INVESTIRE IN ITALIA CONVIENE: BASTA PAGARE LE TASSE IN LUSSEMBURGO! - TUTTI QUELLI CHE HANNO SFRUTTATO I TRUCCHI FISCALI DEL FEUDO DI JUNCKER, DA SAWIRIS AGLI EMIRI, DA GENERAL ELECTRIC FINO AL BIG EUROPEO DEI DIRITTI DEL CALCIO

Paolo Biondani e Leo Sisti per “l’Espresso” in edicola domani

 

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Il fondo sovrano di Abu Dhabi. Il faraone egiziano Sawiris. Il gigante americano General Electric. Colossi bancari come Hsbc e Deutsche Bank. Il big europeo dei diritti del calcio. I signori australiani delle energie rinnovabili. Tutti pronti a investire in Italia. Passando però dal Lussemburgo. Dopo aver firmato accordi segreti con il fisco del Granducato per ridurre al minimo le tasse.

 

“L'Espresso” nel numero in edicola domani analizza una serie di operazioni gestite nel nostro Paese sulla base dei file di LuxLeaks. In testa ci sono due intese del valore di centinaia di milioni di euro che interessano la holding italiana Weather. Il primo è dell’8 marzo 2010, quando Weather controllava Wind, la terza società nazionale di telefonia mobile. Il padrone del gruppo è il magnate egiziano Naguib Sawiris. L’azienda italiana presta 235 milioni a società del Granducato che ne riversano 225 in Egitto.

lussemburgolussemburgo

 

Sfruttando il sistema lussemburghese, l’accordo consente di annullare le tasse sui dividendi e sulle plusvalenze in caso di vendita. Il secondo ruling, del 25 agosto 2010, legalizza il trasferimento in Gran Bretagna della struttura lussemburghese, che però è autorizzata a mantenere la base tributaria nel piccolo Paese. Il risultato è eccezionale: un’unica società ha la sede legale in uno Stato e quella fiscale in un altro.

 

Si chiama invece “Silver lining” (“Fodera d’argento”) il piano descritto il 25 novembre 2009 . Al centro c’è un’alleanza tra due colossi: Mubadala Development, il fondo sovrano di Abu Dhabi, e Ge Capital, il braccio finanziario di General Electric. Il gruppo arabo è conosciuto in Italia perché ha acquisito la quasi totalità della Piaggio Aviazione. Obiettivo del patto è avere agevolazioni fiscali in Lussemburgo per acquistare partecipazioni societarie in Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia investendo un miliardo e cento milioni di dollari in tre anni.

 

JUNCKER JUNCKER

I ruling lussemburghesi minimizzano il carico fiscale anche sui super-profitti immobiliari. Un esempio rilevante per l’Italia riguarda i fondi di Deutsche Bank. Nel 2006 firmano un accordo per abbattere le tasse su un colossale piano d’investimenti, gestito attraverso una piramide societaria: in cima c’è un fondo con base nelle isole Cayman, noto paradiso offshore a tassazione zero; in mezzo, una controllata di Malta, che possiede quattro finanziarie lussemburghesi.

 

Una di queste detiene azioni di due società (srl) italiane: il 60 per cento della Erice, il 30 della Tamerice. Quest’ultima è ben nota in Italia, dove nel 2005 ha fatto un colpo grosso: ha acquistato la Rinascente e la Upim dai gruppi Agnelli e Auchan, versando ben 888 milioni di euro. All’inizio dell’operazione la Tamerice ha il seguente parterre di azionisti: Deutsche Bank (30 per cento), Investitori Associati (46 per cento), Pirelli Re (20 per cento) e la famiglia Borletti (4 per cento).

 

SAWIRISSAWIRIS

I ruling lussemburghesi gettano nuove ombre anche sulla grande corsa a investire nelle energie rinnovabili negli anni in cui l’Italia garantiva ricchissimi incentivi pubblici. Nel giugno 2010 la banca Hsbc chiede al Granducato un trattamento di favore per un suo fondo che sta investendo in Puglia con il gruppo De Gennaro.

 

L’accordo fiscale riguarda uno specifico finanziamento ibrido di 12 milioni concesso alla società italiana (80 per cento Hsbc, 20 De Gennaro) creata per sviluppare grandi impianti fotovoltaici. L’effetto è l’azzeramento delle imposte per la banca estera: i profitti che escono dall’Italia non sono tassabili; la società-madre lussemburghese può invece scaricare gli interessi girati alla capogruppo inglese; e alla chiusura dell’investimento, anche le plusvalenze saranno libere da imposte.

HSBC HSBC

 

Il patto spiana la strada a nuovi affari che premiano i soci italiani: nel gennaio 2011 infatti il fondo targato Hsbc, gonfio dei profitti esentasse, acquista dieci campi fotovoltaici proprio dai De Gennaro.

 

Sfortunatamente nei mesi successivi sul gruppo pugliese si scatena una bufera giudiziaria: i tre fratelli De Gennaro (due imprenditori e un politico che era capogruppo del Pd in Regione Puglia) vengono arrestati per corruzione. Un copione molto simile riguarda gli investimenti in Sicilia del fondo australiano Babcock & Brown (B&B). Il 25 marzo 2009 il gruppo multinazionale sigla un ruling che minimizza la tassazione su un lungo elenco di attività europee. L’intesa fiscale ha per oggetto anche diverse società italiane nel settore immobiliare e delle energie rinnovabili.

 

DEUTSCHE BANK DEUTSCHE BANK

In quel periodo, il fondo operava nel nostro Paese per mezzo di un’omonima srl italiana. A presiedere quella B&B tricolore era un manager, poi defunto, che è finito sotto accusa per una truffa da venti milioni di euro, con evasione fiscale per altri undici: una presunta frode realizzata tramite «la fittizia interposizione di società lussemburghesi» nella cessione di campi eolici siciliani (per oltre 50 milioni di euro) a una ditta maltese.

 

Mubadala Mubadala

Quelle delle energie rinnovabili è un doppio scandalo: grazie al Lussemburgo, i vip stranieri non hanno pagato tasse in Italia sui profitti delle energie rinnovabili; e con i sussidi statali, hanno addirittura incassato soldi dai cittadini italiani.

 

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