1. FERMI TUTTI! ADESSO SPUNTA UNA LETTERA SEGRETA CHE SVELA UN PATTO TRA ACQUIRENTE E VENDITORE PER TRUCCARE I CONTI E FAR SALIRE IL PREZZO DI ANTONVENETA 2. UN ACCORDO NON SCRITTO TRA LO SPAGNOLO BOTIN DEL SANTANDER E GLI ITALIANI DI MONTE PASCHI PER DIVIDERSI LA “PLUSVALENZA” DI ALMENO DUE MILIARDI DI QUELL'AFFARE 3. AGLI ATTI UNA LETTERA TRASMESSA DEL DG VIGNI A BANKITALIA SUL L'AUMENTO DI CAPITALE DA UN MILIARDO RISERVATO A JP MORGAN CHE COINVOLGEVA ANCHE MEDIOBANCA 4. IL RUOLO DEL BANCHIERE ETTORE GOTTI TEDESCHI, DA VENT'ANNI RESPONSABILE DI SANTANDER PER L'ITALIA CHE HA PIÙ VOLTE INCONTRATO L'EX PRESIDENTE GIUSEPPE MUSSARI 5. TRA I NOMI SPICCA QUELLO DI MARCO CARDIA, CHE SI OCCUPÒ DELL'ACQUISIZIONE PER CONTO DI MPS ALL'EPOCA IN CUI SUO PADRE LAMBERTO ERA PRESIDENTE DELLA CONSOB

Fiorenza Sarzanini per Corriere della Sera

Un patto tra acquirente e venditore per truccare i conti e far salire il prezzo di Antonveneta. Un accordo non scritto tra gli spagnoli del Santander e gli italiani di Monte Paschi per dividersi la «plusvalenza» di quell'affare. Gli atti contabili, le comunicazioni interne, le relazioni trasmesse agli organi di vigilanza sequestrate otto mesi fa per ordine della magistratura di Siena e analizzate dagli specialisti della Guardia di Finanza, hanno consentito di trovare indizi concreti su questo intreccio illecito.

E di aprire una nuova fase d'indagine che si concentrerà sui testimoni da ascoltare. Personaggi che potrebbero conoscere dettagli inediti di quanto accadde nel 2007 quando Santander acquistò la banca per 6,3 miliardi di euro e appena due mesi dopo riuscì a venderla a Mps per 9,3 miliardi di euro con un'aggiunta di oneri che fecero lievitare la cifra a 10,3 miliardi. Un ulteriore miliardo che potrebbe rappresentare la «stecca» aggiuntiva e coinvolge direttamente Jp Morgan.

L'armadio dei documenti - Nell'elenco c'è anche il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior e da vent'anni responsabile di Santander per l'Italia che ha più volte incontrato l'ex presidente Giuseppe Mussari, come dimostrano le agende sequestrate a quest'ultimo. Lo scorso anno, indagando sui conti dell'Istituto opere religiose, le Fiamme gialle sequestrarono nel suo ufficio un armadio pieno di documenti sulle operazioni condotte da Santander nel nostro Paese. E contenevano i nomi di alcuni consulenti che negli anni hanno affiancato l'istituto spagnolo e potrebbero aver avuto un ruolo importante anche nella vendita di Antonveneta.

Tra i nomi spicca quello di Marco Cardia, avvocato che si occupò di alcuni aspetti dell'acquisizione per conto di Mps all'epoca in cui suo padre Lamberto era presidente della Consob. Sono diverse le persone che in questi mesi avrebbero già aiutato gli uomini del Nucleo valutario a ricostruire il percorso dei soldi. Denaro trasferito all'estero e in parte fatto rientrare grazie allo scudo fiscale. Ma ancora molto ne manca all'appello e soprattutto altre speculazioni sono state effettuate negli ultimi mesi.

Per questo, come viene confermato dai magistrati senesi, si continua a indagare pure per aggiotaggio. Non escludendo che anche in queste ore ci siano nuove manovre illecite sul titolo. Testimone chiave in questa fase si è dimostrato Nicola Scocca, l'ex direttore finanziario della Fondazione che sarebbe stato interrogato già quattro volte.

Il patto tra le banche - Sono gli ordini di perquisizione notificati il 9 maggio scorso a svelare quale sia il nocciolo dell'inchiesta. E per quale motivo siano finiti nel registro degli indagati l'ex direttore generale Antonio Vigni e gli ex sindaci Tommaso Di Tanno, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti. Adesso l'indagine si è allargata coinvolgendo Mussari, il presidente della Fondazione Gabriello Mancini, l'ex direttore generale dell'ente Mario Parlangeli e l'attuale, Claudio Pieri. E con un faro acceso sull'attività di Gianluca Baldassarri, direttore dell'Area finanza fino allo scorso anno. Dopo l'esborso di oltre 10 miliardi e l'accollo dei debiti per ulteriori otto miliardi, bisogna ripianare il bilancio.

Le ricapitalizzazioni e i prestiti del Tesoro non sono evidentemente sufficienti. E così i titoli Mps in portafoglio alla Fondazione finiscono in pegno a undici istituti di credito, una sorta di cordata guidata da Jp Morgan che coinvolgeva anche Mediobanca. I finanziamenti arrivano attraverso contratti di Total Rate of Return Swap (Tror) e per questo i magistrati chiedono ai finanzieri di sequestrare le «note propedeutiche agli accordi di stand still siglati con la Fondazione, la documentazione relativa alle contrattazioni che hanno determinato il rilascio di garanzie in favore delle banche o del "Term loan" da parte della Fondazione Mps, la loro novazione, documentazione concernente il ribilanciamento del debito contratto dalla Fondazione».

Le manovre speculative - L'esame dei documenti effettuato in questi otto mesi dimostra che per sanare la voragine nei conti aperta con l'acquisto di Antonveneta furono messe in piedi operazioni ad altissimo rischio come i bond fresh del 2008 e quelle sui derivati. Ma non solo. I magistrati sono convinti che il valore delle azioni sia stato gonfiato dai dirigenti di Mps e che queste manovre speculative siano andate avanti anche negli anni successivi, in particolare tra giugno 2011 e gennaio 2012.

Obiettivo: nascondere un disastro finanziario che i vertici del Monte Paschi avevano invece escluso. Non a caso nei decreti di perquisizione del maggio scorso viene evidenziato come «la documentazione acquisita e le informazioni testimoniali fanno emergere l'ostacolo all'attività di vigilanza della banca d'Italia poiché risulta che organi apicali e di controllo di Mps, contrariamente al vero rappresentavano che la complessiva operazione realizzava il pieno e definitivo trasferimento a terzi del rischio d'impresa e che la stessa non contemplava altri contratti oltre quelli già inviati».

Il falso su Jp Morgan - Agli atti c'è una lettera trasmessa il 3 ottobre 2010 dal direttore generale di Mps Vigni a Bankitalia sull'aumento di capitale da un miliardo riservato a Jp Morgan. Dieci giorni prima Palazzo Koch aveva chiesto «delucidazioni circa la computabilità della complessiva operazione di rafforzamento patrimoniale da un miliardo di euro nel core capital ». Vigni risponde che «in ordine all'assorbimento delle perdite Jp Morgan ha acquistato le proprietà delle azioni senza ricevere alcuna protezione esplicita o implicita dalla Banca». Affermazioni «non rispondenti al vero» secondo i pubblici ministeri che contestano al direttore generale di aver mentito «anche sulla flessibilità dei pagamenti riconosciuti alla stessa Jp Morgan». E di aver provocato un'ulteriore, gravissima perdita finanziaria a Mps.

 

 

Emilio BotinEmilio Botin presidente Banco SantanderGIUSEPPE MUSSARI ETTORE GOTTI TEDESCHIGiuseppe Mussari ETTORE GOTTI TEDESCHI Lamberto e Marco CardiaANTONIO VIGNI DG MPS TOMMASO DI TANNOGabriello Mancini

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