LIGRESTI FREGATO DAL MATTONE - SEQUESTRATI VILLE E HOTEL DI LUSSO (ORA GLI INQUILINI TABACCI E LA RUSSA CHE FARANNO?)

1. FONSAI, SEQUESTRATO IL TESORO DEI LIGRESTI - LA PROCURA DI TORINO BLOCCA VILLE, APPARTAMENTI E UNA SERIE DI HOTEL DI PRESTIGIO IN TUTTA ITALIA
Massimiliano Peggio per "La Stampa"

Stelle di charme e guai giudiziari. Tra il tesoro dei Ligresti, sequestrato ieri dalla Guardia di Finanza di Torino per un valore equivalente di oltre 251 milioni di euro, c'è il Golf Hotel Campiglio, amato da Sir Henry Cotton, principe del green nel secolo scorso, costruito su un antico chalet di caccia dove trascorrevano le vacanza Francesco Giuseppe I d'Austria e la bella Sissi.

C'è il Naxos Beach, immerso in un parco naturale di agrumi e ulivi a pochi metri dalla spiaggia, con l'Etna sullo sfondo. C'è il Principi di Piemonte, cinque stelle nel cuore di Torino. E c'è anche l'alloggio faraonico di Milano, in via Ippodromo, dove Salvatore Ligresti è agli arresti domiciliari da un mese.

Questo il nuovo atto scritto dalla procura torinese nell'ambito dell'inchiesta Fonsai per falso in bilancio e aggiotaggio informativo, che ha coinvolto l'intera famiglia Ligresti e gli ex manager del gruppo assicurativo Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni. Nell'inchiesta anche la società Fonsai, come ente giuridico, è indagata. Le due figlie dell'ingegnere di Paternò, Jonella e Giulia, sono tuttora in carcere nelle prigioni di Torino e Vercelli.

Il sequestro preventivo «funzionale alla confisca», è stato richiesto dal pm Marco Gianoglio e autorizzato dal gip Silvia Salvadori. Tra i beni sequestrati ci sono cinque hotel: quattro di proprietà della Fonsai, e uno della società Campo Carlo Magno, interamente partecipata dalla Milano Assicurazioni. Il provvedimento comprende anche decine di immobili della società Pegasus spa, il cui capitale sociale è interamente detenuto dai Ligresti, più alcune polizze assicurative per un valore di 9 milioni e 200 mila euro intestate all'ingegnere e alle due figlie.

Bloccato dagli investigatori anche il 100% delle quote societarie Pegasus. Al figlio Paolo, cittadino svizzero sul quale pende un mandato di cattura europeo, sono stati sequestrati 9 conti correnti. Sotto sequestro anche i conti correnti di tre ex amministratori indagati: Fausto Marchionni, Antonio Talarico e Emanuele Erbetta.

Il provvedimento è scaturito dallo sviluppo delle indagini sul danno patrimoniale che i Ligresti avrebbero provocato ai soci «in ragione - scrive il gip - della perdita di valore del titolo azionario, conseguente alla diffusione nel mercato di un'informazione contenente un dato non veritiero».

Le informazioni «non veritiere» sono quelle contenute nel comunicato stampa diffuso dalla compagnia nel marzo 2011 che ha permesso a Fonsai di occultare una perdita nel bilancio 2010, oggetto dell'inchiesta torinese, «non inferiore a 538 milioni di euro, favorendo in tal modo gli azionisti di maggioranza».

Cioè i Ligresti. Da qui l'accusa di aggiotaggio informativo, oltre al falso in bilancio. Se infatti gli azionisti di minoranza «avessero conosciuto le perdite reali», dovute alla non corretta valutazione della riserva sinistri, abbondantemente sottostimata, non «avrebbero sottoscritto l'aumento di capitale da 450 milioni» avvenuto nel 2011.

Stando alle considerazioni sostenute dal pm Gianoglio nella richiesta di sequestro, il titolo Fonsai, tra il 28 ottobre e il 23 dicembre 2011, «ha registrato una perdita del 57,9 per cento». E l'aver differito di alcuni mesi le vere informazioni sulle condizioni patrimoniali della società ha causato danni ingenti ai risparmiatori. Tirando le somme, il gip arriva a quantificarlo in 251 milioni e 600 mila euro.

E Fonsai, in tutto questo, ha avuto una propria «autonoma responsabilità», come prevede la legge sulle persone giuridiche. La scelta dei beni da sequestrare è ricaduta anche su alcuni immobili inglobati da Fonsai con l'acquisizione della società di gestione alberghiere Atahotel, già riconducibile ai Ligresti. Operazione d'acquisto definita negli atti discutibile, «al di fuori del perimetro di interesse» della compagnia assicurativa, al centro inoltre di un altro filone d'indagine, quello relativo alle imprese immobiliari della famiglia.

«Fondiaria-SAI, oggi parte del Gruppo Unipol - dicono dalla società - ritiene assolutamente non condivisibile, per la parte a lei relativa, il provvedimento di sequestro. Per questo provvederemo ad adottare nelle sedi competenti tutte le necessarie azioni volte a tutelare i propri interessi e quelli degli azionisti»


2. DON SALVATORE TRADITO DAL MATTONE
Gianluca Paolucci per "La Stampa"

In una vecchia intervista, datata 1986, Salvatore Ligresti faceva risalire la sua fortuna ad un sopralzo in via Savona, a Milano, edificato grazie ad un prestito della Comit e poi rivenduto con lauta plusvalenza. Non ci hanno creduto in molti. Ma di certo chiunque ha conosciuto l'ingegnere sapeva che il suo rapporto con il mattone era quantomeno di grande affetto.

Al punto che i sigilli messi ieri dalla Guardia di Finanza ad una serie di proprietà ed ex proprietà della famiglia sono molto di più di un semplice atto giudiziario. Uno schiaffo piuttosto, nei confronti di un uomo che sul mattone ha costruito fortuna economica, relazioni politiche e personali, rapporti d'affari.

Case, palazzi, alberghi, terreni edificabili, megaprogetti e piccole lottizzazioni hanno rappresentato il cuore del potere di Ligresti e la sua manifestazione più visibile. Come il Gilli Cube, struttura per feste ed eventi che per anni ha resistito in via Melchiorre Gioia a Milano grazie a concessioni provvisorie rinnovate ogni anno seppur formalmente dovesse essere ricoperta di teli di Pvc.

Di come il mattone sia stato strumento e grimaldello di relazioni è testimone l'elenco degli inquilini dei palazzi di Fondiaria-Sai al momento del passaggio della compagnia alla Unipol. Alcuni nomi: Angelino Alfano e Renato Brunetta alle Tre Madonne, prestigioso complesso dei Parioli. L'ex prefetto di Milano Bruno Ferrante in centro a Milano.

L'ex assessore della giunta Pisapia a Palazzo Marino, Bruno Tabacci e Geronimo La Russa, figlio di Ignazio, nella milanesissima Torre Velasca. Le figlie di Cesare Geronzi, Chiara e Benedetta e Marco Cardia, figlio dell'ex presidente Consob e attuale presidente delle Fs, Lamberto Cardia ancora ai Parioli. Da allora, alcuni hanno cambiato indirizzo.

Ancora, gli ospiti illustri e quasi mai paganti del Tanka Village di Villasimius. Quando le cose vanno male - capita anche ai più bravi - a mettere una pezza ci pensano le polizze di Fonsai. Come con Atahotels, venduta dalla famiglia alla compagnia con una operazione finita nel mirino dei pm. Hanno «colpito l'ingegnere negli affetti più cari», commentava ieri un banker milanese: dopo i figli, il mattone.

 

 

 

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