo vedendo un pazzo nella stanza dei bottoni, la comunità di investitori, industriali e consumatori avrebbe potuto credere a un'inversione di rotta tanto drammatica da risultare utile.

Il governatore Kuroda, 68 anni, master a Oxford e passioni che spaziano dai testi filosofici ai romanzi polizieschi, sembra aver preso il consiglio del giornale americano alla lettera. Come primo atto della sua missione ha deciso di raddoppiare in due anni la base monetaria (che tradotto dal dizionario economico significa il denaro liquido e le riserve obbligatorie della banche): si tratta di un'operazione da non meno di 1.400 miliardi di dollari. L'obiettivo è di spezzare la spirale della deflazione e portare l'inflazione giapponese al 2 per cento.

Gli investitori debbono aver visto nella mossa del giallista Kuroda una discreta dose di follia, perché venerdì alla Borsa di Tokyo sono state scambiate 6 miliardi e 450 mila azioni, un livello mai toccato da quando il mercato fu creato nel 1949. Neanche lo choc per lo tsunami e l'incidente nucleare di Fukushima, nel marzo del 2011, riuscì a provocare una tale ondata di compravendite. Anche l'indice Nikkei ha toccato un livello mai più visto dal 1° settembre 2008, la vigilia del fallimento della banca americana Lehman Brothers che svelò la gravità della crisi finanziaria nell'era della globalizzazione.

La Banca del Giappone ha detto che l'iniezione da 1.400 miliardi di dollari è un modo «per cambiare drasticamente le aspettative dei mercati e degli attori sulla scena economica, in modo da condurre il Paese fuori dalla deflazione dopo 15 anni».

Parole insolitamente chiare per Tokyo. Ma Kuroda è stato scelto dal premier Abe proprio per questo, per sostenere ed eseguire aggressivamente quelle politiche economiche che sono state definite «Abenomics». Gli esperti hanno ripescato dagli archivi alcuni interventi di Kuroda di quando era ancora viceministro delle Finanze, nel 2002 e scriveva sul Financial Times per invocare una «aggressive monetary policy» per far rialzare i prezzi e stimolare l'economia. Abenomics pura, prima dell'ascesa di Abe.

Buona la prima per il governatore, dunque. Il presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, si è detto soddisfattissimo dalla promessa del governatore di azzardare qualunque mossa pur di far ripartire la crescita. «Un Giappone in espansione è una buona cosa per la regione asiatica e per il pianeta intero», ha detto.

Ma il suo esordio da big bang può creare onde difficili da cavalcare nell'Oceano Pacifico. Se la terza economia del mondo ha deciso di giocare in modo spregiudicato la partita del «monetary easing», acquistando bond pubblici al ritmo di 40 miliardi di euro al mese e di fatto creando moneta, le altre potenze non saranno felici di assistere a un indebolimento dello yen che avvantaggerà le esportazioni giapponesi. In due giorni lo yen ha già perso il 4,5% sul dollaro e il 5% sull'euro e gli analisti prevedono che la tendenza al ribasso proseguirà nei prossimi mesi.

Non è difficile immaginare colloqui tesi di Kuroda con il collega-rivale americano Ben Bernanke e con il cinese Zhou Xiaochuan, prudente governatore della Banca popolare cinese. E ancora sul fronte cinese, potrebbe aprirsi un altro contenzioso: Kuroda fino al mese scorso era presidente della Banca asiatica di sviluppo, un istituto costituito nel 1966 sul modello della Banca mondiale. Il presidente è stato sempre scelto a Tokyo, ma ora che Pechino ha fatto il sorpasso e la sua economia è la seconda del pianeta, all'inseguimento degli Usa, potrebbe voler dire la sua.

 

dollaro-yen4.jpgHARUHIKO KURODA GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE DEL GIAPPONEBERNANKE jpegdollaro-yen

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)