L’EUROPA NON SI FA FREGARE DAI FURBETTI DEL QUARTIERINO: “NO” AL PIANO MONTEPACCHI, SERVONO 2,5 MILIARDI SUBITO E IL TAGLIO DEI COMPENSI AI MANAGER

Gianluca Paolucci e Guido Ruotolo per La Stampa

Si sono fatti molti progressi ma ci sono ancora aspetti da chiarire". Parola del portavoce del commissario Ue alla concorrenza, Joaquin Almunia, sul piano di ristrutturazione di Mps. Non solo questioni procedurali, dunque, dietro allo slittamento a sorpresa del Cda di martedì scorso e della conference call che avrebbe dovuto illustrare al mercato i dettagli della ristrutturazione del gruppo bancario.

«Siamo a disposizione per apportare tutte le modifiche necessarie al piano nell'interesse di tutti, della banca e del Paese, per arrivare alla definizione di questo processo», ha detto ieri Alessandro Profumo in una audizione parlamentare, dicendo «di aver fatto tutto quanto necessario e opportuno. Se dovessero esserci ulteriori elementi li affronteremo con il medesimo spirito».

In realtà, i nodi sul tappeto - almeno fino a ieri, le parole di Profumo sembrerebbero andare nella direzione di una soluzione - sarebbero sostanziali. Tre in particolare i punti di frizione, entrambi molto delicati. I tempi di attuazione dell'aumento di capitale, intanto, con la banca che vorrebbe una maggiore flessibilità per la maxi ricapitalizzazione da 2,5 miliardi. Anche il sindaco di Siena, Bruno Valentini, ha detto che l'aumento «va rinviato il più lontano possibile».

L'indicazione arrivata dalla Ue è però tassativa: 12 mesi dal l'approvazione del piano, come ha detto con chiarezza Almunia illustrandone i contenuti di massima nelle settimane scorse a Cernobbio. Un punto che sarebbe però superato, spiegano alcune fonti, senza particolari "traumi" da parte dei manager. Più delicata invece la questione della retribuzione dei manager.

Almunia aveva anche scritto al ministro dell'Economia il 16 luglio scorso ricordando che ci sono regole precise per le banche che ricevono aiuti pubblici. Il tetto alle remunerazioni, scriveva Almunia, deve durare per l'intero arco di piano o fino a quando la banca non abbia restituito gli aiuti e «la remunerazione totale di ciascuno di questi soggetti non deve eccedere 15 volte il salario medio nazionale dello Stato membro dove risiede il beneficiario o 10 volte il salario medio dei dipendenti della banca».

Considerando che l'aiuto a Mps è stato notificato segnala Almunia - «prima dell'adozione di queste nuove linee guida" sulle remunerazioni, i livelli proposti "sono ben superiori di quanto accettato dalla Commissione in casi comparabili». Altro nodo che secondo indiscrezioni sarebbe stato sollevato è quello del pagamento delle cedole sui bond subordinati. Non solo i Tier 1, la cui sospensione delle cedole è stata annunciata nei giorni scorsi. Ma anche i Tier 2, per i quali però non sarebbero stati sollevati problemi da Bruxelles.

Resta da capire perché, con un Cda e una conference call già convocate, si sarebbe arrivati allo slittamento. Secondo quanto ricostruito, lo stop sarebbe arrivato nella mattinata di martedì, a poche ore dal l'avvio del Cda. Quando al termine del lavoro dei tecnici di ministero, banca e commissione i rappresentanti di Bruxelles avrebbero rilevato la necessità di un via libera formale degli uffici della commissione.

In attesa di appianare la questione con Bruxelles, oggi l'attenzione si sposta nelle aule del tribunale, dove parte il procedimento sull'acquisizione Antonveneta con gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni tra gli indagati. E con una novità rilevante: tra gli indagati, per ostacolo alla vigilanza, figura anche l'avvocato Michele Crisostomo che, all'epoca nello studio Clifford Chance, aveva seguito l'operazione per conto di Mps.

 

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